Il Tirreno

castagneto: incontro alle vie del giornalismo 

«Non mi sento scrittore, ma affabulatore»

«Non mi sento scrittore, ma affabulatore»

I misteri e la verve di Nicolai Lilin incantano il pubblico che affolla piazza della Gogna 

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CASTAGNETO. I misteri sono il sale della vita. Aggiungi l’effetto noir e una capacità affabulatoria non comune, e... l’incontro è fatto. Nicolai Lilin, lo scrittore russo diventato famoso con “L’educazione siberiana” e la lingua dei tatuaggi, è una star. Basta digitare il suo nome su Google per rendersene conto. Star mediatica, social e tradizionale al tempo stesso, coi suoi best seller in libreria.

Ospite della fortunata rassegna “Le Vie del giornalismo”, organizzata a Castagneto Carducci dai giornalisti Elisabetta Cosci e Gianpaolo Boetti in collaborazione con l’amministrazione comunale, ha fatto il tutto esaurito. Piena la piazza della Gogna, dove il pubblico lo aspettava (dopo una degustazione dei vini dell’azienda Podere Conca 196) e lo ha seguito per due ore e mezzo senza fiatare. Intervistato dalla giornalista Maria Meini, Nicolai Lilin ha parlato di tutto. Della sua vita avventurosa, del carcere, del suo arrivo in Italia, del suo debutto come scrittore. «Non mi sento uno scrittore, ma un affabulatore», ha detto. Eppure di libri ne sforna uno l’anno, e scrive in italiano, lingua che conosce benissimo fin nelle sfumature.

Ed ha parlato dei giovani, del comunismo e del consumismo, della droga, della politica estera, di cui si è rivelato fine conoscitore, del suo “odio” verso il mondo Walt Disney, delle fiabe che ha scritto - ultima fatica letteraria - per le sue due figlie. E ancora ha risposto alle domande sulla paura, il tema a cui era dedicata la rassegna degli incontri 2017. «Non ho paura di niente - ha detto - perché ne ho viste di tutti i colori, dalla guerra in Cecenia ai morti per droga, ma ho paura del futuro per le mie figlie, del mondo che verrà». Non si è tirato indietro neppure davanti alle domande scomode, come quella sugli attacchi che alcuni giornalisti gli hanno rivolto mettendo in dubbio la veridicità della sua storia. «Vogliono solo farsi pubblicità per pubblicare i loro libri - ha risposto piccato - basta leggere quello che scrivono per capire che non sanno di cosa parlano».

Ha raccontato del suo incontro con Roberto Saviano («Non lo definirei amico, ma una persona che stimo: è stato il primo a leggere il mio libro d’esordio e il primo a recensirlo»). Ha dichiarato la sua ammirazione per Putin («In Russia è necessario uno come lui»). Di una sola cosa non ha voluto parlare: dei tatuaggi. Un alone di mistero rimane.

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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