Il Tirreno

Cartelli e catene contro l’uso pubblico

Cartelli e catene contro l’uso pubblico

Castagneto Carducci, dalla via della Torre di Donoratico al tratto terminale di quella che dalla Bolgherese porta nel borgo

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CASTAGNETO CARDUCCI. Numero 32. È quello della strada vicinale di uso pubblico della Torre di Donoratico. Così si poteva leggere nel cartello posto dal Comune di Castagneto Carducci all’inizio della salita. Cartello che è misteriosamente sparito. Sostituito da due cancelli. Già nel 2015 fu interessato il comando vigili urbani che concluse la sua relazione invitando la sindaca Sandra Scarpellini ad adottare un’ordinanza di ripristino. Ma niente è cambiato.

Più recente è il caso della parte terminale della strada vicinale pubblica del Nocino. Un breve tratto, nei pressi dell’hotel Zì Martino, che dalla provinciale Bolgherese permetteva di raggiungere la piazza del Popolo evitando la provinciale. «Era la strada che i nostri ospiti usavano per andare a piedi in paese». Così viene sottolineato bussando alle strutture turistiche della zona. «Ora sono obbligati a passare sulla provinciale e di sera senza luce e marciapiede è estremamente pericoloso. I più la passata estate o hanno rinunciato ad andare in borgo o hanno usato la macchina. Chiediamo che venga ripristinato il passaggio a piedi». Che cosa è successo? Il proprietario del terreno a lato della strada, l’ex sindaco di Castagneto Carducci Fabio Tinti, ottenuto il permesso a costruire una casa ha chiesto di poter chiudere la strada. E dal Comune ha avuto il via libera. Poi ha venduto tutto. Si tratta dell’antica via di San Giusto, che univa Castagneto alla pianura prima che venisse fatta la provinciale.

«Nessun dubbio che fosse una strada pubblica, proprio perché anticamente era l’unico accesso a Castagneto». Così Claudio Traini, presidente del Consorzio strade vicinali di Castagneto e conoscitore della viabilità extraurbana. «Nel 2006 fu fatta una revisione delle strade extraurbane: purtroppo il lavoro fu affidato a chi, non di Castagneto, non conosceva il territorio e lavorò prevalentemente a tavolino – dice –. Chi doveva controllare non lo fece o lo fece male. Nel caso specifico la realtà differisce dalla descrizione che viene fatta di quel tratto, anche sugli elaborati grafici». E aggiunge: «Un gran pasticcio, chi ha dichiarato che è privata dovrebbe indicare dove è allora il tracciato pubblico. E comunque basterebbe chiedere ai vecchi castagnetani».

Il presidente del Consorzio strade vicinali di Castagneto segnala anche altri problemi di viabilità. «Ci sono varie strade inserite nell’elenco delle vicinali pubbliche che non ne hanno le caratteristiche. Furono previdentemente inserite per la cosiddetta “fruibilità del territorio” in attesa che la Regione legiferasse in proposito. Ora è in vigore la legge sulla Rete escursionistica toscana. Semplificando, i Comuni possono mettere un diritto di passo con mezzi non motorizzati, per intenderci a piedi, in bici, a cavallo, su strade anche private. Quindi declassandole e inserendole nella Rete escursionistica toscana la fruibilità sarebbe mantenuta ma con costi di manutenzione minori, non dovendo far transitare le auto. Sarebbe importante applicare questa legge, anche in vista della costituenda Via degli etruschi su cui la Regione sta investendo molto. Da Volterra permetterà di arrivare a Piombino a piedi attraverso i boschi. Toccherà per un breve tratto anche il territorio di Castagneto e sarebbe importante formare delle bretelle per collegarla con il paese».

C’è poi il problema delle recinzioni e dei cancelli sulle proprietà private: «Da chi ha 1. 000 metri quadrati di terreno a chi ha decine di ettari tutti recintano. Per difendersi dai cinghiali dicono, ma le reti in alcuni casi arrivano a quasi due metri. E dove non ci sono le strade sono chiuse da catene e cartelli che segnalano il divieto di transito e la proprietà privata». E conclude Traini: «Tutto legale, ma che danni può fare chi semplicemente vuole fare una passeggiata? Tutte le domeniche nei comuni vicini è un fiorire di gruppi trekking, Castagneto viene però evitato proprio per il rischio di trovare chiuso». (m.m.)

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