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Muore a 21 anni, palloncini per l’addio a Giada
Rosignano: folla al funerale. La sua maestra d’asilo ai ragazzi: «Custodite la vostra vita»
ROSIGNANO. Chiara riesce a malapena a tenere fra le dita tremanti il filo di un palloncino bianco. Esile, distrutta, emaciata, sembra attaccarsi a quel simbolo di innocenza e libertà come fosse l’ultima certezza che la lega a Giada, la sorella di 21 anni solare e gioiosa che è morta la notte fra sabato 23 e domenica 24 settembre in un tragico incidente d’auto lungo la vecchia via Aurelia fra Donoratico e San Vincenzo. Non può staccare gli occhi dalla bara, su cui gli amici hanno sistemato una t-shirt amaranto con la scritta Cantinetta, il locale nel centro di Cecina dove la 21enne lavorava dall’inverno scorso.
La chiesa di Santa Teresa, nel pomeriggio di mercoledì 27 settembre era stracolma, densa di un silenzio surreale. Centinaia di persone si sono accalcate sul sagrato, in attesa che arrivasse il feretro di Giada Russo. Ventenni attoniti, con gli occhiali scuri e le guance rigate di lacrime silenziose, ma anche tanti amici e conoscenti della famiglia, distrutta da un dolore troppo forte per essere tollerato.
Una folla silenziosa si è assiepata dentro la chiesa, gli occhi fissi sulla bara di Giada e sulla panca dove si era riunita la sua famiglia: mamma Nadia e Chiara, devastate, non ce l’hanno fatta a sostenere l’intera cerimonia. Hanno accusato un malore e sono state portate in sacrestia. Poi, al termine del funerale, un’ambulanza della Croce Rossa ha portato la mamma in ospedale.
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La messa è andata avanti con le parole di don William Bianco, che ha ricordato «il gemito del dolore per una perdita improvvisa, il gemito che ci fa chiedere perché proprio lei, una ragazza di 21 anni». Il parroco ha parlato alle centinaia di ragazzi presenti in chiesa. «Mi rivolgo ai giovani - ha detto don William -, che si sono stretti attorno a Giada e alla sua famiglia. Bastano poche parole: la vita è bella, Giada ve lo ha dimostrato con il suo sorriso e con il suo modo di affrontare le cose. In molti hanno detto che Giada era buona. Di fronte alla morte di una giovane bisogna pensare che ogni momento è importante e che la vita è preziosa».
L’importanza dell’esistenza, come bene da preservare, è stata anche al centro delle parole di suor Emiliana, dell’istituto Santa Maria Maddalena di Livorno, che è stata maestra di Giada ai tempi dell’asilo. Si è rivolta alle centinaia di ragazzi in chiesa. «Custodite la vostra vita - ha detto - non versiamo lacrime per delle bravate. So cosa fate il sabato sera, Giada sia un esempio e dal cielo vi protegga. Quando vi troverete nell’occasione di spensieratezza fate le cose a modo, tenete la testa sopra al collo perché in un minuto rovinate tutta la vostra vita e non è giusto. Ricordate questo momento di dolore».
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Parole intense, seguite da un applauso e da un lungo pellegrinaggio dei ragazzi per accarezzare la bara di Chiara, circondata da decine di mazzi di fiori. Quando il feretro è uscito dalla chiesa, nel piazzale gli amici della ragazza avevano preparato mazzi di palloncini bianchi, che hanno lasciato volare in cielo in ricordo di quell’amica speciale scomparsa troppo presto. Poi il corteo funebre si è mosso per raggiungere il cimitero dei Lupi di Livorno.
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