Il Tirreno

fabiana

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A restituire il valo re simbolico delle due palme all’ingresso del circolo Arci di San Pietro in Palazzi è Enrico Donati (nella foto) con ricordi che si rifanno alla sua infanzia. «Sono lì da tanti...

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A restituire il valo re simbolico delle due palme all’ingresso del circolo Arci di San Pietro in Palazzi è Enrico Donati (nella foto) con ricordi che si rifanno alla sua infanzia. «Sono lì da tanti anni, stando agli ultimi palazzetani che allora erano già nati, furono messe a dimora nel 1927, quando avevano già una decina d’anni – scrive Donati –. Hanno un secolo di vita queste palme. Hanno visto passare ai loro piedi tutti i palazzetani, hanno visto trascorrere gli eventi di paese di quasi tutto il novecento, quelli lieti e quelli tristi. Hanno accompagnato la vita di un paese di cui erano il simbolo, insieme al campanile. Di me e di ognuno di noi conoscono la nascita, l’adolescenza, la giovinezza e la vecchiaia. Tanti paesani li han visti nascere e morire. E son cresciute con noi. Ricordo che da ragazzetti con un salto si arrivava a toccarne le foglie, adesso son alte quindici metri. Erano quindici metri. Una è già morta... la sorella la seguirà a breve, è questione di giorni perché ormai è irrecuperabile. Il punteruolo rosso non le ha escluse, non ha avuto rispetto per queste due centenarie, per le due sentinelle del paese. Come mi sale lo sguardo su quella chioma devastata, mi prende un po’ di angoscia, quante volte ho toccato quel tronco, quante volte mi ci sono appoggiato, quante volte lo avrà fatto mio padre, quante voci hanno ascoltato queste palme, quanti umori e stati d’animo hanno assorbito. Mi sembra di aver perso una vecchia amica, che era più giovane quando da bimbetto, sotto la sua ombra, leccavo i coni gelato da quindici lire. Come una casella del puzzle della vita, se ne va con loro un pezzo importante per i palazzetani, se ne va un simbolo, quello che, insieme al campanile rappresentava quell’antagonismo bonario e di facciata che divideva i don Camillo dai Peppone, al tempo di un’armonia paesana che si è persa nel tempo. Presto arriverà una squadra che le taglierà e le triturerà completamente per evitare gli sfarfallamenti dell’insetto. Mi mancheranno tanto».

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