Sicurezza
Cosa succederà adesso, gli scenari al Mise
Il precedente del rigassificatore di Zaule bocciato dalla Serracchiani e scartato anche da Calenda
ROSIGNANO. La domanda che molti si pongono, ora che il Miniambiente ha rilasciato il Progetto Rosignano con la Via del 2010, è cosa succederà. A parte un già evidente braccio di ferro fra governo ed enti locali. Intanto, una cosa è certa, una prima parte dell’iter si è chiusa, con un bel sospirone in casa Edison che, in caso di nuova Via, avrebbe avuto i tempi allungati di anni. Ma con la preoccupazione di un territorio che si è già espresso chiaramente per il no a questo progetto.
La variante Rosignano, dunque, passa ad un altro ministero, quello per lo Sviluppo Economico. E’ al Mise, infatti, che si giocherà il destino del rigassificatore di Rosignano sul piano autorizzativo. L’autorizzazione unica all’impianto, come previsto dalla normativa, sarà concessa dal Mise in accordo con la Regione Toscana e con il ministero delle Infrastrutture. E qui si apre subito un punto. La Regione Toscana, sia attraverso l’organo tecnico di controllo, sia attraverso una delibera di giunta (del 23 giugno scorso)ha già espresso un parere negativo. Soprattutto ha ritenuto, come il Comune di Rosignano, che il progetto doveva essere assoggettato a nuova Via perché decisamente diverso da quello precedente. Dunque, ad oggi, se il Mise dovesse decidere sull’autorizzazione si troverebbe in contrasto con la Regione Toscana. E non potrebbe fare strappi. Tanto più che c’è un precedente recente, che riguarda il rigassificatore di Zaule a Trieste, dove il no pronunciato dalla Serracchiani (governatrice del Friuli) è stato recepito dal governo col ministro Calenda che ha definito l’operazione promossa dagli spagnoli di Gas Natural Fenosa non più strategica.
Difficile, dunque, pensare che il Mise possa decidere in barba ai no espressi da Regione e Comune di Rosignano.
C’è però un’altra strada. E rimanda dritta alla Sen, strategia energetica nazionale. Ovvero, il governo sta definendo quali e quanti impianti sarebbero strategici (uno già in funzione, per esempio, è l’offshore di Livorno) per l’approvvigionamento e la riserva energetica su scala nazionale. Ricordiamo che al momento sono operativa, in Italia, tre impianti: Panigaglia (La Spezia) della Snam, Porto Tolle (Rovigo) di Exxon Mobil e Quatar Petroleum e, appunto, l’Olt Lng Toscana a Livorno. Se Rosignano rientrasse nella Sen allora la decisione passerebbe al Consiglio di Ministri. E sarebbe un’altra partita ancora.
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