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Democrazia aperta dice no al progetto Fabbrica Futura
Castellina Marittima, no di Democrazia Aperta a Fabbrica Futura di Scapigliato: dall’esame del progetto presentato in Regione emerge una situazione nettamente diversa rispetto a quella fino a oggi delineata
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CASTELLINA. No di Democrazia Aperta a "Fabbrica Futura" di Scapigliato. Nei locali dell’Ecomuseo, a Castellina Marittima, si è tenuto il secondo incontro pubblico sul progetto Scapigliato: “le ragioni del no”, organizzato dalla Lista di Cittadinanza Democrazia Aperta per Castellina con Castellina.
Coordinati da Rocco Pompeo a sostenere questa tesi sono intervenuti Giuliana Menci (sindaca di Orciano Pisano), Roberto Repeti (Comitato Rifiuti Zero), Antonella Franchi (Osservatorio Nazionale Amianto) e Maurizio Marchi (Medicina Democratica). Ha concluso l'incontro Fiorenzo Mannari, capogruppo consiliare di Democrazia Aperta.
Dai vari interventi emerge che la discarica, attiva dal 1982, è nata come discarica “provvisoria” e “riservata al comprensorio” ma poi estesa a tutta la Toscana. «Non avrebbe mai dovuto essere autorizzata per ragioni geologiche e di pericolo per il reticolo idrico circostante e i pozzi comunali a valle di essa. In effetti l’area di Scapigliato è una sorta di isolotto argilloso in mezzo ad una rete alluvionale (ciottolosa e drenante) solcata da alcuni torrenti che si congiungono al fiume Fine. Detto territorio risulta già altamente stressato dalle aziende (in particolare Solvay chimica), che hanno “monopolizzato” il grosso della risorsa idrica. Oltre al grave impatto idrico, l’ampliamento della discarica comporterebbe anche un notevole inquinamento atmosferico».
Negli incontri tenuti nell’ultimo anno l’amministratore di Rea impianti, Alessandro Giari, delineava un “cambio di strategia”, volto a una graduale riduzione dei conferimenti e all’installazione di impianti all’avanguardia per il trattamento e il recupero dei rifiuti, con la creazione della “Fabbrica del futuro”. Tuttavia, dall’esame del progetto presentato in Regione emerge «una situazione nettamente diversa rispetto a quella fino a oggi delineata», è la posizione di Democrazia Aperta. La quale ha ricordato l’allargamento della superficie, l’ampliamento dei conferimenti, l’innalzamento del cumulo dei rifiuti...
Coordinati da Rocco Pompeo a sostenere questa tesi sono intervenuti Giuliana Menci (sindaca di Orciano Pisano), Roberto Repeti (Comitato Rifiuti Zero), Antonella Franchi (Osservatorio Nazionale Amianto) e Maurizio Marchi (Medicina Democratica). Ha concluso l'incontro Fiorenzo Mannari, capogruppo consiliare di Democrazia Aperta.
Dai vari interventi emerge che la discarica, attiva dal 1982, è nata come discarica “provvisoria” e “riservata al comprensorio” ma poi estesa a tutta la Toscana. «Non avrebbe mai dovuto essere autorizzata per ragioni geologiche e di pericolo per il reticolo idrico circostante e i pozzi comunali a valle di essa. In effetti l’area di Scapigliato è una sorta di isolotto argilloso in mezzo ad una rete alluvionale (ciottolosa e drenante) solcata da alcuni torrenti che si congiungono al fiume Fine. Detto territorio risulta già altamente stressato dalle aziende (in particolare Solvay chimica), che hanno “monopolizzato” il grosso della risorsa idrica. Oltre al grave impatto idrico, l’ampliamento della discarica comporterebbe anche un notevole inquinamento atmosferico».
Negli incontri tenuti nell’ultimo anno l’amministratore di Rea impianti, Alessandro Giari, delineava un “cambio di strategia”, volto a una graduale riduzione dei conferimenti e all’installazione di impianti all’avanguardia per il trattamento e il recupero dei rifiuti, con la creazione della “Fabbrica del futuro”. Tuttavia, dall’esame del progetto presentato in Regione emerge «una situazione nettamente diversa rispetto a quella fino a oggi delineata», è la posizione di Democrazia Aperta. La quale ha ricordato l’allargamento della superficie, l’ampliamento dei conferimenti, l’innalzamento del cumulo dei rifiuti...
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