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22 anni di contese per dargli un nome, Rosignano Solvay festeggia un secolo
Politici, sindaci, podestà e i direttori dell'azienda belga elaborarono varie proposte per cambiare denominazione al Paese Nuovo
ROSIGNANO. Possediamo solo nudi nomi – nomina nuda tenemus – scriveva Umberto Eco nel bestseller “Il Nome della Rosa” riprendendo un verso del monaco benedettino Bernardo Cluniacense nel De Contemptu Mundi. Il verso chiudeva il romanzo a significare – ma le interpretazioni sono aperte – che al termine dell’esistenza di una cosa particolare, in questo caso la rosa primigenia, sopravvive solo il nome universale. Nel nome di Rosignano Solvay, però, si racchiude la storia di un territorio e di una comunità nata e cresciuta attorno al corpo della fabbrica chimica che Ernest Solvay, belga di Rebecq-Rognon inventore della formula del bicarbonato, volle impiantare e nord del Fine dopo aver incassato un fermo no dai latifondisti cecinesi gelosi delle rispettive proprietà disseminate lungo il fiume.
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Da quel giorno, dal 1913 ad oggi, di Rosignano Solvay non è rimasto solo il “nome nudo” ad identificare un territorio, ma un paese vivo che è anche la frazione più popolosa del comune di Rosignano con oltre 16.000 abitanti e una fabbrica che ancora produce soda, bicarbonato, acqua ossigenata con la sodiera più grande d’Europa. Oggi 20 agosto 2017 Rosignano Solvay compie 100 anni e la Pro Loco cittadina si appresta a festeggiare la ricorrenza con una manifestazione che culminerà nell’esibizione dei velivoli dell’Areoclub di Pisa in un tripudio di bandierine tricolori. E poi cibo di strada, scenette itineranti, truccabimbi, bolle giganti, laboratori di aquiloni. Insomma, uno spettacolo di arte varia.
Eppure attorno a questa denominazione c’è una storia che dura 22 anni, dall’8 giugno 1914 al 9 ottobre 1936, durante i quali il nome della frazione cambierà più volte, fra spinte politiche di commissari prefettizi, consiglieri comunali, sindaci e l’orgoglio tutto belga della società Solvay che vuole il marchio di Ernest ad identificare un villaggio nato attorno allo stabilimento chimico. Sarà solo nel ’36, infatti, che il podestà dottor Vetrini, autorizzerà il cambiamento definitivo in Rosignano Solvay. Ma prima – come testimonia Aldo Miliani nel sitto www.lungomarecastiglioncello.it e come hanno raccolto Giampiero Celati e Leo Gattini in “Sale e Pietra”– ne vedremo delle belle.
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Partiamo dall’8 giugno 1914: lo sparuto agglomerato di case fra la nascitura ferrovia e il Monte alla Rena prende il nome di Paese Novo. Alberto Baracchini Caputi, sindaco di Rosignano, apre la seduta del consiglio comunale durante la quale accenna all’incremento edilizio del Paese Novo ed evidenzia la necessità di imporre un nome consono. Si discute, allora, animosamente fra una serie di appellativi, tra cui Rosignano a Mare ed alla fine si mette in votazione “Rosignano Nuovo” che sta a raggruppare le località Mondiglio, Monte alla Rena, Paese Nuovo e Lillatro. Dieci voti favorevoli, nessun contrario. Ma Rosignano Nuovo dura appena lo spazio di una settimana. Il 15 giugno, infatti, nuova adunanza del consiglio nella quale il presidente Barachini Caputi spiega che il direttore della Solvay è rimasto dispiaciuto del nome imposto dal consiglio avendo la società belga già battezzato con Rosignano la stazione ferroviaria e gli annessi della fabbrica. Si mette in votazione “Rosignano” che passa all’unanimità. Scoppia la guerra, si diffonde una micidiale epidemia di colera. C’è altro a cui pensare ma ecco che il 20 agosto del 1917 il consiglio torna a discutere la questione. Anche perché, nel frattempo, è scoppiato un bel caos. La direzione delle Poste si lamenta spiegando che le due denominazioni “Rosignano” creano un’evidente confusione e difficoltà nel recapito della corrispondenza. L’aula ne prende atto e muta di nuovo il nome dell’area a mare in Rosignano Solvay.
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Ma è un fuoco di paglia, evidentemente. Perché il 19 gennaio del 1923 la società Solvay scrive al Ministero degli Interni facendo notare che l’abitato di Rosignano Solvay conta già più di 1.100 abitanti. Che il Comune, a 5 km e su una strada in salita, è difficilmente accessibile e chiede che il nucleo di case a valle venga riconosciuto come frazione a tutti gli effetti di legge. Poi chiede che il nome di Rosignano Solvay sia cambiato in Solvay Rosignano. Arriva il fascismo e nel nome dell’italianità ecco che il richiamo “Solvay” nella toponomastica del territorio cade in declino. Il 17 gennaio del 1927 il consiglio fa notare che ci sono difficoltà nell’inserire il doppio nome “Solvay Rosignano” nella segnaletica sradale perché - si dice - “la popolazioone non vuole un nome straniero” e si torna a richiamare la vecchia dizione di Rosignano Nuovo. Questa deliberazione, tuttavia, non ebbe mai il visto prefettizio. Tanto che il commissario prefettizio il 6 aprile del 1927 revocò la dizione di Rosignano Nuovo confermando Solvay Rosignano. Ma la querelle non è ancora all’epilogo, che arriva invece nell’ottobre del 1936 quando il podestà Vestrini scrive al Ministero degli Interni. Si ricorda che la “ditta Solvay, straniera ma di nazione amica, qui ha compito veramente un’opera benefica costruendo a sue spese scuole, ospedale e teatro...”. Il 9 ottobre si sancisce la denominazione Rosignano Solvay. Matrimonio pacificatore tra mare e soda.
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