Sicurezza
Il futuro del teatro “social(e) abbestia”
Il direttore artistico Paolo Ruffini racconta l’incontro con Cecina e il De Filippo: un pubblico sensibile
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Il teatro è la casa delle emozioni e di chiunque voglia esprimersi», così l'assessore Giovanni Salvini definisce il teatro Eduardo De Filippo di Cecina. Un luogo di interazione per tutti, occasione per relazionarsi sul piano social(e), e staccare gli occhi da quello schermo che ormai è diventato un filtro quasi onnipresente nelle nostre conversazioni.
Grazie alla nuova direzione artistica di Paolo Ruffini e alla gestione tecnica della scuola comunale di teatro, "Artimbanco", è stato rinnovato il cartellone, che ha affiancato spettacoli comici e "talk shows" alle classiche rappresentazioni. Questo ha attirato la partecipazione dei giovani spettatori, che hanno contribuito a duplicare l'affluenza in sala, raggiungendo il "tutto esaurito" in più di una serata.
L'obiettivo è rendere il teatro un punto di incontro della collettività accessibile a tutti, un luogo che ospiti letture e presentazioni di libri, mostre d'arte e fotografiche e musica dal vivo, in modo da rispecchiare gli interessi di un pubblico più eterogeneo possibile e non limitato agli affezionati ai "classici" spettacoli.
È per questo che il Comune di Cecina, grazie alla vittoria nell'ambito di un progetto regionale, ha deciso di rinnovare la struttura, che è già stata dotata di camerini e prevede l'ampliamento della galleria e dei posti a sedere, per ospitare in futuro compagnie che richiedano una struttura ampia. Nuove sale prove, una nuova biglietteria e anche un bar, così che il teatro possa diventare un effettivo punto di riferimento per i giovani e la sua posizione centrale nel villaggio scolastico possa essere sfruttata al meglio.
Il termine dei lavori è previsto per la fine 2018.
Abbiamo tuttavia raccolto il parere non propriamente entusiastico della direttrice del "Centro studi danza e spettacolo": «Nonostante questa ristrutturazione, gli interventi su una struttura fisicamente limitata, che conta circa trecento posti a sedere, sarebbero comunque insufficienti a soddisfare le esigenze rappresentate da un evento significativo come uno spettacolo di danza; la cosa migliore da fare sarebbe costruire una nuova struttura». Nonostante i pareri contrastanti, l'investimento nel teatro rappresenta senza dubbio una scommessa vinta, un salto nel vuoto che si è rivelato un successo, e che promette di coinvolgere nel tempo sempre più persone. Abbiamo intervistato il direttore artistico della nuova gestione del De Filippo, Paolo Ruffini.
In che modo è nato l'incontro con il De Filippo di Cecina?
«Il mio incontro con il teatro De Filippo di Cecina risale a circa quattro anni fa, quando portai in scena un mio spettacolo. Ricordo che all'epoca il teatro era "traballante" così, quando il sindaco venne a salutarmi, ne parlammo insieme e riuscii a strappare la promessa di una ristrutturazione. Il sindaco è stato di parola, ha mantenuto quella promessa. La primavera dello scorso anno, in occasione della manifestazione dedicata ad Alessandro Cavallini, un ragazzo cecinese, mio caro amico e protagonista di un documentario dal titolo "Resilienza" che ho realizzato per raccontare il grande talento di Alessandro e della sua straordinaria capacità di trasformare il limite in occasione, ho incontrato di nuovo il sindaco, il quale mi ha proposto di occuparmi ancora del teatro di Cecina. Insieme abbiamo realizzato un progetto, che spero sia destinato a crescere nel tempo, in cui io possa continuare ad essere il direttore artistico del Teatro De Filippo di Cecina».
Che impressione ha ricevuto dal pubblico di Cecina, sia da attore che da spettatore, se ha assistito dalla platea a qualche spettacolo?
«Ho trovato il pubblico cecinese estremamente ricettivo, interessato e partecipe. Questo perché Cecina pur essendo una piccola cittadina conserva un potenziale enorme, infatti si è sempre dimostrata attenta e sensibile ai temi della cultura e dell'integrazione sociale».
Quanto è difficile raggiungere e coinvolgere (e come si fa?) un pubblico abituato all'immediatezza della risata al cinema con il linguaggio più complesso e articolato del teatro?
«Io penso bisognerebbe fare in modo che il cinema resti un sogno, che la televisione rimanga una compagnia e che il teatro sia la forma di comunicazione che riduce le distanze tra attori e pubblico. Guardando il grande e piccolo schermo vediamo gli attori del cinema "grandi", quelli della tv "piccoli", in teatro invece sono veri».
Lisa Bortolotti (5ª A Sci),
Matteo Brambilla (4ª C Sci),
Anita Anselmi (3ª A Sci)
Martina Virdis, Giulia Ribecai Francesca Lettieri (3ª D Sci)
Grazie alla nuova direzione artistica di Paolo Ruffini e alla gestione tecnica della scuola comunale di teatro, "Artimbanco", è stato rinnovato il cartellone, che ha affiancato spettacoli comici e "talk shows" alle classiche rappresentazioni. Questo ha attirato la partecipazione dei giovani spettatori, che hanno contribuito a duplicare l'affluenza in sala, raggiungendo il "tutto esaurito" in più di una serata.
L'obiettivo è rendere il teatro un punto di incontro della collettività accessibile a tutti, un luogo che ospiti letture e presentazioni di libri, mostre d'arte e fotografiche e musica dal vivo, in modo da rispecchiare gli interessi di un pubblico più eterogeneo possibile e non limitato agli affezionati ai "classici" spettacoli.
È per questo che il Comune di Cecina, grazie alla vittoria nell'ambito di un progetto regionale, ha deciso di rinnovare la struttura, che è già stata dotata di camerini e prevede l'ampliamento della galleria e dei posti a sedere, per ospitare in futuro compagnie che richiedano una struttura ampia. Nuove sale prove, una nuova biglietteria e anche un bar, così che il teatro possa diventare un effettivo punto di riferimento per i giovani e la sua posizione centrale nel villaggio scolastico possa essere sfruttata al meglio.
Il termine dei lavori è previsto per la fine 2018.
Abbiamo tuttavia raccolto il parere non propriamente entusiastico della direttrice del "Centro studi danza e spettacolo": «Nonostante questa ristrutturazione, gli interventi su una struttura fisicamente limitata, che conta circa trecento posti a sedere, sarebbero comunque insufficienti a soddisfare le esigenze rappresentate da un evento significativo come uno spettacolo di danza; la cosa migliore da fare sarebbe costruire una nuova struttura». Nonostante i pareri contrastanti, l'investimento nel teatro rappresenta senza dubbio una scommessa vinta, un salto nel vuoto che si è rivelato un successo, e che promette di coinvolgere nel tempo sempre più persone. Abbiamo intervistato il direttore artistico della nuova gestione del De Filippo, Paolo Ruffini.
In che modo è nato l'incontro con il De Filippo di Cecina?
«Il mio incontro con il teatro De Filippo di Cecina risale a circa quattro anni fa, quando portai in scena un mio spettacolo. Ricordo che all'epoca il teatro era "traballante" così, quando il sindaco venne a salutarmi, ne parlammo insieme e riuscii a strappare la promessa di una ristrutturazione. Il sindaco è stato di parola, ha mantenuto quella promessa. La primavera dello scorso anno, in occasione della manifestazione dedicata ad Alessandro Cavallini, un ragazzo cecinese, mio caro amico e protagonista di un documentario dal titolo "Resilienza" che ho realizzato per raccontare il grande talento di Alessandro e della sua straordinaria capacità di trasformare il limite in occasione, ho incontrato di nuovo il sindaco, il quale mi ha proposto di occuparmi ancora del teatro di Cecina. Insieme abbiamo realizzato un progetto, che spero sia destinato a crescere nel tempo, in cui io possa continuare ad essere il direttore artistico del Teatro De Filippo di Cecina».
Che impressione ha ricevuto dal pubblico di Cecina, sia da attore che da spettatore, se ha assistito dalla platea a qualche spettacolo?
«Ho trovato il pubblico cecinese estremamente ricettivo, interessato e partecipe. Questo perché Cecina pur essendo una piccola cittadina conserva un potenziale enorme, infatti si è sempre dimostrata attenta e sensibile ai temi della cultura e dell'integrazione sociale».
Quanto è difficile raggiungere e coinvolgere (e come si fa?) un pubblico abituato all'immediatezza della risata al cinema con il linguaggio più complesso e articolato del teatro?
«Io penso bisognerebbe fare in modo che il cinema resti un sogno, che la televisione rimanga una compagnia e che il teatro sia la forma di comunicazione che riduce le distanze tra attori e pubblico. Guardando il grande e piccolo schermo vediamo gli attori del cinema "grandi", quelli della tv "piccoli", in teatro invece sono veri».
Lisa Bortolotti (5ª A Sci),
Matteo Brambilla (4ª C Sci),
Anita Anselmi (3ª A Sci)
Martina Virdis, Giulia Ribecai Francesca Lettieri (3ª D Sci)
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