Il Tirreno

Pescatori “sfrattati”, guerra con il porto 

di Anna Cecchini
Pescatori “sfrattati”, guerra con il porto 

I titolari dei pescherecci: «Chiesti anche 36mila euro per il posto barca, non ci sono altri spazi disponibili sulla costa»

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ROSIGNANO. «Per restare ci hanno chiesto cifre astronomiche, fino a 36mila euro per l’affitto arretrato del posto barca». Nuovi contrasti fra i pescatori e il porto Marina Cala de’ Medici. Soltanto quattro i pescherecci che ad oggi sono presenti nello specchio d’acqua del porto. «Tra l’altro - spiega Mirko Ulivieri, uno dei pescatori - negli anni abbiamo collaborato con la direzione portuale. Ci hanno chiesto di spostarci all’imboccatura del porto, all’inizio della diga esterna e siamo andati lì. Hanno detto che lungo la diga non potevamo portare le auto, e le abbiamo tolte. Infine ci è stato chiesti di non tenere le reti all’aperto, e abbiamo fatto anche questo. Noi collaboriamo, ma il porto ci sta veramente impedendo di proseguire la nostra attività».
I pescatori che ancora fanno capo al Cala de’ Medici sono, oltre a Mirko Ulivieri, Marco Tarchi, Simone Sardone e Massimo Piccinetti. I loro colleghi, negli anni, hanno lasciato la struttura portuale di Rosignano, la cui direzione sottolinea da tempo l’inadeguatezza della presenza dei pescherecci. L’ultima battaglia risale al novembre del 2013. Anche in quell’occasione la direzione del porto aveva chiesto ai pescatori di portare via le loro imbarcazioni, sottolineando - attraverso le parole dell’ad e amministratore Matteo Ratti - che la struttura non prevedesse la presenza di attività come quella dei pescatori. In quell’occasione è stato trovato un accordo, e i pescherecci sono rimasti. Fino al mese scorso, quando è scoppiata un nuovo contrasto.
«L’accordo con la vecchia gestione (Il Cala de’ Medici servizi, ndr) - spiega Piccinetti - prevedeva un pagamento di circa 200 euro al mese per ogni posto barca di noi pescatori. La nuova gestione (Marina Cala de’ Medici spa) da quando è subentrata non ci ha chiesto alcun pagamento. Un mese fa però hanno mandato a ognuno di noi una cifra da pagare, somme enormi, fino a 36mila euro. In pratica ci chiedono un affitto come se le nostre barche fossero da diporto e non per l’attività di pesca».
Chiaro che i quattro pescatori, rivolgendosi anche a un legale, non hanno saldato e «abbiamo firmato per lasciare i posti barca entro il 31 maggio, come ci è stato chiesto se non avessimo pagato». «Nessuno è venuto a mandarci via - spiega Sardone - e noi rimaniamo lì, anzi difendiamo quella che per noi deve essere una certezza, ossia che in ogni porto è previsto che alcuni posti siano destinati ai pescatori». Piccinetti, uno dei quattro pescatori, è riuscito a trovare un posto al porto di Cecina, «dove tra l’altro si deve pagare un affitto di circa 180 euro mensili, quindi molto più contenuto di quanto ci chiederebbe ora il Marina. Ma a Cecina gli spazi sono per le barche da pesca sono già terminati». «E a Vada non possiamo andare - dice Ulivieri - perché il fondale è basso e rovina le barche».
Così i pescatori hanno deciso di restare al Cala de’ Medici, hanno incontrato l’amministrazione: «L’assessore Pia e il sindaco Franchi - spiegano - dicono che va trovato un accordo per cambiare la concessione, inserendo la presenza dei pescherecci in porto. Ma poi nulla cambia». E adesso, hanno intenzione di presentare un’interpellanza a Prefetto, spiegando i loro problemi al Cala de’ Medici e l’impossibilità che hanno di trovare altri posti dove portare avanti la loro attività lavorativa. «Già siamo rimasti pochi - termina il gruppo - a fare questa professione, toglierci anche i posti barca vuol dire far morire la nostra attività».

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