Il dolore
Il teatro Solvay concesso al Comune per dieci anni
Rosignano, il direttore della fabbrica Papavero: «Siamo aperti al territorio»
ROSIGNANO. Dopo la firma del contratto di cessione da parte della società Solvay dello storico teatro che porta il suo nome all’amministrazione comunale, ieri mattina è stato ufficializzato il passaggio con una simbolica stretta di mano tra il sindaco Alessandro Franchi e il direttore della Solvay Davide Papavero.
«Si tratta - ha dichiarato Franchi - di un momento importante, direi storico, per Rosignano. Un passaggio, quello del teatro Solvay, fortemente voluto dall’Amministrazione comunale sollecitata dai cittadini anche attraverso una raccolta di firme».
Un progetto che, come ha detto il direttore dello stabilimento Solvay, «non è nato ieri. Questa collaborazione, tra amministrazione comunale e Solvay è un esempio di ciò che Solvay è oggi. Non è più la “mamma” alla quale eravamo abituati, ma un gruppo moderno, smart, aperto alla sostenibilità e al territorio, disponibile al dialogo. Questo atto è un esempio di responsabilità sociale e di cittadinanza attiva. Solvay è qui da 100 anni, le famiglie che vi lavorano sono del territorio, faccio parte di questa comunità».
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Da parte dell’amministrazione «c’era la volontà- ha detto Franchi - affinché il teatro Solvay potesse conoscere una nuova stagione. Con Papavero abbiamo cercato una soluzione tecnica per la gestione della struttura garantendo il suo utilizzo anche alle associazioni culturali».
Una cessione, dunque, per un euro più Iva per dieci anni. E rispetto alle voci che si erano alzate nei mesi scorsi circa una logica di possibili scambi tra Comune e Solvay, Franchi ha voluto chiarire: «Non c’è nessuno scambio con Solvay né la volontà di abbassare la guardia. Noi continueremo al fare il nostro sull’ambiente e sulla gestione del territorio. Non c’è nessuna logica di scambio. Piangeva il cuore avere sul territorio una struttura forse unica a livello provinciale così sottoutilizzata». Anche il direttore Solvay si è detto contento: «come sempre lo sono quando si fa una buona cosa. Definito il bisogno, con il sindaco abbiamo cercato il percorso da seguire. Abbiamo fatto un ottimo lavoro di squadra».
Un lavoro che si è concretizzato con il riassetto della proposta culturale per l’intero territorio rosignanese: «demolita la tensostruttura a Castiglioncello - ha detto Franchi - avevamo la necessità del teatro Solvay come spazio chiuso».
Un lavoro di squadra: «sono direttore della Solvay - ha detto Papavero - ma anche cittadino, non sono la controparte dell’amministrazione comunale perché faccio parte di questa comunità. Solvay ha un peso specifico su questo territorio e abbiamo questioni aperte. La mia priorità era quella di stabilizzare lo stabilimento e le 1500 famiglie; con l’amministrazione abbiamo lavorato insieme, nel rispetto dei ruoli, per il cantiere sul Fine. Quindi, adesso, il teatro».
Teatro nel quale tra pochi giorni inizieranno lavori, «la cui spesa - ha detto l’assessore a lavori pubblici e manutenzioni Piero Nocchi - si attesta attorno a 150mila euro, necessari per l’abbattimento delle barriere architettoniche e per la messa a norma sulla legge antincendio. Inoltre è previsto l’allaccio al teleriscaldamento con un risparmio in termine di costi. Alle associazioni sarà garantito uno spazio comune fino ad ottobre, quando l’intera struttura sarà riaperta».
E proprio le associazioni, presenti ieri mattina (Università Popolare, Filarmonica Solvay, scuola Bacchelli, Lavoratori Seniores) hanno chiesto rassicurazioni in tal senso. L’assessore alla cultura Licia Montagnani ha sottolineato come «una industria che rappresenta il territorio e un’amministrazione comunale illuminata abbiano scritto una pagina importante per la cultura sul territorio».
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