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Un comitato chiede di cambiare la legge sulle scuole d’infanzia

Un comitato chiede di cambiare la legge sulle scuole d’infanzia

La scuola nel bosco è nata in Danimarca negli anni Cinquanta, si è diffusa negli anni ’70 e ’80 in tutti i Paesi scandinavi; negli anni ’90 è arrivata in Germania e Inghilterra

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La scuola nel bosco è nata in Danimarca negli anni Cinquanta, si è diffusa negli anni ’70 e ’80 in tutti i Paesi scandinavi; negli anni ’90 è arrivata in Germania e Inghilterra... Oggi ci sono migliaia di realtà in tutto il mondo. In Italia, dopo l’apertura ad Ostia nel 2014 ad opera di Paolo Mai, sono una quarantina le scuole nel bosco e nel gennaio 2017 si sono riunite a Novara dando vita a un comitato. Per far fronte a un problema di fondo: per la legge italiana infatti non esistono. Il “comitato promotore per l’educazione in natura” - così si chiama - comprende anche le università di Bologna e della Valle d’Aosta, la Bicocca di Milano, l’Università di Modena e Reggio e Emilia. Michela Schenetti, ricercatrice dell’Università di Bologna e coautrice del libro "La scuola nel bosco", è una delle principali sostenitrici di questo metodo educativo. L’obiettivo è quello di promuovere una modifica della legge sulla scuola d’infanzia e chiedere un riconoscimento ufficiale del metodo educativo. «La legge sugli asili nido – dice Paolo Mai - e quella della scuola dell’infanzia hanno quarant’anni e dovrebbero essere riviste alla luce delle nuove condizioni socio-economiche e delle ricerche effettuate in ambito educativo in questo lungo lasso di tempo». La necessità di alternative si sente: in Italia solo un bambino su dieci riesce ad accedere agli asili nido comunali, che sono poco più di tremila e riescono a coprire nelle città solo il 17% del fabbisogno. L’asilo nel bosco, secondo una stima riportata da Paolo Mai, costa l’80% in meno dell’asilo tradizionale; se anche le istituzioni legittimassero questa metodologia, il risparmio potrebbe garantire l’apertura di un numero maggiore di asili.

Intanto nel 2016 la diffusione degli asili nel bosco è sempre più capillare, dal nord al sud del Paese. «Soprattutto dal punto di vista legale», spiega Paolo Mai dell’asilo di Ostia, vicepresidente del comitato che riunisce gli asili nel bosco, tra i promotori di una Federazione internazionale che raggruppa queste realtà a livello mondiale. «Le scuole dell’infanzia in Italia si basano su una legge del 1975. Prevede una serie di prescrizioni impossibili da rispettare relative all’edificio scolastico, che a noi in realtà non serve se non come riparo d’emergenza».

Agli asili nel bosco italiani non resta che trovare degli escamotage per rispettare la legge, in base al tipo di attività svolta e alle leggi regionali. I bambini di Ostia, per esempio, sono iscritti nella scuola romana di Parco della Madonnetta ma risultano in gita tutti i giorni. L’asilo di Domodossola è un “centro didattico 0-3 anni”, mentre quello di Biella opera come baby parking. «Uno degli obiettivi del comitato di asili è creare cultura e informazione sul tema degli asili nel bosco», continua Paolo Mai. «L’obiettivo futuro è pressare il legislatore per avere un riconoscimento». (m.m.)


 

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