Il Tirreno

«Pochi terapisti per i bimbi disabili» 

L’appello di una mamma, che con un gruppo di genitori vuol creare un comitato

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CECINA. Pochi terapisti e difficoltà crescenti per chi ha figli con disabilità gravi. A lanciare l’allarme è una mamma cecinese, che insieme ad altri genitori sta pensando di costituire un comitato per far valere i diritti dei minori con problemi di salute grave. La signora - di cui non pubblichiamo il nome a garanzia della privacy della figlia, una bambina che frequenta le elementari e che dopo una malattia del sangue ha riportato esiti importanti, per i quali è seguita da terapisti fisici e psichiatrici - descrive con chiarezza e semplicità la Via crucis che devono affrontare le famiglie ogni giorno. E necessariamente i disagi per i minori. Un problema che investe il servizio sanitario, l’Asl e l’ospedale di Cecina.
«I terapisti sono ottimi professionisti, persone molto umane e disponibili - dice la mamma - i neuropsichiatri a capo del servizio pure. Ma i bambini sono tanti e gli operatori troppo pochi». La donna tiene a sottolineare che il suo grido d’allarme è rivolto all’azienda sanitaria. «Io e gli altri genitori che hanno il mio stesso problema - dice - siamo dalla parte degli operatori, che sono bravissimi e accolgono i nostri figli sempre con il sorriso e l’affetto che riserverebbero ai loro figli. E con grande competenza».
Il problema «è che i bambini che hanno bisogno sono tanti - prosegue - e i terapisti molto pochi, e se uno di loro si trasferisce o va in maternità non viene sostituito. Con la conseguenza che i bambini non hanno, e non per colpa degli operatori ripeto, i servizi di cui hanno necessità, oppure fanno le terapie a cicli di sei mesi e poi sono costretti a sospenderle per dare ad altri bambini la possibilità di poterle fare anche loro». Il risultato? «I genitori che possono sopperiscono con terapie private. Ma chi non se lo può permettere?»
La signora racconta che sua figlia è in parte seguita all’Asl di Cecina, dove però è stata presa in carico con ritardo di un anno proprio per le carenze di personale, e in parte alla Stella Maris. L’assegno di invalidità della bambina, circa 500 euro, viene interamente destinata alle cure. E per fortuna che a scuola la situazione va bene, «grazie ad una bravissima insegnante di sostegno. Resta il problema per le famiglie come la nostra di avere accesso alle cure e alle terapie necessarie in tempi utili. Purtroppo i ritardi burocratici e la carenza di personale obbligano molti a rivolgersi a terapie private. E chi non ha i soldi deve farne a meno, con gravi ripercussioni sui bambini ».
Per questo la donna, con un gruppo di altri genitori, sta cercando di dar vita ad un comitato per unire le forze e far sentire meglio la propria voce e soprattutto la voce dei propri figli. «Perché non vogliamo certo arrenderci».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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