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Cava di marmo, variante all’esame del consiglio

Cava di marmo, variante all’esame del consiglio

Castagneto Carducci, 4 i progetti illustrati in assemblea pubblica dalla giunta La sede della Croce rossa, la cantina delle Colonne e il recupero di Villa Serristori

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CASTAGNETO CARDUCCI. L’ultimo ostacolo per dare il via all’estrazione dei blocchi di marmo è il rilascio all’autorizzazione da parte del Comune di Castagneto. La società Marmi di Maremma Srl, guidata da Riccardo Mariotti, ha in tasca dal 2014 la previsione del Piano provinciale delle attività estrattive (Paerp), rilasciata al termine di una procedura che non ha registrato neppure un’osservazione rispetto alla proposta di riaprire una cava in un sito dismesso da oltre trent’anni. Un fronte di dodici ettari all’interno di una proprietà di 106, dentro i confini amministrativi di Castagneto ma con riflessi su San Vincenzo. L’amministrazione comunale di Castagneto Carducci si appresta a portare in adozione in consiglio comunale l’atto di recepimento del Paerp. Poi la strada per la Mdm Srl, che ha presentato una richiesta di risarcimento danni per il tempo che il Comune si è preso per adeguare il piano strutturale, sarà in discesa.

L’argomento è all’ordine del giorno dell’assemblea pubblica in cui la sindaca di Castagneto Sandra Scarpellini e la sua giunta presenteranno quattro varianti al vigente piano strutturale che saranno oggetto di esame nel prossimo consiglio comunale. L’appuntamento è per il 22 novembre alle ore 21 alla sala delle conferenze del Centro diurno, in piazzale Europa, a Donoratico.

Tra le altre varianti il progetto di costruzione della nuova cantina vinicola all’interno della cava dismessa di Cariola all’interno della Tenuta Le Colonne, di proprietà della società agricola Dievole Srl. Inoltre, il recupero del complesso Villa Serristori proposto dalla Villa Donoratico Srl e quella per la realizzazione della sede della Croce rossa italiana a Donoratico. «Si tratta di varianti importanti che comportano la realizzazione di interventi, anche se proposti da privati, di particolare interesse collettivo, per i quali intendiamo fornire informazioni e attivare un confronto con i cittadini – afferma Scarpellini –. La volontà di portare in consiglio comunale tali varianti deriva anche dal contesto normativo in cui ci troviamo ad operare. Il prossimo 27 novembre infatti, entrano in vigore le cosiddette norme di salvaguardia, per le quali non è possibile approvare alcun intervento che non sia contenuto nel Piano strutturale, prima dell’entrata in vigore del nuovo Piano operativo sul quale l’amministrazione comunale sta lavorando da tempo». «Le varianti in esame – sostiene l’assessore all’Urbanistica Giorgio Badalassi –, sono a stadi diversi, l’obiettivo è quello in ogni caso di consentire, dopo l’esame del consiglio comunale, di procedere per i singoli provvedimenti necessari».

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