Attenzione
Cinghiali e danni all’agricoltura i cacciatori lanciano l’appello
Castagneto, Dei (presidente Ucav): «Tornare a una collaborazione tra noi e gli agricoltori» Polemica contro la legge obiettivo regionale, considerata inadeguata nei momenti di emergenza
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CASTAGNETO CARDUCCI. Da quando non sono più i cacciatori a collaborare con gli agricoltori nella prevenzione di danni alle culture a causa degli ungulati, la situazione è al collasso. Secondo l’Ucav (Unione comunale associazioni venatorie) è colpa della legge obiettivo che ordina una caccia di selezione, inefficace. Il risultato sono innumerevoli richieste di danni da parte degli agricoltori con cifre che vanno ad incidere anche sulle casse dell’Atc (ambiti territoriali di caccia).
Prevenzione. A denunciare la situazione è Flavio Dei, presidente Ucav Castagneto Carducci. «Fino all’anno scorso eravamo noi cacciatori ad aiutare gli agricoltori a posare protezioni elettrificate nei perimetri dei campi o scacciare con i cani gli animali vicini alle culture in atto -spiega - un lavoro impegnativo e importante che nella maggior parte delle volte risultava efficace nella prevenzione. Lavoro fatto da noi cacciatori a titolo di volontariato e a beneficio delle colture. Queste opere di prevenzione negli ultimi anni soprattutto nelle nostre zone avevano portato ad un notevole calo della spesa di rimborso danni da parte delle Atc. Sarebbe stato corretto continuare questo dialogo».
La caccia di selezione. Da novembre a gennaio la forma di caccia per mantenere il controllo dei cinghiali è la “braccata”, attuata dalle squadre presenti sul territorio assegnato dall’Atc che comporta abbattimenti nell’ordine di 300 capi annui (nella nostra zona) ma che però avviene lontano dal periodo dei raccolti e, nonostante sia fondamentale per tenere sotto controllo la popolazione dei suidi, per la legge obiettivo del 12 febbraio 2016 non è possibile eseguirla nel momento dell’emergenza. Da febbraio a settembre è stata inserita la caccia di selezione al cinghiale ma è di per sé difficile abbattere gli animali perché è consentita da un’ora prima dell’alba a un’ora dopo il tramonto, per animali la cui attività è prevalentemente notturna.
Caos di ruoli. «La caccia di selezione – continua Dei - dovrebbe essere affiancata da una buona forma di prevenzione. La legge obiettivo sembra che sia riuscita a mettere tutti contro tutti e questo sta portando inimicizie e malcontento ovunque. Il distretto e il suo presidente che fino a ieri aveva svolto un egregio lavoro ed era il collante tra agricoltori e squadre è stato letteralmente scavalcato e non preso più in considerazione a discapito di tutti. Prima quando era competenza del distretto se un agricoltore aveva dei problemi con i cinghiali, l’Atc comunicava al distretto il problema, il presidente insieme al caposquadra della zona interessata andavano a verificare se c’erano danni, se necessario aiutavano l’agricoltore ad installare dissuasori elettrici o altro, intervenendo in maniera tempestiva ed efficace».
Caccia indiscriminata. Ora, una volta attivata la procedura di richiesta danni tutto è baypassato. «Non si interpellano più - spiega Dei - i responsabili delle zone assegnate al controllo del territorio, non importa se non sempre sono state prese misure cautelative in modo che i cinghiali non facciano danni, si uccidono gli animali per prevenzione, anzi visto che la legge lo permette si dà licenza di uccidere senza remore, non interessa se si appostano su un trottoio vicino al bosco, anche se lontano dalle culture danneggiate. Qquesta è prevenzione o convenienza? Tutto questo non per accusare nessuno ma per far riflettere che oltre a rispettare le norme della legge è fondamentale considerare anche quelle etico-venatorie perché certe decisioni prese a livello regionale possono minare e incrinare quel rapporto di rispetto, equilibrio e collaborazione che c’è sempre stato fra agricoltori e mondo venatorio».
Divina Vitale
Prevenzione. A denunciare la situazione è Flavio Dei, presidente Ucav Castagneto Carducci. «Fino all’anno scorso eravamo noi cacciatori ad aiutare gli agricoltori a posare protezioni elettrificate nei perimetri dei campi o scacciare con i cani gli animali vicini alle culture in atto -spiega - un lavoro impegnativo e importante che nella maggior parte delle volte risultava efficace nella prevenzione. Lavoro fatto da noi cacciatori a titolo di volontariato e a beneficio delle colture. Queste opere di prevenzione negli ultimi anni soprattutto nelle nostre zone avevano portato ad un notevole calo della spesa di rimborso danni da parte delle Atc. Sarebbe stato corretto continuare questo dialogo».
La caccia di selezione. Da novembre a gennaio la forma di caccia per mantenere il controllo dei cinghiali è la “braccata”, attuata dalle squadre presenti sul territorio assegnato dall’Atc che comporta abbattimenti nell’ordine di 300 capi annui (nella nostra zona) ma che però avviene lontano dal periodo dei raccolti e, nonostante sia fondamentale per tenere sotto controllo la popolazione dei suidi, per la legge obiettivo del 12 febbraio 2016 non è possibile eseguirla nel momento dell’emergenza. Da febbraio a settembre è stata inserita la caccia di selezione al cinghiale ma è di per sé difficile abbattere gli animali perché è consentita da un’ora prima dell’alba a un’ora dopo il tramonto, per animali la cui attività è prevalentemente notturna.
Caos di ruoli. «La caccia di selezione – continua Dei - dovrebbe essere affiancata da una buona forma di prevenzione. La legge obiettivo sembra che sia riuscita a mettere tutti contro tutti e questo sta portando inimicizie e malcontento ovunque. Il distretto e il suo presidente che fino a ieri aveva svolto un egregio lavoro ed era il collante tra agricoltori e squadre è stato letteralmente scavalcato e non preso più in considerazione a discapito di tutti. Prima quando era competenza del distretto se un agricoltore aveva dei problemi con i cinghiali, l’Atc comunicava al distretto il problema, il presidente insieme al caposquadra della zona interessata andavano a verificare se c’erano danni, se necessario aiutavano l’agricoltore ad installare dissuasori elettrici o altro, intervenendo in maniera tempestiva ed efficace».
Caccia indiscriminata. Ora, una volta attivata la procedura di richiesta danni tutto è baypassato. «Non si interpellano più - spiega Dei - i responsabili delle zone assegnate al controllo del territorio, non importa se non sempre sono state prese misure cautelative in modo che i cinghiali non facciano danni, si uccidono gli animali per prevenzione, anzi visto che la legge lo permette si dà licenza di uccidere senza remore, non interessa se si appostano su un trottoio vicino al bosco, anche se lontano dalle culture danneggiate. Qquesta è prevenzione o convenienza? Tutto questo non per accusare nessuno ma per far riflettere che oltre a rispettare le norme della legge è fondamentale considerare anche quelle etico-venatorie perché certe decisioni prese a livello regionale possono minare e incrinare quel rapporto di rispetto, equilibrio e collaborazione che c’è sempre stato fra agricoltori e mondo venatorio».
Divina Vitale
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