Il Tirreno

Minacce col coltello e telecamera nella tv per spiare l’ex moglie

di Gianni Tacchi
Minacce col coltello e telecamera nella tv per spiare l’ex moglie

La donna ha presentato dodici denunce per i maltrattamenti Per il 50enne livornese è scattato il divieto di avvicinamento

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LIVORNO. La violenza: aggrediva continuamente l’ex moglie picchiandola e insultandola, tanto che nell’ambiente familiare si era creato «un clima di terrore», come spiegano dalla questura dopo le indagini. Le minacce: una volta tirò fuori un coltello davanti alla donna per avere un rapporto sessuale, culmine di una serie di maltrattamenti che avevano portato lei all’esasperazione. Lo stalking: aveva nascosto una telecamera nella televisione dell’ex moglie per spiarla in casa, oltre ad alcuni microfoni nell’auto di lei per poter controllare tutti i suoi spostamenti e presentarsi all’improvviso nei posti in cui andava. Per la donna, una cinquantenne nata in Toscana e residente a Livorno, vivere era diventato impossibile. Negli ultimi mesi ha presentato dodici denunce per i maltrattamenti subìti e alla fine, dopo la ricostruzione e le verifiche della squadra mobile, nei confronti dell’ex marito - un 50enne livornese - è scattato il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati da lei.

I due ex coniugi, che hanno un figlio minorenne, si sono separati durante la scorsa estate e vivono in case diverse, entrambe a Livorno, da pochi mesi: le loro generalità non sono state rese note dalle forze dell’ordine per tutelare la privacy della donna e soprattutto del ragazzo. L’uomo, a quanto pare, non avrebbe accettato la rottura con la moglie, tanto da reagire in modo violento e ossessivo. «Nella denunce - fanno sapere dalla questura - la donna segnalava maltrattamenti e aggressioni continue, sia fisiche che verbali». E così, dietro delega della Procura, la polizia ha iniziato a indagare per capire e approfondire un quadro preoccupante. Oltre alla telecamera nascosta nella tv e alle cimici in macchina, il 50enne livornese inviava all’ex moglie numerosi messaggi con minacce e ingiurie, attaccandola e insultandola anche per la separazione. E inevitabilmente, in tutto questo, restava coinvolto anche il figlio della coppia. «Attraverso i microfoni e le telecamere - continuano dalla questura - lui acquisiva in modo illegittimo notizie e immagini della vita della donna, creando un vero e proprio clima di vessazione all’interno della casa di lei».

Ma perché sono servite addirittura dodici denunce prima di far scattare il divieto di avvicinamento? Non si poteva intervenire subito? Innanzitutto bisogna considerare che sono state presentate nel giro di poco tempo, praticamente una dietro l’altra. Poi questi maltrattamenti raccontati dalla donna dovevano essere confermati dalle indagini, affidate dalla Procura alla polizia di Stato: gli agenti della squadra mobile hanno ricostruito tutto e il provvedimento restrittivo, emesso lo scorso 27 ottobre dal tribunale di Livorno, è stato adottato.

Adesso che la misura cautelare del divieto di avvicinamento è stata applicata, il 50enne livornese non potrà andare nei luoghi frequentati abitualmente dalla donna, come la sua casa e il suo ambiente di lavoro. «Per lui - chiudono dalla questura - c’è l’obbligo di mantenere una certa distanza da questi posti, in modo tale da evitare anche incontri fortuiti. Inoltre è previsto il divieto di comunicazione con la vittima, in particolare attraverso chiamate e messaggi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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