Finanza
Marina e Cassola storie parallele legate al mare
di ILIO NENCINI (*)
Lo storico locale Nencini rilancia il messaggio dello scrittore: «Sorprendiamo la bellezza»
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L’interesse suscitato dal centenario della nascita di Carlo Cassola fa pensare nuovamente alla nostra storia, e fa sentire la vicinanza dello scrittore anche durante la sua “lontananza” da Marina di Cecina. Con l’arrivo dell’8 settembre 1943, quando la caserma Ginori fu abbandonata dai militari, per due giorni ne divennero padroni i marinesi, i quali gettarono dalle finestre dell’edificio svariate scorte di viveri e vestiario, materiale divenuto introvabile e prezioso per la popolazione, che accorreva a farne provvigione, finché l’arrivo dei carabinieri provvide a stabilire una postazione di vigilanza. Durante lo sfollamento, alcune famiglie di pescatori preferirono non lasciare il mare spostandosi in altri luoghi, come Donoratico, scambiarono le tradizioni del litorale con i contadini ospitanti, barattando il pescato con i prodotti della terra, ma quella libertà di una scelta proveniente dal mare veniva anche compromessa dalle postazioni tedesche, che la impedivano, sbarrando l’attraversamento della spiaggia.
Durante il periodo di Cassola partigiano con i volterrani, tra i marinesi rimasti vi fu chi rischiò la vita per salvare Marina dai bombardamenti mentre il fronte alleato si avvicinava: asportando i motori dalle betoniere tedesche durante la notte, per poi nasconderli e impedire la costruzione di un fortino armato che doveva nascere tra la Caserma e la Chiesa. Purtroppo, dopo la paura della guerra e la tragedia per l’abbandono di materiale bellico ovunque, avvenne la morte di 5 ragazzi, 3 donne e un uomo, oltre a feriti e mutilati (memorie vissute). La vita della periferia marinese continuò a far percepire la letteratura del romanzo cassoliano dal 1946, anno in cui 13 nuclei familiari rimasti senza tetto, per l’interessamento della Commissione comunale alloggi trovarono dimora nell’ala sud-est della caserma militare, formando una piccola comunità composta da cecinesi, marinesi e da famiglie di pescatori napoletani giunti con le loro barche.
Dopo la guerra, dal 1950, nel periodo di permanenza di Cassola a Grosseto, causa le inchieste sulle tragiche condizioni dei minatori di Ribolla, e per le offensive padronali fatte ai contadini di Maremma, ai senza tetto dal febbraio 1956 gravò 1’accusa di occupazione abusiva. Fu loro intimato di lasciare l’ambiente, sia per le condizioni pericolanti, sia per la loro resistenza a voler restare. Perciò furono costretti a sgombrare dalla zona verso la fine di luglio, per evitare azioni forzose.
Il ritorno letterario di Cassola negli anni ‘60, tra la memoria della sua adolescenza marinese, la vita quotidiana del quartiere e i personaggi in relazione con gli aspetti naturali, non si presentava affatto insensibile al nuovo progresso culturale. Tuttavia, con l’art.9 della Costituzione italiana dovuto all’importanza di estendere la tutela per ogni condizione preesistente, e dopo nel gennaio 1957, con il pronunciamento della Soprintendenza delle Belle Arti di Pisa di vincolare il territorio di Cecina dalla ferrovia al mare, affinchè si verificasse un corretto sviluppo paesaggistico, si espresse un vasto schieramento contrario e di riserva nella fase più impegnativa della ricostruzione del dopoguerra. Le autorità governative ricorsero ad un Decreto ministeriale il 30 ottobre 1958, per la “Fascia costiera di Marina di Cecina”. All'opposto, la narrazione cassoliana aveva attinenza con le Convenzioni culturali europee, tenute all’Aja, Parigi, Gubbio, Venezia, e con la Legge del 26 aprile 1964, n.310, che richiamavano la protezione e la valorizzazione per tutto ciò che è d’interesse storico-artistico e del paesaggio naturale da conservare: mentre in tutto il decennio venivano completate le norme sulla tutela del bene culturale, e del bene ambientale, ma con inerzia attuativa. Così, con il ritorno della letteratura di Carlo Cassola, lo scrittore ha continuato a portare con sé la forza di un messaggio per guardare al futuro, e che ci deve appartenere: “di sorprendere la bellezza dove nessuno ne sospettasse la presenza”.
(*Ilio Nencini è uno studioso del territorio).
Durante il periodo di Cassola partigiano con i volterrani, tra i marinesi rimasti vi fu chi rischiò la vita per salvare Marina dai bombardamenti mentre il fronte alleato si avvicinava: asportando i motori dalle betoniere tedesche durante la notte, per poi nasconderli e impedire la costruzione di un fortino armato che doveva nascere tra la Caserma e la Chiesa. Purtroppo, dopo la paura della guerra e la tragedia per l’abbandono di materiale bellico ovunque, avvenne la morte di 5 ragazzi, 3 donne e un uomo, oltre a feriti e mutilati (memorie vissute). La vita della periferia marinese continuò a far percepire la letteratura del romanzo cassoliano dal 1946, anno in cui 13 nuclei familiari rimasti senza tetto, per l’interessamento della Commissione comunale alloggi trovarono dimora nell’ala sud-est della caserma militare, formando una piccola comunità composta da cecinesi, marinesi e da famiglie di pescatori napoletani giunti con le loro barche.
Dopo la guerra, dal 1950, nel periodo di permanenza di Cassola a Grosseto, causa le inchieste sulle tragiche condizioni dei minatori di Ribolla, e per le offensive padronali fatte ai contadini di Maremma, ai senza tetto dal febbraio 1956 gravò 1’accusa di occupazione abusiva. Fu loro intimato di lasciare l’ambiente, sia per le condizioni pericolanti, sia per la loro resistenza a voler restare. Perciò furono costretti a sgombrare dalla zona verso la fine di luglio, per evitare azioni forzose.
Il ritorno letterario di Cassola negli anni ‘60, tra la memoria della sua adolescenza marinese, la vita quotidiana del quartiere e i personaggi in relazione con gli aspetti naturali, non si presentava affatto insensibile al nuovo progresso culturale. Tuttavia, con l’art.9 della Costituzione italiana dovuto all’importanza di estendere la tutela per ogni condizione preesistente, e dopo nel gennaio 1957, con il pronunciamento della Soprintendenza delle Belle Arti di Pisa di vincolare il territorio di Cecina dalla ferrovia al mare, affinchè si verificasse un corretto sviluppo paesaggistico, si espresse un vasto schieramento contrario e di riserva nella fase più impegnativa della ricostruzione del dopoguerra. Le autorità governative ricorsero ad un Decreto ministeriale il 30 ottobre 1958, per la “Fascia costiera di Marina di Cecina”. All'opposto, la narrazione cassoliana aveva attinenza con le Convenzioni culturali europee, tenute all’Aja, Parigi, Gubbio, Venezia, e con la Legge del 26 aprile 1964, n.310, che richiamavano la protezione e la valorizzazione per tutto ciò che è d’interesse storico-artistico e del paesaggio naturale da conservare: mentre in tutto il decennio venivano completate le norme sulla tutela del bene culturale, e del bene ambientale, ma con inerzia attuativa. Così, con il ritorno della letteratura di Carlo Cassola, lo scrittore ha continuato a portare con sé la forza di un messaggio per guardare al futuro, e che ci deve appartenere: “di sorprendere la bellezza dove nessuno ne sospettasse la presenza”.
(*Ilio Nencini è uno studioso del territorio).
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