La protesta
Caso ex Faro, un nuovo scontro
San Vincenzo, la lista As chiede al Comune di non ricorrere al Consiglio di Stato
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SAN VINCENZO. Il pronunciamento del Tar della Toscana che ha annullato la concessione edilizia perla ristrutturazione dell’ex pizzeria Il Faro riaccende lo scontro politico.
«Una sentenza che demolisce il permesso di costruire una palazzina con cambio di destinazione d’uso al posto dell’ex pizzeria il Faro – afferma la lista d’opposizione Assemblea sanvincenzina (As) –. La sentenza, schiacciante, annulla la concessione rilasciata dal Comune per il recupero del volume del ristorante Il Faro in via Pianosa perché, come da noi sostenuto più volte, evidentemente in contrasto con quanto disposto dal Piano strutturale. Sindaco e Assessore, che tanto bene conoscono la cosa pubblica, hanno approvato il Piano strutturale ma riescono a violarne le norme dandone, di volta in volta, interpretazioni politiche di comodo che espongono l’ente a contenziosi costosi e vanificano ogni residua percezione di parità di trattamento nella cittadinanza».
Dito puntato sui costi per i cittadini, a causa delle spese legali da sostenere, e perché «questa amministrazione ha ormai annientato la logica e l’utilità della pianificazione urbanistica: fissare norme chiare a beneficio della conservazione e fruizione collettiva del territorio. A difesa di quest’ennesimo sfregio alla pianificazione territoriale, sindaco e assessore si sono spesi fino al ridicolo elaborando l’imbarazzante teoria dei buchi secondo cui nel vietare la sopraelevazione degli edifici compresi tra il mare e l’asse urbano di via della Principessa, corso Italia, corso Vittorio Emanuele e viale Serristori, il Piano strutturale in realtà prevedeva che ci fossero alcuni buchi di cui uno, caso strano, in corrispondenza di via Pianosa». E proseguono: «Quello che dopo la sentenza del Tar è ancora più chiaro, è che nessuna traccia di interesse pubblico si riscontra nell’intervento edilizio autorizzato anzi, si rileva un gravissimo smacco al concetto di parità del trattamento di ogni cittadino e in campo urbanistico, in questo Comune, non ce n’è proprio bisogno di dimostrazioni in tal senso. Ora l’amministrazione anziché giocare con i soldi dei cittadini per autorizzare uno strappo alle regole da essa stessa disposte, prenda atto dell’annullamento del permesso di costruire, non ricorra in Consiglio di Stato perché, al di là dell’inconsistenza delle argomentazioni di diritto, mancano i presupposti di interesse pubblico per farlo».
«Una sentenza che demolisce il permesso di costruire una palazzina con cambio di destinazione d’uso al posto dell’ex pizzeria il Faro – afferma la lista d’opposizione Assemblea sanvincenzina (As) –. La sentenza, schiacciante, annulla la concessione rilasciata dal Comune per il recupero del volume del ristorante Il Faro in via Pianosa perché, come da noi sostenuto più volte, evidentemente in contrasto con quanto disposto dal Piano strutturale. Sindaco e Assessore, che tanto bene conoscono la cosa pubblica, hanno approvato il Piano strutturale ma riescono a violarne le norme dandone, di volta in volta, interpretazioni politiche di comodo che espongono l’ente a contenziosi costosi e vanificano ogni residua percezione di parità di trattamento nella cittadinanza».
Dito puntato sui costi per i cittadini, a causa delle spese legali da sostenere, e perché «questa amministrazione ha ormai annientato la logica e l’utilità della pianificazione urbanistica: fissare norme chiare a beneficio della conservazione e fruizione collettiva del territorio. A difesa di quest’ennesimo sfregio alla pianificazione territoriale, sindaco e assessore si sono spesi fino al ridicolo elaborando l’imbarazzante teoria dei buchi secondo cui nel vietare la sopraelevazione degli edifici compresi tra il mare e l’asse urbano di via della Principessa, corso Italia, corso Vittorio Emanuele e viale Serristori, il Piano strutturale in realtà prevedeva che ci fossero alcuni buchi di cui uno, caso strano, in corrispondenza di via Pianosa». E proseguono: «Quello che dopo la sentenza del Tar è ancora più chiaro, è che nessuna traccia di interesse pubblico si riscontra nell’intervento edilizio autorizzato anzi, si rileva un gravissimo smacco al concetto di parità del trattamento di ogni cittadino e in campo urbanistico, in questo Comune, non ce n’è proprio bisogno di dimostrazioni in tal senso. Ora l’amministrazione anziché giocare con i soldi dei cittadini per autorizzare uno strappo alle regole da essa stessa disposte, prenda atto dell’annullamento del permesso di costruire, non ricorra in Consiglio di Stato perché, al di là dell’inconsistenza delle argomentazioni di diritto, mancano i presupposti di interesse pubblico per farlo».
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