Il Tirreno

C’è un rubinetto da aprire ma serve l’autorizzazione 

di Manolo Morandini
C’è un rubinetto da aprire ma serve l’autorizzazione 

L’acqua c’è ma per emungerla ad Asa serve una nuova autorizzazione regionale Tra ritardi e rimpalli i sindaci della Val di Cecina sollecitano interventi rapidi 

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CECINA. Disarmante. Tanto quanto può esserlo solo la burocrazia. Distante dalla realtà e dal buonsenso, è messa a nudo dall’incombente crisi idrica. C’è lo stato di emergenza, lo ha proclamato la Regione Toscana. Ci sono le ordinanze dei sindaci della Bassa Val di Cecina, che regolamentano l’uso dell’acqua idropotabile. Il territorio ha sete. Ne avrà di più con il pieno dei turisti. Ma non può bere per un cavillo. L’acqua c’è, ma per aprire il rubinetto serve l’autorizzazione regionale. Un groviglio di responsabilità. Con procedure da cui tutti si sentono chiamati fuori per i ritardi sottolineati dallo stato di emergenza idrica. Ad assistere al tavolo tecnico tra sindaci del comprensorio, Asa, Solvay e Regione se ne ricava un teatro dell’assurdo.

Lo scorso 24 febbraio il gestore del servizio idrico Asa ha inoltrato la richiesta in Regione di autorizzazione ad aumentare la capacità di emungimento da due pozzi già in uso, passando dagli attuali 900. 000 metri cubi all’anno a 1. 570. 000 in zona Steccaia. Il 27 giugno quella risposta ancora non c’è, la procedura è partita il 7 di questo mese e prevede una finestra di 45 giorni per eventuali osservazioni e opposizioni. La misura è colma. Ma non basta. Si scopre che quell’incremento sarebbe sufficiente a fronteggiare questo periodo di prolungata siccità. Un recupero di capacità per alimentare la rete idropotabile, senza la necessità di interventi strutturali, che andrebbe a beneficio per quantità e qualità degli abitanti di Cecina, Montescudaio, Guardistallo e in parte di Rosignano. Invece, siamo ancora alle carte.

La richiesta parte da Asa viene presentata in scia alla delibera della giunta regionale 40 del 24 gennaio 2017, che di fatto sancisce il blocco delle concessioni per emungimenti industriali alla Steccaia e l’apertura di nuovi pozzi idropotabili in grado di fornire fino a 3 milioni di metri cubi all’anno. Ma non basta ancora. Occupandosi di acqua, quella buona, si finisce sempre per impantanarsi in qualche secca. Ricapitolando, c’è una procedura ordinaria che salvo colpi di scena entro la fine di luglio potrebbe portare ad autorizzare l’ampliamento di emungimento fino a 1. 570. 000 metri cubi all’anno. Di acqua ce ne sarebbe di più in quei pozzi ma sforando quota 50 litri al secondo si finirebbe in un altro gorgo burocratico. In questo caso servirebbe una procedura di verifica di assoggettabilità a Valutazione di impatto ambientale con annessa conferenza dei servizi tra i vari enti. Tempi? Sicuramente lunghi. Così il gestore ha scelto di non spingersi oltre. Semmai il di più potrebbe essere sfruttato temporaneamente con una delibera regionale che giustifichi l’emungimento fino al perdurare della crisi idrica. E andrebbe a sommarsi ai 670. 000 metri cubi in attesa di autorizzazione.

Il tavolo straordinario tra Asa, Solvay, Regione Toscana e Comuni del bacino del Cecina per approntare un piano a fronte dello stato di emergenza idrica si tiene la mattina del 27 giugno a Montescudaio. Prima il sopralluogo in zona Steccaia dove saranno realizzati due nuovi pozzi da Asa, nell’ambito dei cinque previsti in tutto il bacino di competenza per far fronte ai problemi di approvvigionamento. Poi la riunione per mettere a fuoco procedure e tempi. Ci sono i sindaci Marco Buselli di Volterra, Samuele Lippi di Cecina, Salvatore Neri di Riparbella, Simona Fedeli di Montescudaio, tecnici del Comune di Rosignano, il presidente Asa Andrea Guerrini e quello del consiglio di sorveglianza Nicola Ceravolo, tecnici dell’azienda, Raffaele Calabrese De Feo per Solvay e Giovanni Testa per la Regione Toscana.

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