Il Tirreno

«Siamo disposti a rinunciare all’amianto»

di Anna Cecchini
«Siamo disposti a rinunciare all’amianto»

Giari spiega il progetto “Fabbrica del futuro” «Nessun aumento di conferimenti in discarica»

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ROSIGNANO. «Se la Regione ci prescrivesse di prendere l’amianto da smaltire soltanto dalla Toscana o addirittura di annullare questa parte del progetto saremo disposti a farlo». Lo assicura Alessandro Giari, amministratore unico di Rea impianti, che spiega come lo smaltimento dell’eternit «per noi non è un business, lo abbiamo pensato, anche su suggerimento di Asl e Arpat, come un servizio in più per i cittadini e il territorio, ma se viene concordato di non farlo non ci crea problemi». Quel che a Giari sta a cuore è la “Fabbrica del futuro”, ossia la riqualificazione del polo impiantistico di Scapigliato, che l’amministratore di Rea impianti difende dalle accuse mosse negli ultimi mesi da cittadini e comitati. Giari non ci sta, e risponde punto per punto alle accuse.

Più volte hanno accusato Rea impianti di aver illustrato ai cittadini un progetto che non corrisponde a quello presentato in Regione.

«La coerenza è fondamentale, e noi l’abbiamo avuta. Non è vero che il progetto è stato modificato, le slide presentate e gli obiettivi sono sempre gli stessi, ed è prevista una diminuzione dei conferimenti fino al 2033. Inoltre, già vari progetti che abbiamo annunciato sono partiti, come le piantumazioni intorno al perimetro del polo impiantistico e la realizzazione del compost, che a partire da gennaio daremo ai cittadini, facendo capo ad alcuni consorzi agrari e negozi».

La diminuzione dei conferimenti è cominciata?

«Sì, visto che nel 2015 sono entrate 460mila tonnellate di rifiuti, nel 2016 sono state 430mila. Nel 2017 siamo arrivati a 415mila, a cui si aggiungono 15mila per lo smaltimento dei rifiuti legati all’alluvione di Livorno, mentre la stima per il 2018 è di 400mila tonnellate».

Allora in molti si chiedono perché nel progetto “Fabbrica del futuro” avete chiesto un’autorizzazione per 460mila tonnellate annue, vale a dire la stessa che avete oggi.

«È una soglia cautelativa, che garantisce anche maggiore sicurezza dell’impianto. Oggi abbiamo l’autorizzazione per 460mila tonnellate annue e rispettiamo gli standard di sicurezza per queste cifre, che quindi dovremo rispettare anche in futuro, pur diminuendo notevolmente i conferimenti, fino ad arrivare a 200mila tonnellate nel 2033».

Molti accusano la discarica di prendere rifiuti da fuori Toscana.

«Voglio chiarire i numeri. Per quanto riguarda i rifiuti urbani, l’80% arriva dall’Ato, il resto da fuori Toscana. Per gli speciali, il 41% dalla provincia di Livorno, il 26% dall’Ato Toscana costa, l’11,8% dalla Regione extra Ato e il restante 21,2% da fuori Toscana».

Quanto al nodo discarica, i detrattori del progetto dicono che volete raddoppiarla.

«Non è così. Credo che tutto dipenda dal fatto che acquisiamo 13 ettari di terreni circostanti, che però con la discarica non avranno a che fare, ospiteranno le attività extra. Come detto, i quantitativi di rifiuti in ingresso diminuiscono. Il fronte di discarica adesso è 43 ettari e con il progetto “Fabbrica del futuro” diventeranno 60, tra l’altro non saranno visibili dalla strada perché prima di posizionare i rifiuti realizzeremo degli argini laterali. Quanto all’altezza, l’aumento sarà minimo. In alcuni punti si passerà da 93 a 102 metri. Parlando poi del mondo agricolo che si dice contrario, capisco che negli anni passati il fattore odorigeno possa essere stato un problema per gli agriturismi, ma l’agricoltura circostante, anche quella bio, non ha subito alcun danno. E non ne subirà».

Allora perché il progetto è tanto osteggiato?

«C’è un disallineamento tra le presentazioni pubbliche, in cui cittadini ed enti erano favorevoli, e la presentazione in Regione. Probabilmente pesa anche un po’ il passato, quando la discarica è stata invasiva. Se in passato Scapigliato è stata una ferita, d’ora in poi deve essere una risorsa e dare un ritorno ai cittadini».

In attesa del parere della Regione, come vi siete mossi?

«Abbiamo fatto il primo investimento da 250mila euro per piantumare l’area, da gennaio distribuiremo alle famiglie compost verde. Sono in fase di acquisizione, con una spesa di 11 milioni, 12 appartamenti e 14 fra annessi e locali agricoli nelle zone circostanti. In discarica abbiamo fatto impianti di captazione del biogas in fase di coltivazione e abbiamo studiato l’uso di teli plastici e materiali similcementizi per coprire il fronte dei rifiuti. Tutto per evitare al massimo che l’odore si propaghi».

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