Sicurezza
Arpat grande assente alla commissione sulla moria di pesci
di Anna Cecchini
Il direttore Solvay spiega lo stop all’impianto del 28 agosto Polemica di M5S e Sul: «Acque del mare inquinate»
3 MINUTI DI LETTURA
ROSIGNANO. Arpat non si è presentata. Nessuno dei tecnici dell’Agenzia ambientale ha accolto l’invito di partecipare alla Commissione consiliare organizzata ieri per fare il punto sullo sversamento di ammoniaca e la morte di alcuni pesci trovati nei pressi della foce del Fosso bianco. Un’assenza senza dubbio notata, ma spiegata dalla presidente di commissione Gaia Vivaldi: «Arpat si scusa, ma essendo ufficiali giudiziari ed essendoci una indagine in corso hanno preferito non intervenire».
Va detto che senza Arpat, che anche in questa vicenda ha il ruolo di supervisore ambientale ed ente di collegamento tra le parti coinvolte, la Commissione è stata più che altro una occasione per far ripercorrere a Solvay la gestione del guasto che lunedì 28 agosto ha portato al blocco della sodiera, e all’amministrazione per spiegare come si è mossa successivamente, dopo il ritrovamento di pesci morti, per tutelare la sicurezza dei cittadini e l’ambiente. Spiegazione data dal vicesindaco Daniele Donati, che ha anche voluto ricordare le poche righe ricevute dall’Istituto di zooprofilassi in merito alle analisi sui pesci: «Ha comunicato come, fermo restando il corretto metodo di conservazione, l’esemplare era in avanzato stato di decomposizione con organi e visceri con liquami». Lo stesso Donati ha sottolineato che il Comune attende la relazione di Solvay (la presenterà ad Arpat entro il 15) e delle indagini, e «diciamo da subito che se gli organi di controllo vedranno elementi per migliorare la gestione di certe situazioni, saremo portatori di queste istanze verso gli organi competenti». Un giro di parole per dire che il Comune non si fa mettere i piedi in testa da nessuno, neppure da Solvay, a cui ha subito risposto il direttore dello stabilimento Davide Papavero (intervenuto con Stefano Piccoli e Raffaele Calabrese De Feo dell’ufficio legale Solvay). «Non siamo la controparte di nessuno - ha spiegato il numero uno di via Piave - , abbiamo sempre collaborato con Arpat e Comune mettendoci a disposizione per fornire le informazioni che avevamo». Papavero ha ribadito la posizione di Solvay, ossia «non c’è evidenza della correlazione fra il guasto alla sodiera e la morte dei pesci. Oltretutto Arpat ha preso i campioni alla foce del Fosso bianco, quando abitualmente li prende 600 metri al largo». Poche le domande che i consiglieri hanno presentato. Se Mario Settino (M5S) ha chiesto di migliorare il sistema degli sniffer (rilevatori della presenza di ammoniaca in aria) e ha sottolineato come «mancano le analisi al punto 0, ossia alla foce del Fosso bianco», insistendo anche su fatto che «Arpat definisce il mare antistante le Spiagge bianche in condizioni chimiche non buone». Il direttore dello stabilimento ha fatto notare che «Arpat ha campionato il punto 0, ma il risultato non è stato riferito e non sappiamo il motivo, quando alla sicurezza lavoriamo da anni sul miglioramento degli impianto, grazie alle nuove tecnologie si lavora a monte, infatti siamo riusciti a fermare l’impianto in totale sicurezza». Il consigliere di Sul, Niccolò Gherarducci, ha chiesto un rafforzamento della trasparenza da parte di Solvay, sottolineando «l’importanza di una commissione specifica sulla qualità delle acque, in modo che l’industria sia chiara sul livello di incidenza che ha sul territorio». Polemica di Gherarducci sulla gestione della vicenda fatta da Arpat, che secondo il consigliere «non può lavorare nel silenzio».
Luca Agostini (capogruppo Pd) ha spiegato di «non accettare che si metta in dubbio la fiducia verso le istituzioni e gli organi di controllo», e Maria Grazia Angeli (Fi) ha ribadito «la necessita di punti fermi, mi aspetto Comune e Solvay riescano a fornirli». Polemico il consigliere M5S, Francesco Serretti che ha ribadito l’assurdità del fatto «che Arpat non abbia preso le rilevazioni correttamente e che dall’Istituto di zooprofilassi siano arrivate solo due righe sull’analisi dei pesci».
Va detto che senza Arpat, che anche in questa vicenda ha il ruolo di supervisore ambientale ed ente di collegamento tra le parti coinvolte, la Commissione è stata più che altro una occasione per far ripercorrere a Solvay la gestione del guasto che lunedì 28 agosto ha portato al blocco della sodiera, e all’amministrazione per spiegare come si è mossa successivamente, dopo il ritrovamento di pesci morti, per tutelare la sicurezza dei cittadini e l’ambiente. Spiegazione data dal vicesindaco Daniele Donati, che ha anche voluto ricordare le poche righe ricevute dall’Istituto di zooprofilassi in merito alle analisi sui pesci: «Ha comunicato come, fermo restando il corretto metodo di conservazione, l’esemplare era in avanzato stato di decomposizione con organi e visceri con liquami». Lo stesso Donati ha sottolineato che il Comune attende la relazione di Solvay (la presenterà ad Arpat entro il 15) e delle indagini, e «diciamo da subito che se gli organi di controllo vedranno elementi per migliorare la gestione di certe situazioni, saremo portatori di queste istanze verso gli organi competenti». Un giro di parole per dire che il Comune non si fa mettere i piedi in testa da nessuno, neppure da Solvay, a cui ha subito risposto il direttore dello stabilimento Davide Papavero (intervenuto con Stefano Piccoli e Raffaele Calabrese De Feo dell’ufficio legale Solvay). «Non siamo la controparte di nessuno - ha spiegato il numero uno di via Piave - , abbiamo sempre collaborato con Arpat e Comune mettendoci a disposizione per fornire le informazioni che avevamo». Papavero ha ribadito la posizione di Solvay, ossia «non c’è evidenza della correlazione fra il guasto alla sodiera e la morte dei pesci. Oltretutto Arpat ha preso i campioni alla foce del Fosso bianco, quando abitualmente li prende 600 metri al largo». Poche le domande che i consiglieri hanno presentato. Se Mario Settino (M5S) ha chiesto di migliorare il sistema degli sniffer (rilevatori della presenza di ammoniaca in aria) e ha sottolineato come «mancano le analisi al punto 0, ossia alla foce del Fosso bianco», insistendo anche su fatto che «Arpat definisce il mare antistante le Spiagge bianche in condizioni chimiche non buone». Il direttore dello stabilimento ha fatto notare che «Arpat ha campionato il punto 0, ma il risultato non è stato riferito e non sappiamo il motivo, quando alla sicurezza lavoriamo da anni sul miglioramento degli impianto, grazie alle nuove tecnologie si lavora a monte, infatti siamo riusciti a fermare l’impianto in totale sicurezza». Il consigliere di Sul, Niccolò Gherarducci, ha chiesto un rafforzamento della trasparenza da parte di Solvay, sottolineando «l’importanza di una commissione specifica sulla qualità delle acque, in modo che l’industria sia chiara sul livello di incidenza che ha sul territorio». Polemica di Gherarducci sulla gestione della vicenda fatta da Arpat, che secondo il consigliere «non può lavorare nel silenzio».
Luca Agostini (capogruppo Pd) ha spiegato di «non accettare che si metta in dubbio la fiducia verso le istituzioni e gli organi di controllo», e Maria Grazia Angeli (Fi) ha ribadito «la necessita di punti fermi, mi aspetto Comune e Solvay riescano a fornirli». Polemico il consigliere M5S, Francesco Serretti che ha ribadito l’assurdità del fatto «che Arpat non abbia preso le rilevazioni correttamente e che dall’Istituto di zooprofilassi siano arrivate solo due righe sull’analisi dei pesci».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
