Sicurezza
Rissa nel cuore della città volano pugni e bottiglie
di Manolo Morandini
Sei gli uomini coinvolti nell’episodio la notte di domenica in piazza Gramsci Lo sconcerto dei testimoni ma nessuno che ha chiamato le forze dell’ordine
2 MINUTI DI LETTURA
CECINA. Spinte. Pugni. Lancio di bottiglie. Cocci di vetro in strada e lo spavento di chi si è trovato a passare in zona. È passata da poco la mezzanotte del 5 novembre, in piazza Gramsci. I testimoni raccontano di una rissa tra sei persone nel cuore di quella piazza, che dà le spalle al Comune vecchio e affaccia sulla stazione ferroviaria. «Alla fine sono fuggiti a corsa verso il semaforo di viale fratelli Rosselli», dice una ragazza che ha assistito alla scena.
Chissà se è stata l’abitudine. Oppure un senso di rassegnazione a frenare la reazione. Fatto sta che tra chi c’era e chi dice di non aver visto o sentito niente nessuno si è preso la briga di chiamare le forze dell’ordine. Hanno lasciato che si picchiassero, attenti a non subirne le conseguenze.
A ricostruire l’accaduto è Gianmarco Gremigni. «Verso mezzanotte e mezzo ricevo la chiamata della mia ragazza – dice Gremigni –. Si trovava a cena in un locale sulla piazza: “C’è un gruppo di ubriachi stranieri. Si stanno picchiando. Vieni a prendermi perché non possiamo raggiungere la macchina, abbiamo paura”, mi dice. Quando la raggiungo mi trovo ad assistere a una scena che ha dell’incredibile».
Sono trascorsi almeno dieci minuti dalla telefonata eppure gli animi non si placano. «Vedo sei persone sulla trentina che si picchiano e lanciano bottiglie di vetro – prosegue Gremigni –. Bottiglie che sfiorano più volte le macchine parcheggiate, con i cocci che finiscono per riempire di vetri la strada».
Una zona calda. Più volte segnalata alle forze dell’ordine per liti e risse tra persone ubriache che finiscono per stazionare sulle panchine della piazza. Gremigni raggiunge la sua ragazza dopo una decina di minuti. «Lei ha avuto paura a raggiungere l’auto dell’amica, perché avrebbero dovuto attraversare la piazza – sottolinea il signor Gianmarco –. Possibile che per colpa di questa gente non è più sicuro nemmeno andare a cena e raggiungere la macchina parcheggiata a 50 metri dal ristorante? ». Ma a mente fredda, superata l’urgenza del momento, fa anche autocritica: «Ho evitato di chiamare le forze dell’ordine ed ho sbagliato. Sul momento sono fuggito, evitando che qualche bottiglia potesse raggiungere anche la mia macchina». Un’altra testimone della rissa che preferisce il velo dell’anonimato parla di «cazzotti e bottiglie di vetro impugnate come un’arma. Uno è stato fatto mettere in ginocchio, gli hanno sollevato la maglia e hanno preso a percuoterlo». Al mattino a documentare la notte violenta ci sono i cocci di vetro in strada e qualche traccia di sangue. Per ricostruire l’accaduto le forze dell’ordine, a cui nessuno a pensato di rivolgersi, possono solo contare sulle immagini delle due telecamere del circuito di videosorveglianza installate nella piazza.
Chissà se è stata l’abitudine. Oppure un senso di rassegnazione a frenare la reazione. Fatto sta che tra chi c’era e chi dice di non aver visto o sentito niente nessuno si è preso la briga di chiamare le forze dell’ordine. Hanno lasciato che si picchiassero, attenti a non subirne le conseguenze.
A ricostruire l’accaduto è Gianmarco Gremigni. «Verso mezzanotte e mezzo ricevo la chiamata della mia ragazza – dice Gremigni –. Si trovava a cena in un locale sulla piazza: “C’è un gruppo di ubriachi stranieri. Si stanno picchiando. Vieni a prendermi perché non possiamo raggiungere la macchina, abbiamo paura”, mi dice. Quando la raggiungo mi trovo ad assistere a una scena che ha dell’incredibile».
Sono trascorsi almeno dieci minuti dalla telefonata eppure gli animi non si placano. «Vedo sei persone sulla trentina che si picchiano e lanciano bottiglie di vetro – prosegue Gremigni –. Bottiglie che sfiorano più volte le macchine parcheggiate, con i cocci che finiscono per riempire di vetri la strada».
Una zona calda. Più volte segnalata alle forze dell’ordine per liti e risse tra persone ubriache che finiscono per stazionare sulle panchine della piazza. Gremigni raggiunge la sua ragazza dopo una decina di minuti. «Lei ha avuto paura a raggiungere l’auto dell’amica, perché avrebbero dovuto attraversare la piazza – sottolinea il signor Gianmarco –. Possibile che per colpa di questa gente non è più sicuro nemmeno andare a cena e raggiungere la macchina parcheggiata a 50 metri dal ristorante? ». Ma a mente fredda, superata l’urgenza del momento, fa anche autocritica: «Ho evitato di chiamare le forze dell’ordine ed ho sbagliato. Sul momento sono fuggito, evitando che qualche bottiglia potesse raggiungere anche la mia macchina». Un’altra testimone della rissa che preferisce il velo dell’anonimato parla di «cazzotti e bottiglie di vetro impugnate come un’arma. Uno è stato fatto mettere in ginocchio, gli hanno sollevato la maglia e hanno preso a percuoterlo». Al mattino a documentare la notte violenta ci sono i cocci di vetro in strada e qualche traccia di sangue. Per ricostruire l’accaduto le forze dell’ordine, a cui nessuno a pensato di rivolgersi, possono solo contare sulle immagini delle due telecamere del circuito di videosorveglianza installate nella piazza.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
