La protesta
In una mostra la vita di don Milani a Castiglioncello
Per i 50 anni dalla morte sarà organizzata dalla Pro Loco Fondamentale l’aiuto della famiglia del priore
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CASTIGLIONCELLO . Una mostra di fotografie, documenti storici e non solo, quella che la Pro Loco di Castiglioncello sta organizzando assieme alla dottoressa Edina Regoli e allo storico dell’arte Cesare Badini (già autore di un catalogo delle opere pittoriche di Don Milani) per ricordare il 50esimo anniversario della morte di don Lorenzo Milani. Un tuffo nella Castiglioncello a cavallo tra gli anni ’20 e ’30 del secolo scorso che non poteva realizzarsi senza l’aiuto della famiglia del priore di Barbiana e, in particolare, di Sara Castelli, nipote di Laura Milani Comparetti, la cugina favorita di don Lorenzo.
La rassegna sarà inaugurata il 24 giugno nei locali sede della Pro Loco, alla stazione ferroviaria di Castiglioncello, proprio a due passi dalla passeggiata che il Comune di Rosignano ha voluto dedicare a don Milani. Eppure, il priore di Barbiana, piccolo borgo sperduto sui monti della diocesi fiorentina dove don Milani dette vita ad un’esperienza educativa rivoluzionaria per quei tempi rivolta ai giovani svantaggiati di quella comunità, definì il periodo della sua giovinezza spensierata ed agiata, il periodo “oscuro”. Un periodo che ripudiò quando diventò sacerdote nel 1943, all’età di 20 anni. “Dopo il 1943 - dice Sara Castelli - tornò solo una volta a Castiglioncello e lo fece con i suoi ragazzi di Barbiana”.
Una scelta ortodossa, quella di don Lorenzo Milani, totalizzante, tanto che, una volta sacerdote, ruppe ogni rapporto con la famiglia «aveva solo rapporti epistolari con la madre ed il padre- dice Laura Milani Comparetti - solo mia con nonna Laura, che dopo la guerra diventò infermiera all’ospedale di Rosignano Solvay rifiutando anche lei in qualche in modo la vita agiata, riuscì a mantenere buoni rapporti». Una scelta, quella del sacerdozio, che prese di sorpresa la famiglia. Il padre, Albano Milani era figlio di Luigi Adriano Milani archeologo (a lui si devono i ritrovamenti oggi esposti al museo di Castiglioncello) mentre la madre, Alice Weiss proveniva da una famiglia di ebrei boemi. Entrambi i genitori erano agnostici ed anticlericali. I figli vissero in un clima sereno e stimolante da un punto di vista intellettuale. Ogni estate la famiglia, assieme a cugini e parenti, veniva a trascorrere le vacanze a villa Ginepro (nella zona del promontorio di Castiglioncello). Poi il trasferimento a Milano dove Lorenzo conseguì a maturità classica. Nel 1943 decise di entrare in seminario. Da qui inizia la sua seconda vita. Una figura scomoda per la Chiesa Romana; don Lorenzo Milani si è sempre schierato dalla parte degli ultimi, ed era abituato a parlare in modo schietto e talvolta ruvido. Il 20 giugno Papa Bergoglio andrà a Barbiana per pregare sulla tomba di questo uomo «innamorato della Chiesa anche se ferito», ha detto recentemente lo stesso Pontefice. «È il primo Papa - ha commentato Sara Castelli - che ha capito e accettato le idee di don Lorenzo». Un uomo che si è battuto, nella scuola da lui stesso fondata a Barbiana, affinché ricchi e poveri avessero lo stesso tipo di educazione. Una educazione critica, che doveva aprire le menti, formare le coscienze. Eppure, se Lorenzo non avesse avuto questa ottima educazione, i privilegi di nascere in un famiglia benestante, una vita che lui ha rifiutato, non avrebbe avuto la possibilità di insegnare ai suoi ragazzi.
L’iniziativa del 24 giugno sarà l’occasione per tuffarsi in una Castiglioncello dall’atmosfera rarefatta. «Abbiamo chiamato a collaborare tutta Castiglioncello - dice Sara Castelli - in modo da reperire materiale per contestualizzare gli anni in cui don Lorenzo ha vissuto a Castiglioncello».
Alessandra Bernardeschi
La rassegna sarà inaugurata il 24 giugno nei locali sede della Pro Loco, alla stazione ferroviaria di Castiglioncello, proprio a due passi dalla passeggiata che il Comune di Rosignano ha voluto dedicare a don Milani. Eppure, il priore di Barbiana, piccolo borgo sperduto sui monti della diocesi fiorentina dove don Milani dette vita ad un’esperienza educativa rivoluzionaria per quei tempi rivolta ai giovani svantaggiati di quella comunità, definì il periodo della sua giovinezza spensierata ed agiata, il periodo “oscuro”. Un periodo che ripudiò quando diventò sacerdote nel 1943, all’età di 20 anni. “Dopo il 1943 - dice Sara Castelli - tornò solo una volta a Castiglioncello e lo fece con i suoi ragazzi di Barbiana”.
Una scelta ortodossa, quella di don Lorenzo Milani, totalizzante, tanto che, una volta sacerdote, ruppe ogni rapporto con la famiglia «aveva solo rapporti epistolari con la madre ed il padre- dice Laura Milani Comparetti - solo mia con nonna Laura, che dopo la guerra diventò infermiera all’ospedale di Rosignano Solvay rifiutando anche lei in qualche in modo la vita agiata, riuscì a mantenere buoni rapporti». Una scelta, quella del sacerdozio, che prese di sorpresa la famiglia. Il padre, Albano Milani era figlio di Luigi Adriano Milani archeologo (a lui si devono i ritrovamenti oggi esposti al museo di Castiglioncello) mentre la madre, Alice Weiss proveniva da una famiglia di ebrei boemi. Entrambi i genitori erano agnostici ed anticlericali. I figli vissero in un clima sereno e stimolante da un punto di vista intellettuale. Ogni estate la famiglia, assieme a cugini e parenti, veniva a trascorrere le vacanze a villa Ginepro (nella zona del promontorio di Castiglioncello). Poi il trasferimento a Milano dove Lorenzo conseguì a maturità classica. Nel 1943 decise di entrare in seminario. Da qui inizia la sua seconda vita. Una figura scomoda per la Chiesa Romana; don Lorenzo Milani si è sempre schierato dalla parte degli ultimi, ed era abituato a parlare in modo schietto e talvolta ruvido. Il 20 giugno Papa Bergoglio andrà a Barbiana per pregare sulla tomba di questo uomo «innamorato della Chiesa anche se ferito», ha detto recentemente lo stesso Pontefice. «È il primo Papa - ha commentato Sara Castelli - che ha capito e accettato le idee di don Lorenzo». Un uomo che si è battuto, nella scuola da lui stesso fondata a Barbiana, affinché ricchi e poveri avessero lo stesso tipo di educazione. Una educazione critica, che doveva aprire le menti, formare le coscienze. Eppure, se Lorenzo non avesse avuto questa ottima educazione, i privilegi di nascere in un famiglia benestante, una vita che lui ha rifiutato, non avrebbe avuto la possibilità di insegnare ai suoi ragazzi.
L’iniziativa del 24 giugno sarà l’occasione per tuffarsi in una Castiglioncello dall’atmosfera rarefatta. «Abbiamo chiamato a collaborare tutta Castiglioncello - dice Sara Castelli - in modo da reperire materiale per contestualizzare gli anni in cui don Lorenzo ha vissuto a Castiglioncello».
Alessandra Bernardeschi
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