Toscana
Stretta al bar dell’ospedale licenziate due dipendenti
di Manolo Morandini
Serenissima Ristorazione contesta loro dei presunti ammanchi di cassa Tra il personale sanitario scatta la solidarietà e l’ipotesi del “boicottaggio”
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CECINA. “Presunta mancata emissione di scontrini fiscali”. Sarebbe questa la formula utilizzata nelle lettere di contestazione dalla Serenissima Ristorazione, società leader in Italia nel settore della ristorazione commerciale e collettiva, che ha in gestione il punto ristoro nell’ospedale di Cecina a carico di tre dipendenti. Convocate a circa un mese di distanza dagli episodi incriminati per due donne è scattato il licenziamento. Un pugno duro che fa storcere la bocca a molti. Tra chi vive la struttura sanitaria c’è chi è pronto a mettere la mano sul fuoco per quelle due signore, dopo anni di frequentazione quotidiana e chiacchere da bar. E sta prendendo corpo l’ipotesi di boicottare quello spazio.
La voce gira da giorni nei corridoi dell’ospedale. Il personale sanitario, tra una pausa caffè e un pasto frugale, uscito dal punto ristoro finisce per cadere sull’argomento. «Che fine hanno fatto quelle bariste?». La domanda è troncata sui nomi per tutelare le due protagoniste. Entrambe licenziate, per ammanchi di cassa al di sotto dei dieci euro. Il tutto sulla base di quanto avrebbero accertato le “indagini” di una società privata ingaggiata dalla Serenissima Ristorazione.
«Sulla base delle verifiche fatte da parte di una società specializzata in investigazioni sono stati fatti dei rilievi e attivate le procedure disciplinari che hanno portato ai licenziamenti». Non aggiunge altro il direttore delle risorse umane di Serenissima Ristorazione Claudio Cavaletto ricostruisce la vicenda. Quello di Cecina non è un caso isolato. Con la stessa modalità a Pisa è stato verificato il servizio offerto ai clienti di tre bar dell’Università e di due del Cnr. Tredici le lavoratrici che sono andate incontro a provvedimenti disciplinari, di cui quattro licenziate.
C’erano state già proteste a Cecina, da quando il 21 ottobre dello scorso anno il bar aveva riaperto i battenti sotto la nuova insegna della società che ha sede legale a Vicenza, risultata vincitrice dell’appalto con cui l’allora Asl 6 di Livorno ha affidato in concessione anche i bar nei presidi ospedalieri di Piombino e Portoferraio. I dipendenti dell’Azienda sanitaria per il ritocco all’insù del listino prezzi avevano raccolto oltre 400 firme. Ma niente è cambiato se non per il reparto dei salati. Dal caffè al cappuccino costano come in un bar nel centro cittadino. Eppure, il luogo dovrebbe svolgere ben altro tipo di servizio. Criticato anche il cambio d’orario e la chiusura nei giorni festivi, che priva i degenti e chi lavora in ospedale del servizio.
Delle dieci dipendenti in servizio al bar di Cecina cinque sono state assunte rilevando i contratti dal precedente gestore, in forza dell’accordo previsto nel bando di gara. Poi è arrivato il fulmine dei licenziamenti e la sostituzione delle due storiche bariste con due lavoratrici ingaggiate tramite un’agenzia interinale. Una vicenda tutt’altro che conclusa. Le due ex bariste, infatti, hanno deciso di impugnare il licenziamento.
La voce gira da giorni nei corridoi dell’ospedale. Il personale sanitario, tra una pausa caffè e un pasto frugale, uscito dal punto ristoro finisce per cadere sull’argomento. «Che fine hanno fatto quelle bariste?». La domanda è troncata sui nomi per tutelare le due protagoniste. Entrambe licenziate, per ammanchi di cassa al di sotto dei dieci euro. Il tutto sulla base di quanto avrebbero accertato le “indagini” di una società privata ingaggiata dalla Serenissima Ristorazione.
«Sulla base delle verifiche fatte da parte di una società specializzata in investigazioni sono stati fatti dei rilievi e attivate le procedure disciplinari che hanno portato ai licenziamenti». Non aggiunge altro il direttore delle risorse umane di Serenissima Ristorazione Claudio Cavaletto ricostruisce la vicenda. Quello di Cecina non è un caso isolato. Con la stessa modalità a Pisa è stato verificato il servizio offerto ai clienti di tre bar dell’Università e di due del Cnr. Tredici le lavoratrici che sono andate incontro a provvedimenti disciplinari, di cui quattro licenziate.
C’erano state già proteste a Cecina, da quando il 21 ottobre dello scorso anno il bar aveva riaperto i battenti sotto la nuova insegna della società che ha sede legale a Vicenza, risultata vincitrice dell’appalto con cui l’allora Asl 6 di Livorno ha affidato in concessione anche i bar nei presidi ospedalieri di Piombino e Portoferraio. I dipendenti dell’Azienda sanitaria per il ritocco all’insù del listino prezzi avevano raccolto oltre 400 firme. Ma niente è cambiato se non per il reparto dei salati. Dal caffè al cappuccino costano come in un bar nel centro cittadino. Eppure, il luogo dovrebbe svolgere ben altro tipo di servizio. Criticato anche il cambio d’orario e la chiusura nei giorni festivi, che priva i degenti e chi lavora in ospedale del servizio.
Delle dieci dipendenti in servizio al bar di Cecina cinque sono state assunte rilevando i contratti dal precedente gestore, in forza dell’accordo previsto nel bando di gara. Poi è arrivato il fulmine dei licenziamenti e la sostituzione delle due storiche bariste con due lavoratrici ingaggiate tramite un’agenzia interinale. Una vicenda tutt’altro che conclusa. Le due ex bariste, infatti, hanno deciso di impugnare il licenziamento.
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