Il Tirreno

Due dirigenti di Rea coinvolti nell’indagine

Due dirigenti di Rea coinvolti nell’indagine

La procura ha chiesto l’interdizione dall’attività per un anno

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ROSIGNANO. Un altro terremoto fa tremare la discarica di Scapigliato, da mesi al centro di una battaglia popolare condotta da un comitato civico contro il progetto di ampliamento.

Ieri mattina i carabinieri dell’ex nucleo forestale della provincia si sono presentati alle 7 nella sede di Rea: hanno aspettato l’arrivo del direttore Massimiliano Monti e della responsabile accettazione della discarica Dunia Del Seppia per notificare ai due dirigenti dell’azienda l’ordinanza del giudice per le indagini preliminari del tribunale di Firenze che ne ha chiesto l’interdizione per un anno dall’esercizio di «ogni attività imprenditoriale o direttiva di persone giuridiche o di altre imprese operanti nel settore dei rifiuti». I carabinieri sono rimasti in sede tutto il giorno, acquisendo documenti, sono stati sequestrati computer e telefoni cellulari. In serata è stato notificato l’avvio di procedimento anche all’amministratore unico di Rea, Alessandro Giari, anche lui indagato. «Ma come atto dovuto - commenta Giari - in qualità di legale rappresentante dell’azienda».

A Monti e Del Seppia viene contestato di aver accettato in discarica rifiuti non idonei, d’accordo con altri soggetti. Un’inchiesta giudiziaria della procura distrettuale antimafia di Firenze che coinvolge due aziende livornesi e di altre parti della Toscana e d’Italia accusate di attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti speciali e di truffa ai danni della Regione per non aver pagato la tassa sullo smaltimento, facendo passare i rifiuti trattati come ordinari. L’indagine, condotta dai carabinieri ex forestali di Livorno coordinati dal colonnello Jacopo Mori, è stata aperta due anni fa dal procuratore capo di Livorno Ettore Squillace Greco, che all’epoca ricopriva l'incarico di sostituto procuratore della Dda di Firenze. Sarebbero una cinquantina gli indagati, ma solo 12 sottoposti a misure cautelari di vario tipo a seconda dei reati contestati, di cui sei agli arresti domiciliari. Due aziende livornesi che si occupano del trattamento di rifiuti, la Lonzi e la Rari, sono state chiuse, i titolari sottoposti a custodia cautelare. Secondo l’accusa, da queste aziende i rifiuti sarebbero transitati in due discariche del Livornese gestite da due aziende a partecipazione pubblica, la Rea di Rosignano Marittimo e la Rimateria di Piombino.

Il sindaco Alessandro Franchi si dice assolutamente fiducioso dell’estraneità dei dipendenti Rea ai fatti contestati. «Finora - dice il sindaco - la nostra azienda è sempre risultata parte offesa». L’anno scorso un’indagine analoga della Dda fiorentina coinvolse l’ex amministratrice Lilia Benini (interdetta per sei mesi). Nel suo caso, essendo la sua una nomina politica, Benini si dimise pur proclamandosi estranea a tutto. Franchi definisce «totalmente affidabili le persone coinvolte. Non è una frase fatta, ma ho piena fiducia nella magistratura. La nostra è un’azienda pubblica che risponde a interessi pubblici e della comunità, non deve fare cassa con la quantità. Ed ha sempre dimostrato di seguire le normative sui controlli della catena dello smaltimento». (m.m.)

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