Il Tirreno

Ex Metropolis, ancora un’asta deserta

di Manolo Morandini
Ex Metropolis, ancora un’asta deserta

Un tempo locale da ballo l’immobile incassa il 13º flop di vendita, può diventare una residenza turistica alberghiera

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CECINA. Il 5 ottobre non si è presentato nessuno. L’ultimo capitolo della storia dell’ex Metropolis rimane una pagina bianca. E adesso che succede? Dopo il tredicesimo tentativo flop di vendita dell’immobile l’unica indicazione che trapela dal Tribunale di Livorno è che sarà bandita una nuova asta senza incanto. Mentre restano da stabilire il quando e soprattutto la cifra. Questa volta si partiva da 1.350.000 euro, stesso importo del precedente tentativo andato a vuoto.

La musica è finita. La possibilità di dare una seconda vita all’ex discoteca Metropolis guarda al settore turistico ricettivo. Dopo quattro anni l’immobile, travolto dal fallimento della Metropolis Spa nel 2009, è tornato sul mercato. Ma a nessuno sembra interessare quella struttura, in via Ferrucci, a Marina di Cecina. C’è il flop dello scorso 4 aprile, con una base d’asta di 1, 8 milioni di euro. E a ruota quello più inatteso del 22 giugno. A fare la differenza non solo il prezzo calato a 1.350.000 euro ma l’integrazione della perizia di stima del complesso immobiliare, datata 2010, a cura dell’ingegnere Antonino Valenti dal titolo eloquente “Nuove possibilità edilizio-urbanistiche”. In pratica, si evidenzia che quei volumi possono essere demoliti per realizzare una struttura alberghiera, anche in forma di Rta. Un punto di svolta definito dal regolamento urbanistico approvato dal consiglio comunale il 27 marzo 2014. L’incognita delle destinazioni di quel maxi edificio spuntato nel nulla, a ridosso del maneggio, a partire dal 2005, viene superata.

Nel perimetro dell’ex Metropolis ci sono tre sale da ballo, un bar e un ristorante, dentro a un involucro di due piani che ormai mostra i segni dell’abbandono nei confini di una proprietà di 9. 400 metri quadrati. Voltare pagina significa anche riqualificare uno spicchio di Marina. Nel piazzale dell’edifico a farla da padrone oggi sono le erbacce, che a poco a poco si stanno riprendendo il terreno attrezzato a parcheggio. Nel frattempo, si sono accumulati anche i rifiuti ed evidenti segni di danneggiamenti alla struttura.

Quei volumi possono essere demoliti per realizzare una struttura alberghiera, anche in forma di Rta. Inoltre, attività commerciali fino a 250 metri quadrati, di somministrazione e pubblici esercizi, per lo spettacolo e la pratica sportiva. Eppure sul tavolo del curatore fallimentare, il commercialista Paolo Carotti, incaricato dal Tribunale di Livorno, non è stata formalizzata nessuna offerta di acquisto.

La zona di via Ferrucci, eppure, è importante: in prossimità del maneggio, a pochi passi dalla pineta del Tombolo sud e dal mare e, a nord, dall’Acquavillage. Con una viabilità sicuramente da migliorare, ma presente.

Il nodo da sciogliere per il prossimo tentativo di vendita dell’immobile resta il prezzo a base d’asta che deve tenere conto del potenziale immobiliare e anche dell’esigenza di spuntare un prezzo congruo rispetto a una massa di debiti che sfiora i sei milioni di euro. Per questo all’epoca del fallimento, dichiarato dal tribunale di Livorno il 7 ottobre del 2009, è stato chiesto anche il sequestro dei beni di undici imprenditori che hanno avuto un ruolo nella vita e nella morte della multisala di Marina. E alla vicenda del crac si lega anche un capitolo giudiziario che ha già registrato alcune condanne.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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