Il Tirreno

Con 5mila bottiglie il conte Gaddo diventa vignaiolo

di Divina Vitale
Con 5mila bottiglie il conte Gaddo diventa vignaiolo

Esordio nel mondo della Doc Bolgheri con un rosso “Castello di Donoratico”, che sarà in vendita nel 2018  

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CASTAGNETO . Sono circa 5000 le bottiglie di rosso di Bolgheri Doc pronte ad entrare nel mercato dei vini di Bolgheri. A scendere sulla piazza vitivinicola tra le più ambite e blasonate al mondo è il conte Gaddo della Gherardesca con il primo vino da lui prodotto. Anche se si tratta solo di un’anteprima, una sorta di preview che se andrà bene sarà di buon auspicio per il futuro. Il vino, annata 2016, sarà in commercio dal prossimo anno ma più che altro, almeno per i primi tempi, sarà riservato ad un consumo più familiare. «Prima lo voglio assaggiare - spiega il conte -. D’altronde il fare vino è una tradizione del tutto familiare. Il primo è stato il mio quadrisnonno Camillo, subito dopo gli Etruschi, poi mio nonno Gaddo che produceva vino bianco proprio sotto la torre di Donoratico. La cantina del Castello è stata costruita nel 1909. Mio nonno lo vendeva alle navi da crociera e nei grandi alberghi, a 180 lire a bottiglia. Non ci guadagnava niente però, perché a noi costava 1000 lire... visto che si faceva serigrafare le etichette nelle bottiglie perché non sopportava quelle in carta che si rovinavano». Il blend è quello bordolese, affezionato al territorio, con vitigni internazionali come il cabernet sauvignon imbottigliato dall’azienda agricola La Bolgherese con uve che fanno parte della denominazione. Della Gherardesca è scaramantico sulla partenza di questa nuova attività imprenditoriale. «Faccio prima di tutto – aggiunge – una cosa che mi diverte, non è certo un business. Sono poche bottiglie, la maggior parte me la berrò io (ride, ndr) e poi lo regalerò agli amici – è ancora troppo presto per parlare di commercio o altro. Quello che conta è che sia buono, prima di tutto!»

Una sorta di figlio in “rosso” insomma, che porta il suo nome e quello di Castello Donoratico, o meglio la nota torre che sorge sulla collina del comune, da anni in sospeso per quanto riguarda le sue sorti future. Le rovine che la circondano erano infatti state affidate al Comune che aveva avviato un progetto di recupero archeologico, con l’idea, tra le altre ipotesi, di dar vita ad un polo museale. Il luogo, con l’antica struttura, è illustrato in maniera stilizzata nella etichetta del vino (che riprende l’etichetta del nonno dei lontani anni ’50). Dove sono anche indicati i castelli di Castagneto, i possedimenti della famiglia, tra cui il Castello storico, quello di Segalari e la frazione di Donoratico, che evidenzia appunto la torre.

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