Il Tirreno

La storia di Ottorino ucciso dai fascisti perché voleva vivere 

di STEFANO BENEDETTI
La storia di Ottorino ucciso dai fascisti perché voleva vivere 

Il racconto dell’ex sindaco di Cecina, Stefano Benedetti:  «Sarebbe bello che Cecina gli dedicasse una strada»

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"Era l'inizio del 1923, Ottorino Benedetti aveva poco più di 20 anni e l'orgoglio e la voglia di libertà che si ha a quell'età. Viveva a Cecina in via Ginori con i genitori Rinaldo e Fortunata Sandri, il viale alberato che porta a Marina di Cecina ancora non c'era. Il padre faceva il barrocciaio e lavorava per la fornace Chiavacci, lì vicino a casa, e Ottorino lo aiutava. Aveva molti fratelli e sorelle. Atos, nato nel 1896, era morto nel 1917 caduto nella grande guerra, ma con lui c'erano Elio, Alberto, Corrado, Piero e Aniceto e le sorelle Elia e Pierina; Ultimo se ne era andato da piccolo per primo.
Da poco c'era stata la marcia su Roma e i tempi erano tempi neri, in tutti i sensi. La libertà iniziava ad essere un ricordo e un’aspirazione da non esternare pubblicamente ed anche a Cecina, dopo i fatti del 1921, e la soppressione del consiglio democraticamente eletto, era così. Episodi tragici e l'arresto del sindaco Ambrogi e di gran parte della Giunta comunale avevano chiuso un periodo di lotte e voglia di uguaglianza e libertà come nel resto d'Italia. Ottorino, come la sua famiglia del resto, era di idee socialiste , ma non si occupava di politica e comunque non era impegnato nelle lotte sociali, aveva solo 22 anni e la voglia di vivere libero. Frequentava il circolo di Marina di Cecina in piazza della Chiesa, che poi sarebbe divenuto centro di quartiere e proprietà comunale: quel circolo era però divenuto il ritrovo degli esponenti del fascismo cecinese, che poco, anzi per niente, tolleravano la presenza di persone che non gli piacevano, tanto più di un umile ragazzo, forse anche un po' ribelle.

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Ottorino però era testardo e quella sera si presentò al circolo, per passare una serata in compagnia, forse c'era una giovane barista che gli piaceva anche solo vedere e salutare. Non fu accolto bene e gli fu ordinato di andarsene e tornarsene a casa a dormire. Questa cosa non gli piacque, ma erano tanti e lui era solo ed obbedì. Tornò a casa, ma il pensiero andava sempre al sopruso subito e come fosse possibile un mondo in cui lui era obbligato a restare a casa la sera. Come si usa dire, il sangue gli andò al cervello e smise di ragionare razionalmente e pensò come pensa un orgoglioso ragazzo di venti anni che ha davanti una vita da vivere e che si sente invincibile. Prese dal cassetto degli attrezzi, una lima triangolo, uno strumento di lavoro, ed uscì di nuovo per tornarsene al circolo e far valere il proprio diritto alla libertà.
Ma non andò così. Fu sbattuto nuovamente fuori, ebbe paura, si rese conto che aveva rischiato troppo. Uscì dal locale, ma fu circondato da un gruppo di fascisti locali, dicono importanti. Provò a forzare il cerchio, tirando fuori la lima e cercando con questa di farsi strada, forse ferì leggermente qualcuno, ma ce la fece a fuggire lungo via Ginori. Era giovane e correva, correva, correva, poi un dolore lancinante ad un polpaccio, un proiettile l'aveva raggiunto, era buio e continuò a correre come poteva, ma le gambe non lo ressero più, cadde in una fossa lungo l'argine della strada, stette in silenzio sperando di non essere visto, ma così non andò, qualcuno lo vide e lo crivellarono di colpi d'arma da fuoco, dicono almeno trenta.
Aveva 22 anni Ottorino Benedetti, l'orgoglio e la voglia di essere libero e conquistare il mondo che si ha a quell'età, ma tutto questo per Ottorino finì quella sera lungo via Ginori a Marina di Cecina.
Mio nonno Alberto, fratello di Ottorino, non fu mai un idealista e nemmeno impegnato socialmente ma i suoi figli non furono mai figli della lupa, né balilla, ne giovani italiane. Ma questa è un'altra storia. Cecina e la sua storia hanno dimenticato Ottorino, furono molti gli episodi di violenza in quegli anni perpetrati dai fascisti anche a Cecina, ma forse il solo Ottorino fu ucciso.
Nei molti anni trascorsi nell'amministrazione della mia città, forse per un eccesso di etica, non ho mai ricordato Ottorino ma oggi posso dire che sarebbe bello se Cecina desse un riconoscimento, come esempio l'intitolazione di una strada, a questo ragazzo, che forse era anche un po' irruento, che forse non aveva grandi ideologie politiche, ma che aveva il grande desiderio di essere libero e per questo ha perso la sua vita".
(*ex sindaco di Cecina)

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