Il Tirreno

«Serve una commissione d’inchiesta»

«Serve una commissione d’inchiesta»

La proposta di Mancini al sindaco e al consiglio comunale: «Azienda senza guida»

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ROSIGNANO. La consigliera comunale dei 5 Stelle Serena Mancini punta il dita su Rea Impianti e chiede al sindaco e al consiglio comunale di istituire una commissione d’inchiesta, alla lcuce di quanro emerso dalle indagini sul traffico illegale di rifiuti.

In una mozione rivolta alla presidente del Consiglio comunale di Rosignano Marittimo Caterina Giovani e al sindaco Alessandro Franchi, la Mancini ricorda che nell’ambito dell’inchiesta sui rifiuti pericolosi «nel registro degli indagati sono iscritti anche il procuratore e gestore della discarica Massimiliano Monti e la responsabile accettazione rifiuti Dunia Del Seppia».

Ricorda inoltre che «ad oggi la stessa società risulta essere senza guida poiché ad essi è stato vietato l’accesso ai pubblici uffici almeno per 12 mesi, a causa delle misure interdittive previste per le indagini». Aggiunge che «risultano gravissimi i capi di accusa emersi nell’indagine: fanghi civili ed industriali - scrive - rifiuti pericolosi smaltiti come fertilizzanti per ettari di terreno coltivati a grano e graminacee. Risultano altrettanto gravi le ipotesi di reato emerse: attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, truffa ai danni di ente pubblico e falsità ideologico».

Chiede quindi l’istituzione di «una commissione di inchiesta atta a far chiarezza sul coinvolgimento di Rea e dei suoi rappresentati legali nella sede istituzionale del consiglio comunale». Mancini chiede inoltre «l’avvio di una indagine urgente per valutare i possibili impatti sulla salute pubblica e danno ambientale; chiede infine la sospensione della procedura di Valutazione di impatto ambientale relativa alla richiesta di ampliamento e della nuova impiantistica», la cosiddetta Scapigliato bis.

L’inchiesta della Dda fiorentina prosegue. “Dangerous trash”, è stata denominata, l’indagine che ha portato all’arresto dei responsabili delle aziende livornesi Lonzi e Rari, e all’iscrizione sul registro degli indagati di un’altra cinquantina di persone. Alle indagini ha preso parte anche Arpat insieme al’Agenzia delle Dogane e alla Capitaneria di Porto.

L'attività è stata delegata dalla DDA della Procura della Repubblica di Firenze e i reati contestati sono quello di attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti (art. 260 Dec. lgs. 152/2006) e associazione a delinquere (art. 416 cp), a cui si aggiunge la truffa aggravata ai danni della Regione Toscana.

A seguito dell'operazione sono state sequestrate nel territorio livornese importanti realtà imprenditoriali operanti nel settore del trattamento e smaltimento dei rifiuti, 6 persone si trovano agli arresti domiciliari e 5 sono destinatarie di altre misure interdittive.

Ha annunciato che si costituirà parte civile al processo, la Regione Toscana, vittima della truffa ipotizzata per 4 milioni di euro (il mancato pagamento dell’ecotassa).

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