Il Tirreno

«Solvay, basta arroganza utilizzi l’acqua di Aretusa» 

«Solvay, basta arroganza utilizzi l’acqua di Aretusa» 

Il sindaco Lippi dopo il ricorso della multinazionale contro la delibera regionale «Farò fare una verifica sui pozzi, la Steccaia deve restare per l’uso potabile»

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CECINA. Il suo, dice, non è stato un silenzio di indifferenza all’indomani della notizia del ricorso presentato dalla società Solvay contro la delibera 40 della Regione che vieta nuove concessioni per uso industriale ai gorili della Steccaia. Semplicemente, una giornata di lavoro che non gli ha consentito un intervento sulla vicenda. Oggi, però, Samuele Lippi, sindaco di Cecina, parla. E attacca duramente la multinazionale belga. «Basta con l’arroganza - dice Lippi -. Solvay rispetti gli accordi presi. Riduca i prelievi dalla falde di acqua buona». E avverte: «L’azienda farebbe meglio ad utilizzare a pieno l’acqua industriale messa a disposizione dal progetto Aretusa». Si dice preoccupato - Lippi - perché il ricorso al Tribunale delle Acque rischia di allungare i tempi di una serie di azioni, a tutela della falda idropotabile della Steccaia. Azioni programmate dall’Ait, l’Autorità Idrica Regionale ed affidate ad Asa, ente gestore. Prima di tutta la liberazione di 2,4 milioni di mc di acqua l’anno dai horili per l’uso potabile. Lippi porta anche dei dati, a sostegno di quanto dice a proposito di Aretusa: «Utilizzano 2,5 milioni di acqua dei depuratori, devono arrivare a 3,8. Lo facciano». E avverte che farà effettuare una ricognizione sui pozzi in uso a Solvay sul territorio di Cecina, fino a minacciare: «Rispettino le intese o saranno chiusi».
«Sulla vicenda intervengono anche i consiglieri 5 Stelle di Rosignano e Cecina Settino, Serretti, Becherini e Farinetti: «Ci siamo sbagliati. Avevamo intravisto uno squarcio nelle politiche di sudditanza industriale che in questo territorio hanno impedito l’approvvigionamento di acqua potabile ai cittadini. Abbiamo creduto che fosse possibile chiudere da subito i pozzi inquinati di Cecina e che la decisione della Regione dello scorso 24 gennaio, che obbligava Solvay a lasciare i pozzi di Steccaia ai cittadini, potesse diventare operativa. Invece no. Solvay ha fatto ricorso, bloccando di fatto il procedimento, finché il Tribunale delle Acque Pubbliche non si sarà pronunciato. E il tempo passa.. A Solvay Group è stato concesso tutto in questi anni: acqua potabile a costo irrisorio, salgemma dal nostro sottosuolo, finanziamenti e contributi milionari, in cambio di un’occupazione sempre più in calo e di un patteggiamento per sversamenti inquinanti abusivi.. Anche la delibera regionale è inequivocabile: Solvay ci deve 4.65 milioni di Euro per opere compensatorie in cambio di ciò che ha ricevuto, e deve fermare gli emungimenti da Steccaia per prendere più acqua dal consorzio Aretusa, un depuratore terziario sottoutilizzato e costato ai cittadini 60 milioni di euro. Stiamo presentando nei Consigli Comunali di Cecina e Rosignano, un atto di indirizzo per capire la posizione degli amministratori locali. Ci aspettiamo che lo stesso entusiasmo manifestato dai Sindaci e dagli Assessori per la Delibera Regionale n° 40, li faccia ora schierare contro il ricorso presentato da Solvay Group». (a.r.)

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