Il Tirreno

L’arenile diventa un bagno pubblico

di Alessandra Bernardeschi
L’arenile diventa un bagno pubblico

Viaggio fra Lillatro e Spiagge Bianche, dove le dune sono colme di escrementi. Nocchi: «Impossibile installare servizi igienici» 

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ROSIGNANO. Degrado e sporcizia nella spiaggia libera che dal Lillatro porta sino alla foce del fiume Fine. Il sistema dunale, che dovrebbe essere protetto, per ampi tratti è stato trasformato in un bagno all’aperto. «Quello della mancanza dei bagni pubblici sulle spiagge libere è un problema reale - ha detto l’assessore alla qualità urbana Piero Nocchi - ma difficilmente risolvibile soprattutto nel tratto di costa tra il Lillatro e la Mazzata perché l’aria delle pinete retrostanti e quella retro dunale rientra nelle competenze della forestale». Tra la spiaggia bianca finta caraibica che nonostante la presenza degli scarti di lavorazione Solvay accoglie migliaia di turisti ogni anno e la zona retro dunale, le deiezioni umane la fanno da padrone. Tutt’attorno, famiglie con bambini munite di sdraio, ombrelloni e tendine da campeggio, venditori ambulanti che espongono la loro merce, persone che fanno il bagno e gli immancabili selfie.

Lunedì mattina ore 10,30, spiaggia libera del Lillatro, frequentata da residenti e turisti. Arrivano alla spicciolata i primi ambulanti: c’è chi espone la propria mercanzia proprio lungo le mura del canale di presa della fabbrica Solvay trasformato in un murales. Davanti un manufatto in cemento: un cartello avvisa che la zona è video sorvegliata. Qualche scafo di piccole imbarcazioni attorno, mura imbrattate di scritte e un sacco di spazzatura appesa sotto alle finestre. Passato il ponte che permette di valicare il canale, i primi venditori iniziano ad esporre la merce: teli da mare, palloni, occhiali da sole. C’è anche un piccolo carretto, posteggiato di lato, ma ancora ricoperto da teli verdi. I turisti iniziano a piazzare i propri ombrelloni nel lungo arenile che porta fino a Pietrabianca. Un bagnino osserva, dalla propria postazione, i primi bagnanti già in mare. La spiaggia, a quell’ora, non è piena. La giornata, ingrigita da qualche nuvola di passaggio, non invita alla tintarella. Qualcuno cammina lungo il bagnasciuga, altri giocano a pallone, altri ancora sistemano le proprie cose, soprattutto zainetti, lungo le dune.

Ed è proprio dietro le dune a due metri dalla spiaggia dove giocano i bambini, che lo scenario cambia ancora: tra la vegetazione un odore insopportabile che arriva da deiezioni umane in bella mostra, con tanto di fazzoletti di carta sparsi, bottiglie in vetro e sporcizia varia, impossibile da identificare. Le dune, quel sistema protetto che dovrebbe arginare l’erosione, trasformate in un bagno pubblico all’aperto. «Il problema, inutile negarlo, sussiste- dice Piero Nocchi - da tempo, assieme ad altri Comuni, ci stiamo ponendo la domanda di come sia possibile installare bagni pubblici lungo le spiagge libere della costa. Una cosa non semplice visto le normative presenti. Sugli arenili andrebbero collocati bagni removibili seguendo una procedura particolare. Nel caso delle spiagge che dal Lillatro portano sino alla Mazzanta, laddove non esistono Punti Azzurri, non possiamo installare bagni dietro il sistema duale o nelle pinete perché è area di competenza della forestale. Un problema vero, dunque, che stiamo cercando di risolvere - continua Nocchi- anche assieme ad altro Comuni, come ad esempio quello di Cecina». Nel periodo estivo, alla maleducazione «si somma il problema dei venditori che spesso stazionano o mettono la propria merce proprio nelle pinete o dietro le dune. I controlli - dice Nocchi - da parte delle varie forze dell’ordine ci sono ed hanno sortito effetti anche nelle ultime settimane«. Per quanto riguarda la pulizia «è difficile - conclude l’assessore - pensare di ripulire ogni giorno, chilometri di dune».

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