Sicurezza
Centro trasfusionale manca il plasma appello ai donatori
di Michele Falorni
La componente del sangue serve per i farmaci salvavita La sezione Avis traccia un bilancio dell’attività del 2017
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CECINA . Mancano i donatori di plasma. La presidente della sezione Avis di Cecina, Maria Grazia Marfella, lancia l’appello, ricordando che donare significa tenersi sotto controllo e aiutare gli altri con un gesto semplice. Nel caso specifico, si tratta di una componente del sangue molto utilizzata nella composizione dei farmaci salvavita. Per diffondere in modo capillare il messaggio, il direttivo dell’Avis pensa a un convegno con la dottoressa Carolina Senatore, responsabile del centro trasfusionale, da organizzare nei primi mesi del 2018.
Qualche dato chiarisce la situazione. Da gennaio a novembre 2016, le donazioni di plasma della nostra sezione sono state 930. Quest’anno, negli stessi mesi, 759. Insomma, sono 171 in meno. Numeri che invitano a riflettere e a chiedersi perché chi si presenta in ospedale doni quasi sempre il sangue.
Una prima risposta è relativa al tempo: tra compilazione del questionario, visita di controllo e atto trascorre forse mezz’ora. Per il plasma serve il doppio, almeno un’ora. Un aspetto non trascurabile, che interessa i ritmi frenetici della vita e del lavoro quotidiano di ognuno di noi. Inoltre, la plasmaferesi è divisa in più fasi: prelievo, fase centrifuga per separare il sangue dal plasma – il cui colore è giallo – e reinserimento automatico delle componenti ematiche nel circolo sanguigno.
Chi dona, dice la legge, deve avere un’età compresa tra i 18 e i 60 anni e pesare come minimo 50 chili. E sbaglia chi pensa che l’intero processo aiuti soprattutto le donne, le quali hanno valori di emoglobina più bassi, ma serve pure agli uomini. Parlarne con il medico presente al centro trasfusionale di via Montanara aiuta a capire meglio e a ricevere consigli.
Per quanto riguarda le donazioni di sangue, il quadro è questo: dal 1° gennaio al 20 novembre 2016 sono state 2.092. Nello stesso arco di tempo del 2017, ben 2.201. Il che significa 109 in più, ossia in crescita. L’anno passato, i donatori attivi erano 1.837, senza considerare che la sezione con sede in piazza Alessandrini può contare sull’attività del gruppo giovani, il cui contributo è vitale per garantire ricambio e futuro all’associazione. Così come lo è l’attività promossa nel corso del tempo a scuola, dove grazie a interventi costanti sono arrivati nuovi iscritti.
Il problema da risolvere rimane però il plasma, indispensabile quanto il sangue intero.
Qualche dato chiarisce la situazione. Da gennaio a novembre 2016, le donazioni di plasma della nostra sezione sono state 930. Quest’anno, negli stessi mesi, 759. Insomma, sono 171 in meno. Numeri che invitano a riflettere e a chiedersi perché chi si presenta in ospedale doni quasi sempre il sangue.
Una prima risposta è relativa al tempo: tra compilazione del questionario, visita di controllo e atto trascorre forse mezz’ora. Per il plasma serve il doppio, almeno un’ora. Un aspetto non trascurabile, che interessa i ritmi frenetici della vita e del lavoro quotidiano di ognuno di noi. Inoltre, la plasmaferesi è divisa in più fasi: prelievo, fase centrifuga per separare il sangue dal plasma – il cui colore è giallo – e reinserimento automatico delle componenti ematiche nel circolo sanguigno.
Chi dona, dice la legge, deve avere un’età compresa tra i 18 e i 60 anni e pesare come minimo 50 chili. E sbaglia chi pensa che l’intero processo aiuti soprattutto le donne, le quali hanno valori di emoglobina più bassi, ma serve pure agli uomini. Parlarne con il medico presente al centro trasfusionale di via Montanara aiuta a capire meglio e a ricevere consigli.
Per quanto riguarda le donazioni di sangue, il quadro è questo: dal 1° gennaio al 20 novembre 2016 sono state 2.092. Nello stesso arco di tempo del 2017, ben 2.201. Il che significa 109 in più, ossia in crescita. L’anno passato, i donatori attivi erano 1.837, senza considerare che la sezione con sede in piazza Alessandrini può contare sull’attività del gruppo giovani, il cui contributo è vitale per garantire ricambio e futuro all’associazione. Così come lo è l’attività promossa nel corso del tempo a scuola, dove grazie a interventi costanti sono arrivati nuovi iscritti.
Il problema da risolvere rimane però il plasma, indispensabile quanto il sangue intero.
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