Attenzione
«L’ospedale unico un modello fallito» Pronti alla piazza
di Andrea Rocchi
Assemblea di Don Reno: manifestazione a fine giugno «Sos infermieri, l’emodinamica a Piombino non serve»
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CECINA. Il denominatore comune è il giudizio negativo sul modello dell’ospedale unico su due presidi, Cecina e Piombino. «Non funziona. Si rischiano servizi scadenti da ambo le parti», è stato detto dalla platea chiamata a raduno da don Reno Pisaneschi. Così come è apparsa evidente la bocciatura di un altro modello, introdotto sotto la direzione generale di Monica Calamai: quello per intensità di cure.
Lo ha ribadito Massimo Ferrucci, sindacalista del Fials. «In altre zone l’intensità di cure è già stata soppiantata. Occorre andare verso il modello a cure integrate. Al pronto soccorso si deve conoscere da dove arriva il paziente, le sue patologie, come viene curato, invece di sottoporlo tutte le volte a nuovi esami».
L’assemblea di lunedì sera nella sala parrocchiale ha di fatto sancito la rinascita del comitato Pro Ospedale, di cui il novantenne sacerdote sarà il garante. Ed ha riacceso un fronte di protesta che, se non rovente come quello del 2011 che riempì piazza del Duomo con quasi 5.000 persone, promette battaglia e annuncia una nuova manifestazione. Alla fine di giugno – se i tempi organizzativi lo permetteranno – o, più probabilmente, all’inizio dell’autunno.
Una sessantina di persone ha partecipato all’incontro. Unica condizione, imposta da don Reno, interventi a carattere personale, senza bandiere, etichette, partiti. E così è stato. Anche se poi tra i presenti c’erano soprattutto politici e sindacalisti. Alcuni sono intervenuti, altri hanno semplicemente ascoltato. C’erano Renzo Belcari, segretario di Rifondazione, Paolo Barabino di Forza Italia, Pamela Tovani consigliere di Cecina Civica, Giulia Torrini M5S, Alessandro Lucibello Piani (Civici), Bruno Pistolesi dei Socialisti Riformisti, Vincenza Zagaria candidata alle ultime amministrative per Sel, il segretario regionale Fials Massimo Ferrucci e la coordinatrice provinciale Daniela Boem, Mariangela Nasillo del comitato Salute Pubblica, il cardiologo Claudio Marabotti. Ed altri tra cui alcune parrocchiane che si erano impegnate in prima linea sei anni fa nell’organizzazione della prima manifestazione.
Ha introdotto Reno Pisaneschi, spiegando perché ha deciso di tornare in campo. «Gesù si è fatto carne, “ciccia” come si dice in Toscana. Ed io mi sono detto: sono un prete e mi faccio anch’io ciccia, scendo in mezzo a voi, per difendere la nostra salute». Subito un riferimento alla sanità pubblica che non funziona a scapito di quella privata. Belcari ha raccontato: «Lunedì scorso ho fatto un ecodoppler dopo 357 giorni di attesa e pagando 48 euro di ticket». E Zagaria ha aggiunto: «Dovevo fare un’ecografia al ginocchio. All’Elba aspettavo 30 giorni, a Cecina 365 giorni. Ma vi immaginate i problemi per spostarmi, io che sono su una carrozzina?». Poi l’elenco di cosa non va, nel nostro ospedale e nel territorio: «No all’ospedale unico – ha detto Belcari – Sì all’emodinamica, ma a Cecina. Potenziamento del pronto soccorso. L’assessore regionale Saccardi verrà nel nostro ospedale? Prepariamoci ad accoglierla, basta con le promesse e con questi vecchi giochini della politica».
Zagaria ha elencato alcuni problemi come l’assenza di un lettino elettrico per muovere i pazienti tetraplegici. E poi ha detto: “Basta ai premi di produzione anche di 60.000 euro a chi limita al massimo le prestazioni. Valorizziamo chi cura”. E infine sulla Riabilitazione. «Occhio, sta chiudendo l’ufficio protesi» .
Ferrucci (Fials) ha puntato l’ indice contro quella che, a suo dire, è l’origine del problema: la riorganizzazione sanitaria con “tre macro aree che dovevano contenere le spese ed invece le hanno aumentate, sviluppando apparati ed allungando la catena di comando”. «Noi contro questa legge avevamo raccolto le firme per un referendum che la politica ci ha scippato». E poi, ancora: «Questa è un’azienda che non ha un progetto. Il diggì e la Saccardi in questi giorni sono andati a Lucca a fare campagna elettorale per Tambellini ed hanno promesso a Lucca un nuovo strumento per le protesi e un centro di riferimento per l’oculistica. Siccome paghiamo noi cittadini, perché Cecina e Piombino niente e Lucca sì? Perché a Cecina il decreto Balduzzi è un totem e a Pontedera, per esempio, non vale?». Per Giuseppe Gallelli, ex Idv, l’importante adesso “è informare i cittadini attraverso gazebo e banchetti” su quella che è “la situazione della sanità in bassa Val di Cecina”. Mentre Giulia Torrini ha invitato il comitato a sostenere “la battaglia intrapresa da oltre un centinaio di famiglie del territorio”. «C’è un’emergenza – ha detto – ed è il decreto sui vaccini. Non siamo contrari alle vaccinazione ma non riteniamo giusto che siano imposte per legge. Vi immaginate un bimbo di 8 anni che non è mai stato vaccinato e che in pochi mesi deve subire 12 vaccini?».
Dopo l’intervento del sindaco Samuele Lippi, la cui partecipazione all’assemblea era del tutto inattesa, ha preso la parola Antonio Valentini, giornalista, che ha criticato la scelta “di unire due zone, la Val di Cecina e la Val di Cornia, già deboli di per se creando un’altra area debole”. «La scelta della rete Cecina-Piombino – ha detto – è stata esclusivamente politica quando c’era la possibilità di fare unioni con zone più virtuose, potendo magari usufruire di servizi e specializzazioni di area vasta come quelli dell’Azienda Ospedaliera Pisana».
E sull’emodinamica ha aggiunto: «L’emodinamica a Piombino a Cecina serve zero. Con le infrastrutture stradali i cecinesi faranno prima ad andare a Livorno o a Pisa». Quanto ai problemi dell’ospedale la precarietà dei primari “alcuni mancanti, altri a scavalco”, l’assenza del pediatra su 24 ore nella Maternità, la questione dei coordinatori infermieristici (“uno per sei reparti”), gli organici ridotti: «Al Pronto Soccorso mancano 7 infermieri e 4 oss», ha concluso Valentini.
Si è chiuso in un clima surriscaldato (anche un acceso battibecco fra Lippi e Ferrucci), ma con il comitato che ha stilato una lista di persone pronte ad impegnarsi per organizzare “qualcosa di importante”. Appuntamento a lunedì prossimo, sempre nel salone parrocchiale, dove si butterà giù un documento col programma del comitato. In attesa che si sciolga il nodo della nuova manifestazione. Se si farà, come pare. E quando.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Lo ha ribadito Massimo Ferrucci, sindacalista del Fials. «In altre zone l’intensità di cure è già stata soppiantata. Occorre andare verso il modello a cure integrate. Al pronto soccorso si deve conoscere da dove arriva il paziente, le sue patologie, come viene curato, invece di sottoporlo tutte le volte a nuovi esami».
L’assemblea di lunedì sera nella sala parrocchiale ha di fatto sancito la rinascita del comitato Pro Ospedale, di cui il novantenne sacerdote sarà il garante. Ed ha riacceso un fronte di protesta che, se non rovente come quello del 2011 che riempì piazza del Duomo con quasi 5.000 persone, promette battaglia e annuncia una nuova manifestazione. Alla fine di giugno – se i tempi organizzativi lo permetteranno – o, più probabilmente, all’inizio dell’autunno.
Una sessantina di persone ha partecipato all’incontro. Unica condizione, imposta da don Reno, interventi a carattere personale, senza bandiere, etichette, partiti. E così è stato. Anche se poi tra i presenti c’erano soprattutto politici e sindacalisti. Alcuni sono intervenuti, altri hanno semplicemente ascoltato. C’erano Renzo Belcari, segretario di Rifondazione, Paolo Barabino di Forza Italia, Pamela Tovani consigliere di Cecina Civica, Giulia Torrini M5S, Alessandro Lucibello Piani (Civici), Bruno Pistolesi dei Socialisti Riformisti, Vincenza Zagaria candidata alle ultime amministrative per Sel, il segretario regionale Fials Massimo Ferrucci e la coordinatrice provinciale Daniela Boem, Mariangela Nasillo del comitato Salute Pubblica, il cardiologo Claudio Marabotti. Ed altri tra cui alcune parrocchiane che si erano impegnate in prima linea sei anni fa nell’organizzazione della prima manifestazione.
Ha introdotto Reno Pisaneschi, spiegando perché ha deciso di tornare in campo. «Gesù si è fatto carne, “ciccia” come si dice in Toscana. Ed io mi sono detto: sono un prete e mi faccio anch’io ciccia, scendo in mezzo a voi, per difendere la nostra salute». Subito un riferimento alla sanità pubblica che non funziona a scapito di quella privata. Belcari ha raccontato: «Lunedì scorso ho fatto un ecodoppler dopo 357 giorni di attesa e pagando 48 euro di ticket». E Zagaria ha aggiunto: «Dovevo fare un’ecografia al ginocchio. All’Elba aspettavo 30 giorni, a Cecina 365 giorni. Ma vi immaginate i problemi per spostarmi, io che sono su una carrozzina?». Poi l’elenco di cosa non va, nel nostro ospedale e nel territorio: «No all’ospedale unico – ha detto Belcari – Sì all’emodinamica, ma a Cecina. Potenziamento del pronto soccorso. L’assessore regionale Saccardi verrà nel nostro ospedale? Prepariamoci ad accoglierla, basta con le promesse e con questi vecchi giochini della politica».
Zagaria ha elencato alcuni problemi come l’assenza di un lettino elettrico per muovere i pazienti tetraplegici. E poi ha detto: “Basta ai premi di produzione anche di 60.000 euro a chi limita al massimo le prestazioni. Valorizziamo chi cura”. E infine sulla Riabilitazione. «Occhio, sta chiudendo l’ufficio protesi» .
Ferrucci (Fials) ha puntato l’ indice contro quella che, a suo dire, è l’origine del problema: la riorganizzazione sanitaria con “tre macro aree che dovevano contenere le spese ed invece le hanno aumentate, sviluppando apparati ed allungando la catena di comando”. «Noi contro questa legge avevamo raccolto le firme per un referendum che la politica ci ha scippato». E poi, ancora: «Questa è un’azienda che non ha un progetto. Il diggì e la Saccardi in questi giorni sono andati a Lucca a fare campagna elettorale per Tambellini ed hanno promesso a Lucca un nuovo strumento per le protesi e un centro di riferimento per l’oculistica. Siccome paghiamo noi cittadini, perché Cecina e Piombino niente e Lucca sì? Perché a Cecina il decreto Balduzzi è un totem e a Pontedera, per esempio, non vale?». Per Giuseppe Gallelli, ex Idv, l’importante adesso “è informare i cittadini attraverso gazebo e banchetti” su quella che è “la situazione della sanità in bassa Val di Cecina”. Mentre Giulia Torrini ha invitato il comitato a sostenere “la battaglia intrapresa da oltre un centinaio di famiglie del territorio”. «C’è un’emergenza – ha detto – ed è il decreto sui vaccini. Non siamo contrari alle vaccinazione ma non riteniamo giusto che siano imposte per legge. Vi immaginate un bimbo di 8 anni che non è mai stato vaccinato e che in pochi mesi deve subire 12 vaccini?».
Dopo l’intervento del sindaco Samuele Lippi, la cui partecipazione all’assemblea era del tutto inattesa, ha preso la parola Antonio Valentini, giornalista, che ha criticato la scelta “di unire due zone, la Val di Cecina e la Val di Cornia, già deboli di per se creando un’altra area debole”. «La scelta della rete Cecina-Piombino – ha detto – è stata esclusivamente politica quando c’era la possibilità di fare unioni con zone più virtuose, potendo magari usufruire di servizi e specializzazioni di area vasta come quelli dell’Azienda Ospedaliera Pisana».
E sull’emodinamica ha aggiunto: «L’emodinamica a Piombino a Cecina serve zero. Con le infrastrutture stradali i cecinesi faranno prima ad andare a Livorno o a Pisa». Quanto ai problemi dell’ospedale la precarietà dei primari “alcuni mancanti, altri a scavalco”, l’assenza del pediatra su 24 ore nella Maternità, la questione dei coordinatori infermieristici (“uno per sei reparti”), gli organici ridotti: «Al Pronto Soccorso mancano 7 infermieri e 4 oss», ha concluso Valentini.
Si è chiuso in un clima surriscaldato (anche un acceso battibecco fra Lippi e Ferrucci), ma con il comitato che ha stilato una lista di persone pronte ad impegnarsi per organizzare “qualcosa di importante”. Appuntamento a lunedì prossimo, sempre nel salone parrocchiale, dove si butterà giù un documento col programma del comitato. In attesa che si sciolga il nodo della nuova manifestazione. Se si farà, come pare. E quando.
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