Il Tirreno

Quel grande prato verde dal tiro a volo ai big musicali

di DINO DINI
Quel grande prato verde dal tiro a volo ai big musicali

Nato nel 1932, il locale reso famoso da Vasco Meini era un campo di gara ma diventò presto un luogo cult. Nel 1968 il “falso rapimento” di Mina

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C'è un luogo suggestivo e molto panoramico a Castiglioncello che da sempre rappresenta una delle più note e affascinanti attrattive della costa, quasi il simbolo che caratterizza la peculiarità paesaggistica della zona. È il prato del Cardellino, un perfetto grande tappeto di erba verde che quasi pare tuffarsi nel mare azzurro. Un luogo con una bella storia che ha ospitato momenti di vita turistica e sportiva, giornate di ricreazione e di festa, di musica e di danze nelle notti estive sotto le stelle.

La sua storia inizia nel 1932 quando in questa splendida cornice fu inaugurato un campo di tiro a volo al piccione e al passero. Per il pubblico fu costruita anche una tribuna e un piccolo bar. Il campo di gara fu realizzato in maniera particolarmente accurata, rispettando tutte le regole necessarie per praticare questo sport. Una pedana in cemento rivolta verso il mare accoglieva il tiratore armato del suo fucile. Ad una decina di metri davanti alla pedana si aprivano quattro buche scavate nel terreno dalle quali venivano liberati i volatili. A quel punto partiva il colpo di fucile e solo raramente il piccione o il passero restavano illesi per volare liberi verso il mare. La realizzazione di questo impianto fu voluta e portata a termine dal dottor Probo Magrini, un personaggio a quel tempo piuttosto noto. Magrini, medico condotto di Castiglioncello nonché segretario del fascio locale, era stato azzurro di tiro a volo nelle Olimpiadi del 1928.

Con il passare degli anni Castiglioncello diventò famosa per questo sport. Le gare alle quali prendevano parte i più forti campioni nazionali di tiro venivano seguite da un pubblico numeroso di appassionati provenienti da tutta Italia.

Molti erano anche gli scommettitori che in un apposito spazio detto "betting" puntavano somme di denaro a volte anche ingenti sui tiratori quotati a seconda del loro valore. Nel 1947 Pasquale Tancredi, il mitico patron del bar Norge (oggi bar Baldini) a Rosignano Solvay, prende in gestione il locale. In mezzo al prato verde costruisce un'ampia pista da ballo in cemento con una pedana rialzata per l'orchestra. Pasquale, inventore dell'ancora oggi famosa cassatina Dai-Dai, apre un fornitissimo bar-gelateria nell'edificio della tribuna e a tutto il complesso da il nome Cardellino. Intanto il tiro a volo viene chiuso, cessano le stragi di piccioni e di passeri e prende il via il dancing che diventerà uno dei ritrovi estivi più frequentati in quegli anni. Sulla pedana si avvicendano ottimi complessi musicali. Su ogni lato libero della pista si contano ben tre file di tavoli che nelle calde serate sono affollati da un pubblico di villeggianti ma anche di tanti abitanti della costa. Nel 1962 Pasquale Tancredi lascia e subentra Vasco Meini, un giovane pieno di entusiasmo e d'idee innovative che farà vivere al locale i suoi anni più belli. E' il periodo in cui la televisione lancia decine di cantanti e Vasco decide di farli conoscere dal vivo al suo pubblico. Quasi tutti i più importanti artisti della canzone italiana furono ospiti di Vasco negli anni sessanta e settanta. Tanto per ricordare solo alcune di quelle memorabili serate, si esibirono al Cardellino Caterina Caselli, futura grande produttrice discografica, Gianni Morandi, Peppino di Capri, Ornella Vanoni, Adriano Celentano, l'allora giovanissima ragazza del Gabbro Nada Malanima, Giorgio Gaber, il famoso complesso americano dei Platters e la grande Mina. Applaudite anche le esibizioni di Lola Falana, del trombettista Nini Rosso, dei Brutos e dei Gufi, due popolarissimi complessi cabarettistici. Anche il re del quiz Mike Bongiorno fu protagonista di una eccezionale serata riproponendo una specie di "Lascia o raddoppia". A quel tempo fra il pubblico che affollava il Cardellino si potevano riconoscere Marcello Mastroianni con la moglie Flora Carabella, Paolo Panelli e Bice Valori, il regista televisivo Enzo Trapani, i giovanissimi Giancarlo Magalli e i fratelli Carlo ed Enrico Vanzina.

Un evento che lasciò davvero un segno nella storia del locale fu quello del 19 agosto 1968 in cui si verificò un finto ma inatteso rapimento di Mina organizzato dallo stesso Vasco Meini con la indispensabile collaborazione di un gruppo di studenti universitari della zona. La cantante che era in compagnia del suo impresario Elio Gigante e della graziosa attrice Gianna Serra fu bloccata nella hall di quello che allora era l'hotel Mediterraneo e come già ampiamente ricordato su queste colonne, il rilascio di Mina si verificò subito dopo la riscossione del riscatto richiesto dagli studenti, riscatto che consisteva in una damigiana di vino, un pane dei contadini e "dieci metri di salsiccia di tosca maiala".

Naturalmente dopo la liberazione la grande cantante regalò alla folla una magnifica serata al termine della quale gli universitari le consegnarono il papiro di una laurea "honoris causa".

All'inizio degli anni ottanta Vasco Meini chiude l'attività del Cardellino. Negli anni successivi viene demolito l'edificio e le altre costruzioni in cemento. Tutto torna ad essere soltanto un grande tappeto di erba verde. Ma nel 2009 il luogo riprende a vivere.

Nicolò Vestrini, giovane e coraggioso imprenditore, costruisce proprio a picco sul mare un'ampia e confortevole struttura, una sorta di chalet-ristorante che gode di un ineffabile panorama marino. Oggi il ristorante Cardellino si è conquistato molta popolarità non solo per i suoi ottimi piatti di pesce, ma anche per le serate musicali che in estate si svolgono sulla sua ampia terrazza. Il Cardellino insomma continua la sua gloriosa storia. Una storia lunga fatta di colpi di fucile, di musiche da ballo, di canzoni e di tanti applausi che hanno risuonato su quel grande prato verde.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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