Il Tirreno

16 famiglie sul lastrico e il risarcimento-beffa 

di Maria Meini
16 famiglie sul lastrico e il risarcimento-beffa 

Nuova udienza in tribunale per il caso Moretti, ma il giudice decide il rinvio  Gli imputati chiedono la messa alla prova, in cambio di una cifra giudicata irrisoria  

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CECINA. Beffati dal commercialista che non aveva versato i soldi dei pagamenti e delle tasse, e poi si era suicidato, 16 famiglie rischiano ora di rimanere con un pugno di mosche in mano. Sono le famiglie riunite nel comitato “Clienti studio Moretti”, che dal 2012, quando a seguito del suicidio scoppiò la vicenda in tutta la sua carica drammatica, portano avanti la loro battaglia per ottenere il risarcimento del danno, e si sono costituite parte civile.
La vicenda infatti è approdata in tribunale nel dicembre 2016, con la prima udienza davanti al giudice Elena Nadile. Imputati la mamma e del fratello del commercialista Luca Moretti: Franca Carugi, pensionata, che all’epoca dei fatti era funzionaria dell’Agenzia delle entrate di Livorno, e Filippo Moretti, che collaborava nello studio del fratello, rinviati a giudizio con l’accusa di appropriazione indebita in concorso. Il pubblico ministero che ha seguito le indagini è il dottor Massimo Mannucci della procura livornese.
Il rinvio dell’udienza. Due giorni fa si è tenuta la seconda udienza del procedimento. Il giudice doveva decidere se “ammettere alla prova” i due imputati, come richiesto dal loro avvocato, ma il processo è stato rinviato a luglio perché è stato ritenuto opportuno che a decidere sull’istanza sia la giudice titolare del fascicolo, che era stata sostituita in aula da un collega perché impegnata in camera di consiglio.
Una decisione importante in quanto la messa alla prova può far decadere il reato, e in questo caso sarebbe revocata la sospensione delle sanzioni comminate dall’Agenzia delle entrate. Un’ulteriore beffa per le famiglie già tartassate. E alle prese col rebus del risarcimento, al quale è subordinata la messa alla prova.
Rebus risarcimento. Gli imputati hanno risarcito una sola parte civile, mentre le altre 15 avrebbero ricevuto informalmente un’offerta in denaro che non hanno ritenuto congrua.
Si parla di poche migliaia di euro: 3000 a famiglia, di fronte a un ammanco di centinaia di migliaia di euro. Nel 2013 il comitato calcolò un totale di 2 milioni di euro: molte le famiglie finite sul lastrico, soprattutto artigiani e piccoli imprenditori ma anche pensionati, che hanno dovuto vendere immobili, o chiudere le proprie attività per ripianare i debiti con l'erario.
Estinzione del reato e sanzioni. Le parti civili hanno confermato la richiesta che la messa alla prova sia subordinata al risarcimento del danno. E la cifra offerta dalla controparte è stata ritenuta del tutto irrisoria.
Al danno, sottolineano, si aggiungerebbe la beffa: perché l’estinzione del reato fa decadere infatti anche la sospensione delle sanzioni pecuniarie per il mancato versamento delle imposte. Sospensione che il comitato ha ottenuto dall’Agenzia delle entrate grazie anche all’intervento dell’allora sindaco Stefano Benedetti che istituì un tavolo col prefetto di Livorno per aiutare le famiglie truffate.
Sedici quelle che si sono costituite parte civile, 13 delle quali tutelate dall’avvocato Marco Musotto del Foro di Livorno. I due imputati sono seguiti dall’avvocato Roberto Nuti, con studio a Milano e a Cecina.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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