Il Tirreno

Volontari lo aiutano a ritrovare il suo Strolch, l'abbraccio dopo 56 giorni - Video

di Maria Meini
I cartelli affissi per ritrovare il cane e l'abbraccio con il padrone
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I cartelli affissi per ritrovare il cane e l'abbraccio con il padrone

Per 56 giorni decine di volontari cecinesi hanno seguito i movimenti del cane. Finalmente sono riusciti a prenderlo e le lacrime di Albert li hanno ripagati

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CECINA. Se è vero che gli occhi raccontano l’amore, gli sguardi di Albert e Strolch, il ragazzo tedesco con la rosa tatuata e il suo cane vagabondo, sono un libro di favole. Perché la loro storia ha tutti gli ingredienti di una fiaba. A lieto fine, come si conviene a una favola, ma con un prologo di dolore, ansia e sofferenza, come non manca mai in un racconto avventuroso. La loro è una storia d’amore tra l’uomo e il cane. Uno degli amori più puri e potenti. Che parla di dedizione assoluta e di infinito.

Albert e Strolch si sono ritrovati dopo 56 giorni di tormento. Ma l’originalità della storia è la fedeltà dell’uomo, del ragazzo, che stavolta fa la differenza. Abert infatti non ha mai smesso di cercare il suo Strolch - che in tedesco vuol dire vagabondo, “mascalzone”: mai nome più azzeccato - un meticcio di sei anni che a metà giugno si era allontanato dal campeggio delle Gorette dove i due stavano trascorrendo un periodo di vacanza.

Strolch era un randagio che aveva vissuto fino a pochi mesi prima in un canile della Polonia. Fino a che Albert non lo aveva adottato inondandolo del suo amore. In Italia sono arrivati a giugno con la cagnetta Bella. Ma Strolch, non ancora abituato a vivere in famiglia, si è allontanato. Albert ha subito dato l’allarme, ha contattato i volontari dell’associazione Mici felici, che gestiscono il canile di zona, ha affisso volantini per le strade, ha inviato la foto di Strolch alla redazione del Tirreno, ha mobilitato tutti e tutto. Poi è dovuto tornare in Germania, ma non si è arreso. E con lui i volontari, capitanati da Francesca Fiori, che hanno dato vita a una vera e fantastica catena umana: con messaggi su whatsapp e su facebook hanno controllato e mappato ogni segnalazione. Strolch si è fatto vivo subito, dalle Badie alla Mazzanta a Vada, ma sempre imprendibile. I volontari e le volontarie lo hanno fotografato e filmato. Per due lunghi mesi. Poi d’improvviso, come se avesse seguito un richiamo insondabile e misterioso, è tornato al campeggio dal quale era fuggito. Il cerchio della vita. È stata una liberazione per i volontari, che hanno subito avvertito il padrone, il quale si è precipitato a Cecina, accompagnato dai genitori e dalla cagnetta Bella.

Strolch ha continuato a girare e girovagare per i campi, sempre più magro, quando finalmente nella notte di domenica 6 agosto, si è fatto prendere: è entrato nella gabbia. E il suo padrone ha potuto riabbracciarlo, piangendo come un bambino. Le sue lacrime hanno contagiato i volontari, ripagandoli della stanchezza, delle notti perse, del sonno e dello stress. Strolch si è adagiato su una coperta, gli occhi stanchi ma appagati.

Albert è potuto ripartire, lasciando una bella donazione al canile di Cecina. Per lui questa città di mare resterà sempre la casa di Albert e il vagabondo.

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