La manifestazione
Terre dell’Etruria punta sull’olio
di Divina Vitale
Progetto integrato di filiera, previsti finanziamenti per arrivare a impiantare 400 ettari di oliveti
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CASTAGNETO CARDUCCI. Toscano per davvero. È il nome del progetto promosso da Terre dell’Etruria, nell’ambito regionale del Progetto integrato di filiera (Pif), presentato nella sede di Castagneto Carducci dell’azienda olearia toscana che fa da capofila. L’obiettivo è produrre più olio per colmare la richiesta crescente, che attualmente non può essere soddisfatta. La stima è di ottenere 400 nuovi ettari di oliveto per un investimento totale di oltre 5 milioni di euro.
Il Pif vuole favorire la realizzazione di nuovi impianti di produzione agricola, zootecnica e di trasformazione più razionali al fine di contenere i costi di produzione, di aumentare le quote di mercato e conseguentemente il valore aggiunto della filiera interessata dal progetto; sostenere il miglioramento tecnologico nelle fasi di produzione e trasformazione per migliorare la qualità del prodotto finito; favorire i progetti di filiera corta al fine di valorizzare le produzioni tipiche e di qualità del territorio.
«Nel progetto – spiega il presidente Terre dell’Etruria Massimo Carlotti – abbiamo coinvolto la Confederazione italiana agricoltori e Confagricoltura di Pisa, Livorno e Grosseto, province in cui siamo presenti con le nostre strutture. Dobbiamo dare una risposta importante alla domanda di olio toscano: attualmente rischiamo di perdere gran parte del mercato. La produzione va rilanciata anche perché coi cambiamenti climatici è in netta sofferenza. Ogni anno contiamo un meno 30-40 percento, quest’anno addirittura meno 60% rispetto alla produzione media». Che aggiunge: «Il Pif permette anche di effettuare investimenti diversi ma abbiamo deciso di concentrarsi sull’olio. E ancora formazione per gli agricoltori, attrezzatura per la raccolta, impianti produzioni energie rinnovabile, trasferimento dell’innovazione. Per esempio, il nuovo sistema per la tracciabilità del prodotto in campo».
È possibile ottenere anche il 40% di finanziamento ma per accedervi vi sono dei vincoli precisi. «È necessario associarsi a Terre dell’Etruria – dice Carlotti – non sono ammessi investimenti per nuovi impianti, stoccaggio e confezionamento; si accetta il reimpianto esclusivo di varietà toscane riconosciute, con obbligo di conferimento del 100% dell’olio ottenuto da nuovi impianti; obbligo per le aziende che hanno oliveto di effettuare molitura e conferimento del 50% nelle strutture del gruppo. Il vincolo è di cinque anni». Dalla presentazione del bando passeranno un paio di settimane per raccogliere le adesioni. Al momento sono circa una cinquantina le aziende interessate. «Abbiamo cercato di condividere il percorso con le associazioni di categoria – conclude Carlotti – per avvicinare più persone possibile. Inseriamo, oltre alle organizzazioni di produttori anche Coagri per il confezionamento e la commercializzazione e la cooperativa Airone per i servizi in campo. Si tratta di un importantissimo banco di prova».
Il Pif vuole favorire la realizzazione di nuovi impianti di produzione agricola, zootecnica e di trasformazione più razionali al fine di contenere i costi di produzione, di aumentare le quote di mercato e conseguentemente il valore aggiunto della filiera interessata dal progetto; sostenere il miglioramento tecnologico nelle fasi di produzione e trasformazione per migliorare la qualità del prodotto finito; favorire i progetti di filiera corta al fine di valorizzare le produzioni tipiche e di qualità del territorio.
«Nel progetto – spiega il presidente Terre dell’Etruria Massimo Carlotti – abbiamo coinvolto la Confederazione italiana agricoltori e Confagricoltura di Pisa, Livorno e Grosseto, province in cui siamo presenti con le nostre strutture. Dobbiamo dare una risposta importante alla domanda di olio toscano: attualmente rischiamo di perdere gran parte del mercato. La produzione va rilanciata anche perché coi cambiamenti climatici è in netta sofferenza. Ogni anno contiamo un meno 30-40 percento, quest’anno addirittura meno 60% rispetto alla produzione media». Che aggiunge: «Il Pif permette anche di effettuare investimenti diversi ma abbiamo deciso di concentrarsi sull’olio. E ancora formazione per gli agricoltori, attrezzatura per la raccolta, impianti produzioni energie rinnovabile, trasferimento dell’innovazione. Per esempio, il nuovo sistema per la tracciabilità del prodotto in campo».
È possibile ottenere anche il 40% di finanziamento ma per accedervi vi sono dei vincoli precisi. «È necessario associarsi a Terre dell’Etruria – dice Carlotti – non sono ammessi investimenti per nuovi impianti, stoccaggio e confezionamento; si accetta il reimpianto esclusivo di varietà toscane riconosciute, con obbligo di conferimento del 100% dell’olio ottenuto da nuovi impianti; obbligo per le aziende che hanno oliveto di effettuare molitura e conferimento del 50% nelle strutture del gruppo. Il vincolo è di cinque anni». Dalla presentazione del bando passeranno un paio di settimane per raccogliere le adesioni. Al momento sono circa una cinquantina le aziende interessate. «Abbiamo cercato di condividere il percorso con le associazioni di categoria – conclude Carlotti – per avvicinare più persone possibile. Inseriamo, oltre alle organizzazioni di produttori anche Coagri per il confezionamento e la commercializzazione e la cooperativa Airone per i servizi in campo. Si tratta di un importantissimo banco di prova».
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