Il Tirreno

Trecento volontari e sei mesi di lavoro per la Sala del Regno

di Manolo Morandini

L’edificio costruito in via del Paratino dai Testimoni di Geova Il 22 ottobre la prima adunanza e a dicembre la dedicazione

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CECINA. Essenziale. Funzionale. La sala del Regno al Paratino è un’opera collettiva. Costruita dai Testimoni di Geova in sei mesi di lavoro da circa 300 volontari. Fedeli della zona a cui si sono uniti per periodi di una o più settimane altri arrivati anche da fuori Toscana. «Quando non ci sono di mezzo interessi particolari e soldi si fa tutto con gioia», sottolinea per la congregazione cecinese Luciano Nencini.

La prima pietra è stata posata a marzo nel terreno di 5.000 metri quadrati, tra le vie del Paratino e dei Parmigiani. L’opera è stata finanziata attraverso un fondo solidale , che fa capo alal congregazione mondiale dei Testimoni di Geova.

Il capo cantiere Stefano Seu è arrivato dalla Sardegna. Anche lui volontario si è trasferito a Cecina con la moglie per tutta la durata dei lavori. «Ogni mattina tenevamo un breve corso sulla sicurezza legata alle fasi operative dei lavori in programma nella giornata – dice Seu –. E in sei mesi non abbiamo avuto nessun infortunio».

L'edificio di 310 metri quadrati, denominato appunto Sala del Regno, ospiterà le funzioni religiose settimanali che sono chiamate adunanze. Una struttura funzionale, che segue criteri architettonici standard. Due le sale di culto, una da 30 posti e la principale da 120 ma all’occorrenza possono diventare un unico spazio. Entrambe attrezzate con collegamento video e audio consentono di far partecipare e interagire alle adunanze anche le persone da casa. «Attraverso Skype consentiamo a chi è ammalato di partecipare», sottolinea Nencini. Il 22 ottobre dovrebbe tenersi la prima adunanza ma a seguire a dicembre è in programma la dedicazione della sala del Regno, all’inizio di dicembre a cui prenderanno parte varie autorità.

Un luogo di ritrovo e di culto dei Testimoni di Geova che a Cecina contano due congregazioni e una comunità di circa 500 fedeli, cresciuta a seguito dell'opera di evangelizzazione iniziata attorno ai primi anni Settanta. C’è anche un gruppo di una quarantina di fedeli immigrati per i quali si tengono le adunanze in lingua inglese e wolof.

«La struttura in cemento armato è stata fatat da un impresa del posto – precisa l’architetto Michele Borrata, che ne ha seguito la progettazione –. Per il resto tutte le finiture sono opera dei nostri volontari. Un’attenzione particolare è stata prestata al risparmio energetico».

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