Sicurezza
Bayahibe, il bagno va demolito
di Manolo Morandini
San Vincenzo, il Consiglio di Stato chiude la querelle: il permesso a costruire del 2008 non è valido
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SAN VINCENZO. Demolito da incompiuto. Dopo anni di sentenze e appelli incrociati, questa volta la sorte dello stabilimento balneare Bayahibe è certa. Il punto lo mette il Consiglio di Stato con la sentenza numero 3232 del 30 giugno 2017 che conferma quanto già stabilito: il permesso a costruire rilasciato dal Comune di San Vincenzo nel 2008 è annullato. I lavori sulla spiaggia, a lato del fosso delle Prigioni, non avrebbero dovuto cominciare. In pratica, una conferma della sentenza del Consiglio di Stato del 14 dicembre 2015 contro cui sia il Comune di San Vincenzo che la società Acquachiara Snc, titolare della concessione demaniale, avevano presentato ricorsi per la revocazione.
Una vicenda complessa. Finita inevitabilmente al centro dello scontro politico. Il perno su cui ruota la falce che tutto taglia sta nella conferma che la concessione rilasciata alla società Acquachiara era invalida. In pratica, alla base dell’autorizzazione paesaggistica rilasciata dalla Sovrintendenza il 13 gennaio 2005 c’è un progetto diverso rispetto a quello per il quale il Comune ha rilasciato il permesso a costruire nel 2008. In quest’ultimo caso il riferimento è una variante progettuale del 2007 che però non è passata al vaglio della Sovrintendenza. E il Consiglio di Stato sottolinea ancora una volta che il progetto su cui si pronunciano il Comune e la Soprintendenza deve essere il medesimo perché i rispettivi atti di assenso sono diretti a tutelare interessi diversi. Quello edilizio e urbanistico è compito dell’ente locale, mentre alla Soprintendenza spetta la tutele dell’interesse paesaggistico. Al punto che nella sentenza di revoca i giudici segnalano “una doppia situazione patologica”. Ovvero: “La concessione edilizia doveva ritenersi inefficace, in quanto l’autorizzazione paesaggistica era carente; ed era anche invalida, in quanto fondata su un errato presupposto”.
E adesso che succede? Intanto c’è da pagare il conto delle spese processuali. Il conto è di 20. 000 euro oltre gli accessori di legge che in parti uguali la Acquachiara Snc e il Comune di San Vincenzo devono al Condominio Belmare e ad Alessandro Malandrini.
Per la demolizione della struttura che da anni segna lo skyline di via del Tirreno si dovrà attendere il termine della stagione balneare. Il Comune di San Vincenzo ha 30 giorni per emettere l’ordinanza di demolizione che dà esecuzione alla sentenza del Consiglio di Stato. E dalla notifica alla Acquachiara Snc dell’ordinanza scatterebbe un periodo di 90 giorni entro cui buttar giù l’edificio e ripristinare i luoghi.
E dopo? La previsione di realizzare uno stabilimento balneare resta in piedi, così come la concessione demaniale e il titolo della Acquachiara a presentare un nuovo progetto. In pratica, si riparte da capo. Ma ci sarà da tenere conto del mutato scenario a cominciare dal Piano di indirizzo territoriale della Regione Toscana.
Una vicenda complessa. Finita inevitabilmente al centro dello scontro politico. Il perno su cui ruota la falce che tutto taglia sta nella conferma che la concessione rilasciata alla società Acquachiara era invalida. In pratica, alla base dell’autorizzazione paesaggistica rilasciata dalla Sovrintendenza il 13 gennaio 2005 c’è un progetto diverso rispetto a quello per il quale il Comune ha rilasciato il permesso a costruire nel 2008. In quest’ultimo caso il riferimento è una variante progettuale del 2007 che però non è passata al vaglio della Sovrintendenza. E il Consiglio di Stato sottolinea ancora una volta che il progetto su cui si pronunciano il Comune e la Soprintendenza deve essere il medesimo perché i rispettivi atti di assenso sono diretti a tutelare interessi diversi. Quello edilizio e urbanistico è compito dell’ente locale, mentre alla Soprintendenza spetta la tutele dell’interesse paesaggistico. Al punto che nella sentenza di revoca i giudici segnalano “una doppia situazione patologica”. Ovvero: “La concessione edilizia doveva ritenersi inefficace, in quanto l’autorizzazione paesaggistica era carente; ed era anche invalida, in quanto fondata su un errato presupposto”.
E adesso che succede? Intanto c’è da pagare il conto delle spese processuali. Il conto è di 20. 000 euro oltre gli accessori di legge che in parti uguali la Acquachiara Snc e il Comune di San Vincenzo devono al Condominio Belmare e ad Alessandro Malandrini.
Per la demolizione della struttura che da anni segna lo skyline di via del Tirreno si dovrà attendere il termine della stagione balneare. Il Comune di San Vincenzo ha 30 giorni per emettere l’ordinanza di demolizione che dà esecuzione alla sentenza del Consiglio di Stato. E dalla notifica alla Acquachiara Snc dell’ordinanza scatterebbe un periodo di 90 giorni entro cui buttar giù l’edificio e ripristinare i luoghi.
E dopo? La previsione di realizzare uno stabilimento balneare resta in piedi, così come la concessione demaniale e il titolo della Acquachiara a presentare un nuovo progetto. In pratica, si riparte da capo. Ma ci sarà da tenere conto del mutato scenario a cominciare dal Piano di indirizzo territoriale della Regione Toscana.
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