Attenzione
Marina piange l’ex campione di judo
di Michele Falorni
Roberto Cardosi aveva 53 anni, allievo di Cantini ha vestito anche la maglia azzurra
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CECINA. Per ricordare Roberto Cardosi, morto lunedì scorso a Firenze in ospedale, al maestro Renato Cantini basta aprire il cassetto della memoria. Sono passati più di quarant’anni da quando Roberto, adolescente, si allenava nella palestra del Kodokan con passione e dedizione. Vincerà molto, indosserà la tuta azzurra della nazionale e, da vice campione italiano, tra i Settanta e gli Ottanta sarà tra i più forti della Penisola.
Alla camera mortuaria del cimitero in via della Rimembranza ha ricevuto ieri l’ultimo saluto dagli amici prima della cremazione. Nato il 9 febbraio 1964, marinese, lascia ricordi nitidi in chi l’ha conosciuto e frequentato. Cantini, al telefono, trattiene a fatica le lacrime.
«Era un bravo ragazzo e un ottimo agonista, preparato e serio. Nel judo, che ha praticato ottenendo ottimi risultati, aveva trovato le motivazioni per andare avanti nella vita. Non posso dimenticarlo». Poche parole bastano per tracciarne il profilo e raccontare un’epoca in cui a scavare la differenza erano ancora i valori, con la palestra come punto di incontro e di riferimento, ben oltre le meritate medaglie e trofei conquistati sul tatami. Nel tempo, con Cardosi si è allenata anche Francesca Gucci, cintura nera. «Era un carattere chiuso – racconta -, ma sempre disponibile nei nostri confronti. Ne seguivamo gli insegnamenti quando Cantini era assente. Ha combattuto anche all’estero, ottenendo soddisfazioni». Con Roberto, ci sono fior di campioni, come i fratelli Claudio e Paolo Giannellini, Cosetta Pesci e, da Rosignano, Marco Tarchi e l’olimpionico Michele Monti. E altri, con i quali ha trascorso pomeriggi ad affinare il bagaglio tecnico in attesa delle competizioni. Sarà cremato.
Lascia una figlia adolescente e i genitori, ormai anziani, dai quali aveva rilevato l’attività: un banco di scarpe al mercato.
A Cecina, Rosignano e Marina di Bibbona ha lavorato a lungo. In ospedale da febbraio a causa di un’infezione, era stato operato. Nemmeno negli ultimi giorni di vita, però, ha negato una parola al telefono, seppure sussurrata a fatica, agli amici. Da istruttore, ha seguito tanti ragazzi insegnando loro il rispetto dell’avversario e le basi dell’antica arte marziale del judo, dove contano umiltà e dedizione e non solo la forza. E’ morto a 53 anni e quattro mesi.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Alla camera mortuaria del cimitero in via della Rimembranza ha ricevuto ieri l’ultimo saluto dagli amici prima della cremazione. Nato il 9 febbraio 1964, marinese, lascia ricordi nitidi in chi l’ha conosciuto e frequentato. Cantini, al telefono, trattiene a fatica le lacrime.
«Era un bravo ragazzo e un ottimo agonista, preparato e serio. Nel judo, che ha praticato ottenendo ottimi risultati, aveva trovato le motivazioni per andare avanti nella vita. Non posso dimenticarlo». Poche parole bastano per tracciarne il profilo e raccontare un’epoca in cui a scavare la differenza erano ancora i valori, con la palestra come punto di incontro e di riferimento, ben oltre le meritate medaglie e trofei conquistati sul tatami. Nel tempo, con Cardosi si è allenata anche Francesca Gucci, cintura nera. «Era un carattere chiuso – racconta -, ma sempre disponibile nei nostri confronti. Ne seguivamo gli insegnamenti quando Cantini era assente. Ha combattuto anche all’estero, ottenendo soddisfazioni». Con Roberto, ci sono fior di campioni, come i fratelli Claudio e Paolo Giannellini, Cosetta Pesci e, da Rosignano, Marco Tarchi e l’olimpionico Michele Monti. E altri, con i quali ha trascorso pomeriggi ad affinare il bagaglio tecnico in attesa delle competizioni. Sarà cremato.
Lascia una figlia adolescente e i genitori, ormai anziani, dai quali aveva rilevato l’attività: un banco di scarpe al mercato.
A Cecina, Rosignano e Marina di Bibbona ha lavorato a lungo. In ospedale da febbraio a causa di un’infezione, era stato operato. Nemmeno negli ultimi giorni di vita, però, ha negato una parola al telefono, seppure sussurrata a fatica, agli amici. Da istruttore, ha seguito tanti ragazzi insegnando loro il rispetto dell’avversario e le basi dell’antica arte marziale del judo, dove contano umiltà e dedizione e non solo la forza. E’ morto a 53 anni e quattro mesi.
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