Gioco
Tripesce, una storia infinita il cantiere atteso da 17 anni
di Andrea Rocchi
C’è il progetto, ci sono i soldi (1,7 milioni) ma non è stata ancora bandita la gara Ultima tegola, il Consorzio di Bonifica alle prese con una contesa per un esproprio
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ROSIGNANO. C’è un pezzo di pianificazione urbanistica che va sotto il nome di “Città del Mare” su cui è sospesa la spada di Damocle di un cantiere mai aperto ma, come nelle migliori tradizioni, più volte annunciato. Nonostante la prima bozza progettuale risalga a 17 anni fa, sebbene addirittura sul territorio comunale se ne parli dai primi anni ’90, il cantiere è tutt’oggi una chimera. La messa in sicurezza dell’abitato sud di Vada – l’area dei campeggi, per intendersi, che si allunga fino alla Mazzanta – dipende infatti da una grande vasca di oltre 14 ettari che dovrebbe accogliere, in caso di tracimazione, le acque del torrente Tripesce.
Un’opera indispensabile per la sicurezza di una grossa fetta di territorio. Un’opera di difesa idraulica che non esige più rinvii e tentennamenti. Eppure “manca poco”, garantiscono Comune di Rosignano e Consorzio di Bonifica, principali attori dell’operazione. Eppure, l’avvio dei lavori è stato più volte annunciato invano, l’ultima i primi del 2017, quando in una commissione a palazzo civico si assicurò entro marzo la gara per il Tripesce. Siamo arrivati ad ottobre – stagione delle piogge – e la museruola al Tripesce rimane un miraggio.
Emblema di una vicenda omerica che somma cambi di progettazione (più volte), problemi di finanziamenti, trasformazione e riforma dei consorzi di bonifica con aspetti più contingenti come l’acquisizione delle aree (espropri) dove realizzare la cassa d’espansione del torrente. Tanto per ricordare, una prima ipotesi progettuale contemplava due “casse” e uno sbancamento di circa 22 ettari di terra. Ci volevano circa 4 milioni, e i soldi non c’erano (oggi, probabilmente, ne servirebbero quasi il doppio). Così il progetto è stato rivisto, ridimensionato, ad una sola cassa realizzabile con 1,7 milioni.
L’area interessata è quella delimitata a nord dal Fosso Circolare, ad est dal Fosso Circondariale, a sud da via Vecchia Tripesce e a ovest dalla costa. La portata definita del Tripesce tra il ponte della ferrovia Pisa-Roma e la foce è di 18 metri cubi al secondo. Il progetto ha avuto un primo ok dall’Autorità di Bacino nel 2007. Oltre a Regione e Provincia ci avrebbe messo i soldi il Comune di Rosignano. In origine erano 200mila euro che ad ottobre 2016, nell’accordo siglato tra l’ente comunale e il Consorzio di Bonifica Toscana Costa, sono diventati 400.000. Da due anni il progetto è pronto ed è sulla scrivania dell’ingegner Pandolfi del Consorzio.
Ma a complicare ulteriormente la vicenda è sopraggiunto un contenzioso per l’esproprio di terreni, nel comune di Cecina, appartenenti ad una famiglia ed al titolare di un’azienda agricola. L’accordo sull’esproprio non c’è. Così il Consorzio ha fatto stimare da una terna peritale (gli agronomi Salatino, Benvenuti e Costanzo) il valore della proprietà. E non ricevendo risposta dai proprietari nel marzo scorso ha provveduto a depositare al Mef (l’ex Cassa Depositi e Prestiti) le somme individuate: circa 145.000 euro più 18.000 euro. Questo - come ci conferma l’assessore all’Urbanistica Margherita Pia - dovrebbe garantire l’esecuzione di una gara al riparo da nuove contese. Almeno è quanti si attendono in molti perché si possa pronunciare una volta per tutte la parola fine su una vicenda di ordinaria burocrazia. Anche perché la stessa Regione Toscana ha più volte sollecitato l’intervento e, ulteriori ritardi, potrebbero compromettere una buona parte del finanziamento. Sarebbe una beffa ai danni di un territorio che - dopo tanti anni di stallo - ha chiuso la partita del fiume Fine e si appresta, coi lavori al Vallecorsa, a definire un’ulteriore tappa nell’operazione di difesa idraulica del territorio. Di cui la cassa d’espansione del Tripesce è un’opera assolutamente indispensabile.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Un’opera indispensabile per la sicurezza di una grossa fetta di territorio. Un’opera di difesa idraulica che non esige più rinvii e tentennamenti. Eppure “manca poco”, garantiscono Comune di Rosignano e Consorzio di Bonifica, principali attori dell’operazione. Eppure, l’avvio dei lavori è stato più volte annunciato invano, l’ultima i primi del 2017, quando in una commissione a palazzo civico si assicurò entro marzo la gara per il Tripesce. Siamo arrivati ad ottobre – stagione delle piogge – e la museruola al Tripesce rimane un miraggio.
Emblema di una vicenda omerica che somma cambi di progettazione (più volte), problemi di finanziamenti, trasformazione e riforma dei consorzi di bonifica con aspetti più contingenti come l’acquisizione delle aree (espropri) dove realizzare la cassa d’espansione del torrente. Tanto per ricordare, una prima ipotesi progettuale contemplava due “casse” e uno sbancamento di circa 22 ettari di terra. Ci volevano circa 4 milioni, e i soldi non c’erano (oggi, probabilmente, ne servirebbero quasi il doppio). Così il progetto è stato rivisto, ridimensionato, ad una sola cassa realizzabile con 1,7 milioni.
L’area interessata è quella delimitata a nord dal Fosso Circolare, ad est dal Fosso Circondariale, a sud da via Vecchia Tripesce e a ovest dalla costa. La portata definita del Tripesce tra il ponte della ferrovia Pisa-Roma e la foce è di 18 metri cubi al secondo. Il progetto ha avuto un primo ok dall’Autorità di Bacino nel 2007. Oltre a Regione e Provincia ci avrebbe messo i soldi il Comune di Rosignano. In origine erano 200mila euro che ad ottobre 2016, nell’accordo siglato tra l’ente comunale e il Consorzio di Bonifica Toscana Costa, sono diventati 400.000. Da due anni il progetto è pronto ed è sulla scrivania dell’ingegner Pandolfi del Consorzio.
Ma a complicare ulteriormente la vicenda è sopraggiunto un contenzioso per l’esproprio di terreni, nel comune di Cecina, appartenenti ad una famiglia ed al titolare di un’azienda agricola. L’accordo sull’esproprio non c’è. Così il Consorzio ha fatto stimare da una terna peritale (gli agronomi Salatino, Benvenuti e Costanzo) il valore della proprietà. E non ricevendo risposta dai proprietari nel marzo scorso ha provveduto a depositare al Mef (l’ex Cassa Depositi e Prestiti) le somme individuate: circa 145.000 euro più 18.000 euro. Questo - come ci conferma l’assessore all’Urbanistica Margherita Pia - dovrebbe garantire l’esecuzione di una gara al riparo da nuove contese. Almeno è quanti si attendono in molti perché si possa pronunciare una volta per tutte la parola fine su una vicenda di ordinaria burocrazia. Anche perché la stessa Regione Toscana ha più volte sollecitato l’intervento e, ulteriori ritardi, potrebbero compromettere una buona parte del finanziamento. Sarebbe una beffa ai danni di un territorio che - dopo tanti anni di stallo - ha chiuso la partita del fiume Fine e si appresta, coi lavori al Vallecorsa, a definire un’ulteriore tappa nell’operazione di difesa idraulica del territorio. Di cui la cassa d’espansione del Tripesce è un’opera assolutamente indispensabile.
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