Il Tirreno

Mammografia in ospedale a maggio 2019

di Andrea Rocchi
Mammografia in ospedale a maggio 2019

Una paziente: «Liste chiuse per eco al seno» Attese incredibili o esami a 100 km da casa 

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CECINA. Dai medici itineranti, equipe che si spostano per curare i malati, ai pazienti con la valigia, costretti a fare anche 100 km per sottoporsi ad un’ecografia prima di aspettare dai 6 ai 9 mesi (se va bene) nell’ospedale vicino a casa.

Si capovolge il concetto, un tempo caro a molte direzioni generali di aziende sanitarie, del professionista che si muove per applicare terapie al paziente. La rivoluzione dei Cup, in ambito di Area Vasta, pensata per garantire più opportunità ai cittadini ed abbattere le liste d’attesa, sta collezionando fino ad oggi una valanga di critiche e generando un vasto malcontento.

Tante le segnalazioni di pazienti esasperati a caccia di un posto utile per una Tac, una risonanza, un’ecografia, un doppler e che si sentono dare, dal Cup, risposte disarmanti. Tanti quelli che vivono questa situazione, ormai un clique, con rassegnazione.

Angela è di Cecina, ha 40 anni. Familiarità col tumore al seno. Non è inserita nel programma di screening, per l’età. Un mese fa – ci racconta- telefona al Cup per prenotare una mammografia. Sa che è un esame inserito nella lista nera, dove solitamente le attese sono lunghe. La risposta, tuttavia, è allucinante: c’è un posto per l’8 maggio del 2019 all’ospedale di Cecina. Sono esattamente un anno e sei mesi. Sconsolata, pensa di lasciar perdere ma poi prenota.

Però non si rassegna. E il 15 novembre telefona di nuovo al Cuptel aziendale che risponde al numero 0586 223333. Chiede un appuntamento per un’ecografia al seno. Dopo 15 minuti e 32 secondi, tra il disco ed il contatto con l’operatore, la richiesta di tutti i dati, le viene comunicato che a Cecina e a Livorno le liste sono chiuse. Significa che non si accettano prenotazioni. Il medico di famiglia, allora, le prescrive una visita specialistica al seno. Venerdì scorso Angela telefona ancora al Cuptel e dopo un quarto d’ora la risposta è che le liste sono chiuse a Cecina e a Livorno, però se le va bene c’è una disdetta per il 18 gennaio prossimo. Basta recarsi all’ospedale di Lucca.

Giovanna ha 83 anni. Una settimana fa è caduta, battendo la testa. Si è fatta visitare, ha un ematoma vistoso ad un occhio. Solo che per precauzione, visto che ogni tanto accusa dei giramenti, vorrebbe fare ulteriori accertamenti. La risonanza? Attesa ovunque e prima posto utile a Massa. Giovanna è sola, non ha la patente. Dovrà prendere un treno, poi un autobus. Un taxi no, non se lo può permettere.

Stefano ci ha raccontato la sua esperienza in una toccante lettera che abbiamo pubblicato sabato. Due mesi fa scopre, per caso (un semplicissimo esame del sangue) di essere affetto da una patologia neoplastica. Inizia il percorso specialistico fra gli Spedali Riuniti di Livorno e Cisanello a Pisa. Il protocollo medico gli impone un monitoraggio costante ogni 6 mesi. Significa che deve fare un’ecografia entro marzo 2018. Al Cup di Cecina, tuttavia, gli comunicano che la prima data utile è ottobre 2018. Se ne va via sconcertato, per ritornare alcuni giorni dopo. Finalmente l’appuntamento per marzo c’è, ma deve presentarsi all’ospedale di Fivizzano, a 110 km da casa.

Purtroppo di testimonianze come queste ne arrivano molte. Mentre chi può permetterselo va a farsi un’ecografia o una tac in un centro diagnostico privato. Fa l’esame dopo pochi giorni. E paga. Mentre proliferano strutture private, che cercano un accreditamento col Ssn ed offrono talvolta prestazioni ed esami a tariffe quasi concorrenziali con quelle pubbliche.

E chi è esente dal ticket, gli anziani? Ed il promesso abbattimento delle liste d’attesa nelle strutture sanitarie pubbliche?

Restano le angoscianti testimonianze dei pazienti, così come restano i punti interrogativi sospesi su una situazione che non trova soluzione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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