Il Tirreno

Asa-Solvay, si cerca un’intesa sui pozzi 

Asa-Solvay, si cerca un’intesa sui pozzi 

Il ricorso contro la delibera regionale e gli scenari che si aprono

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lCECINA. Federico Cartei, assessore all’Economia e Sviluppo di Cecina, spende parole di cauto ottimismo. «Asa e Solvay stanno lavorando per trovare una soluzione, mi risulta un imminente incontro». Anche il sindaco di Rosignano Alessandro Franchi nutre fiducia perché si arrivi ad uno sblocco della vicenda, ma soprattutto perché si rispetti quanto stabilito dalla delibera 40/2017 che sancisce il principio che l’acqua della Steccaia, nel comune di Montescudaio, deve essere salvaguardata per l’uso potabile.
Il ricorso al Tribunale delle Acque presentato da Solvay, tuttavia, ha irrigidito i rapporti fra la multinazionale ed il territorio. E rischia di allungare i tempi della strategia di intervento pianificata. Sebbene da via Piave - oggi - si lascino trapelare segnali distensivi, di un’azienda che non vuol fare muro contro muro con le istituzioni ma che avrebbe scelto la via legale in continuità con altre azioni intraprese in passato, in particolare con il ricorso contro la delibera regionale del 2014, la 243, nella parte in cui si traccia la relazione dello stato della risorsa idrica sul Cecina. Solvay (che ha visto il ricorso di 3 anni fa rigettato dal Tribunale Superiore) aveva già contestato lo studio sull’approvvionamento. Oggi ribadisce questo: lo studio non rileva le capatazioni di altre industrie (circa 880.000 mc, cioè il 20% dei 4,5 milioni annui di Solvay) e neppure quelle agricole. E sottostimerebbe il fabbisogno nella zona della Steccaia previsto in 3 milioni di mc mentre secondo studi Solvay sarebbe di 7,8 milioni di mc l’anno. In sostanza la multinazionale sostiene che alla Steccaia c’è abbastanza acqua per tutti e la delibera 40/2017 che stoppa le concessioni lungo i gorili comprometterebbe l’attività industriale di Rosignano, sodiera per prima.
Il sindaco di Cecina Samuele Lippi ha già intimato alla Solvay di utilizzare a pieno l’acqua di Aretusa, ossia quella proveniente dai depuratori comunali che l’azienda utilizzerebbe non al pieno vale a dire 2,5 milioni di mc invece di 3,8 l’anno. Perché questo sottoutilizzo? Perché non è tutta predisposta per gli impianti o perché necessita di ulteriori trattamenti?
Resta il fatto che oltre ad Aretusa ed al lago di Santa Luce l’apporto idrico più consistente per lo stabilimento di Rosignano è quello che arriva dai pozzi lungo il fiume Cecina, in particolare quelli più vicini. Ora, se la Regione stabilisce che 2,4 milioni di mc l’anno della Steccaia devono essere liberati per l’uso potabile, è chiaro che Solvay non potrà più fare affidamento a concessioni lungo i gorili. E a questo si oppone l’azienda che vuole garanzie per glieumungimenti e per il futuro.
Quanto ai soldi, i 4,3 milioni già previsti per Puretta, non dovrebbero essere in discussione. Serviranno per una serie di interventi che Asa deve realizzare sul territorio di Cecina e Montescudaio e che consentiranno di liberare, progressivamente, i pozzi contaminati. Oltre a prevedere un nuovo serbatoio al Paratino.
Già da domani potrebbe esserci un nuovo incontro fra Asa-Solvay. Si tratterebbe di individuare una soluzione tecnica che - si dce - se sarà trovata, potrebbe consigliare l’azienda a ritirare il ricorso presentato nei giorni svorsi.(a.r.)
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