Sicurezza
Monete e reperti per ricostruire la storia di Vada
Presentata la campagna di scavi nell’area di San Gaetano, trovati oggetti risalenti anche al primo secolo dopo Cristo
VADA. Un osso lungo e un cranio umani ottimamente conservati, resti di vasi utilizzati come urne di sepoltura di bambini, una moneta dell’imperatore Vespasiano, resti di edifici commerciali e artigianali, sono alcuni dei principali ritrovamenti della campagna di scavi 2017 nell’area di San Gaetano, i cui esiti sono stati presentati ieri a stampa e amministrazione comunale. Apparentemente piccoli reperti che tuttavia per gli esperti rappresentano importanti tasselli per il progredire della conoscenza della vasta area archeologica di Vada; specialmente la moneta, poiché consente di datare gli edifici presenti nel medesimo strato. Alla presentazione dell’attività di scavo iniziata il 2 luglio e che terminerà domani (venerdì 21 luglio), erano presenti il sindaco Alessandro Franchi; la direttrice del Museo archeologico di Marittimo, Edina Regoli; Caterina Bellucci responsabile dei servizi culturali; Lorella Alderighi, della Soprintendenza archeologia, Belle arti e Paesaggio delle province di Pisa e Livorno, e Simonetta Menchelli, dell’Università di Pisa, responsabile della campagna scavi. La campagna è realizzata con il contributo di Ineos, società del Parco industriale Solvay, che possiede i terreni dove sorge l’area archeologica.
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Vi hanno preso parte sette studenti dell’Università di Pisa e cinque di università americane e australiane, grazie al progetto “Vada Volaterrana Summer School” che per il quinto anno consecutivo coinvolge anche studenti provenienti dall’estero. Quest’anno, inoltre, per la prima volta, hanno preso parte agli scavi, «ma solo come supporto - precisa Regoli - anche studenti delle superiori, provenienti dal liceo linguistico Fermi di Cecina e dall’istituto Marconi di Pontedera, con l’alternanza scuola-lavoro, che si sono susseguiti in gruppi di tre e sei, per le tre settimane di scavo. Per un totale di 27 persone».
La zona interessata dagli scavi di quest’anno è quella che ormai da quattro stagioni è oggetto di indagini e che si trova appena a sinistra dell’ingresso dell’area archeologica. «In questo spazio – spiega Menchelli – abbiamo trovato reperti che coprono l’intero periodo di sviluppo del sistema di edifici che sorgevano attorno al porto, quindi, all’incirca, dal primo al settimo secolo dopo Cristo. Perciò i reperti rinvenuti sono variegati. Nei secoli infatti quest’area cambiò funzioni trasformandosi da zona dedicata alle attività di artigianato, nel periodo iniziale, a necropoli, nel periodo più tardo. Del periodo più antico troviamo una “taberna”, identificata anche grazie al ritrovamento di tipici forni per la cottura di cibi. A fianco, si trova uno spazio con una pavimentazione a vespaio che fa pensare ad un ricovero per merci, probabilmente fieno. Procedendo – continua Menichelli – si trova un dislivello umido, che ci fa supporre si trattasse di un antico pozzo, ma non avendo trovato il canale, per confermare questa tesi, si rendono necessari degli scavi più profondi per i quali occorre mettere in sicurezza la struttura sovrastante; perciò rimandiamo le indagini al prossimo anno». Poco distante si trovano i resti di un’altra struttura: «Qui – dice uno degli studenti – abbiamo ritrovato buche circolari tipiche delle attività di fusione di metalli, che probabilmente veniva svolta in quest’area». Oggi, 20 luglio, sarà l’ultima occasione per il 2017 per visitare gli scavi, iniziativa partita quest’anno che ha già ottenuto notevole successo con «200 persone aderenti - afferma Menichelli – che grazie anche alla novità della app dedicata e scaricabile gratuitamente, hanno preso parte alle visite». Proseguiranno, invece, le normali viste guidate nell’area già scavata. Per informazioni ci si può rivolgere agli uffici turistici.
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