Sicurezza
Quel genio di Olmo dalla barca a vela ai templi della fisica
L’intervista. Rosignanese, campione mondiale di Vaurien e normalista: laurea a settembre, poi la ricerca in California
ROSIGNANO. La sua modestia è proverbiale: i compagni di vela e gli allenatori lo rammentano così Olmo Cerri, antidivo fin da piccolo, eppure a 10 anni il babbo Marco Cerri, per quattro volte campione del mondo di Vaurien, lo fece salire sul suo primo guscio. Pochi anni dopo, avrebbe raggiunto il podio più alto. Campione del mondo a 17 anni, una cascata di riccioli neri e il sorriso di un ragazzino cresciuto a pane e sport. Il babbo campione di vela, la mamma, Claudia Messina, allenatrice di ginnastica ritmica. E fin qui tutto nella norma, o quasi: la passione di famiglia, il corpo sano di latina memoria, tramandata al figlio. Ma sui banchi del liceo Enriquez di Livorno, Olmo Cerri ha scoperto la sua passione più grande, quella per le scienze, che l’ha fatto innamorare della fisica. Amore ricambiato. Perché Olmo ha un gene speciale, quello del genio. Studia alla Normale di Pisa, vale a dire l’eccellenza, e a 24 anni (li compie a novembre) ha già in tasca un passaporto per il California Institute of Technology, dove gli hanno offerto un dottorato post laurea. Questione di giorni: il 20 settembre discute la tesi, il 24 ha l’aereo per Los Angeles. Eppure si preoccupa di non essere abbastanza chiaro quando gli chiediamo lumi sulla sua tesi sui Bosoni W. Modestia.
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“Mens sana in corpore sano”. Tornato dal Cern di Ginevra a fine giugno ha trovato il tempo di vincere i campionati italiani di vaurien e dopo due settimane di ripartire per i mondiali in Polonia. A metà giugno ha partecipato al meeting “The future makers” a Milano, selezionato tra i cento giovani futuri leader dalla Boston Consulting fra 12mila “ragazzi eccellenti”.
Campione sportivo, cervellone e anche leader. Olmo, pensava di essere scelto dai cacciatori di teste?
«È stata una sopresa positiva. Ma forse un po’ sì me l’aspettavo, perché quando ho fatto domanda di selezione sapevo che avevo un curriculum accademico relativamente buono».
Relativamente? Troppo modesto.
«Il Boston Consulting group cercava personalità al di fuori del normale reach. Nella valutazione contano molto anche i fattori di ambientazione e la capacità di integrarsi, oltre alle idee creative. E a mio vantaggio sono stati determinanti lo sport e gli studi scientifici».
Ci racconta i 4 giorni milanesi? Avranno un seguito?
«È stato un evento formativo al di fuori del mio corso professionale e accademico, un evento molto interessante: avevamo un mentore, che al termine ha fatto anche una valutazione di ognuno di noi. In questi giorni abbiamo avuto l’opportunità di incontrare personalità politiche e manager a livello internazionale: il ministro dell’industria, l’ad di Poste, un alto dirigente di Amazon. Credo che tutto questo avrà un seguito a livello di relazioni, perché abbiamo un’associazione che organizza eventi, attività conoscitive».
In che modo lo sport lo ha aiutato ed è stato valutato a suo favore?
«Nella capacità di interazione mi aiuta molto: io fin da bambino sono stato all’estero, ho partecipato a raduni con persone di tutto il mondo, parlo inglese e un po’ di francese».
Com’è nato il suo amore per la fisica?
«Al liceo scientifico Enriquez, a Livorno, dove ho frequentato il Pni, l’indirizzo informatico. Fin da piccolo mi piacevano le scienze, mi piaceva descrivere e indagare i fenomeni. Al liceo ho avuto un’insegnante, Tania Pascucci, che mi ha stimolato. Durante il biennio finale ho partecipato alle Olimpiadi della fisica, sono andate bene e ho deciso di fare il test d’ammissione alla Normale».
L’eccellenza assoluta. Cos’ha provato quando le hanno detto che aveva superato il test?
«Sono stato molto contento. Anche i miei genitori mi hanno sempre incoraggiato a seguire le mie aspirazioni».
Ha continuato a gareggiare: dove trova il tempo?
«Io ho cominciato con la vela da piccolissimo seguendo mio padre. Poi a 14, 15 anni ho partecipato ai mondiali. All’Università è cambiata la distribuzione del tempo, però non ho mai abbandonato lo sport, è uno stimolo a migliorarmi».
Adesso si sta per laureare. E dopo?
«Ho conseguito la laurea triennale e sto preparando la tesi specialistica per settembre. È uno studio sulla fisica delle integrazioni fondamentali».
Può provare a spiegarcelo?
«Ha a che fare con i Bosoni W, mediatori della forza debole. Si occupa della misura della massa di queste particelle. Dell’esplorazione di nuove particelle, la materia oscura, anche al di là di quello che noi possiamo creare con i nostri acceleratori».
La ricerca sarà la sua vita?
«Mi piacerebbe almeno per 5-6 anni dedicarmi alla ricerca accademica, poi magari l’insegnamento. Il punto di svolta è arrivato al secondo anno di università: alla fine dei corsi, in estate, mi hanno mandato all’estero, nei centri di ricerca: al Ligo, nel sud degli Stati Uniti, dove è stato fatto il famoso esperimento sulle onde gravitazionali. E poi al Cern a Ginevra, al Fermi Lab a Chicago».
E tornando dal Cern ha vinto i campionati italiani di vela.
«Ho deciso di gareggiare in modo più consistente in questo periodo, perché il prossimo anno sarà negli Usa, dove ho accettato un dottorato dal California Institute of Technology. Credo che avrò meno tempo per la vela».
Quando non studia e non gareggia cosa fa?
«Niente di particolare: vengo a Rosignano dalla mia famiglia, da mia sorella. Vado al mare, al cinema, a volte a ballare. Cose normali».
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