Il Tirreno

Rifiuti e incuria sulla spiaggia del “divano” 

di Elisa Pastore
Rifiuti e incuria sulla spiaggia del “divano” 

Il Tirreno prosegue la sua campagna  per ripulire il litorale: ancora tanto da fare

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VADA. Incastrati tra le dune di sabbia, oppure sotto la rena del litorale. Abbandonati tra le tamerici, a cielo aperto. Rifiuti di ogni genere, dai più piccoli ai più ingombranti. Lasciati anche in campagna, lungo le strade o a ridosso dei cassonetti. Tubi di plastica, reti, abbigliamento, elettrodomestici e potature. Vecchie parti di imbarcazioni, perfino un carrello per il loro trasporto dimenticato da tempo lungo la spiaggia della Marina di Vada. Una piccola barca, invece, fa brutta mostra di sé in uno dei parcheggi (lato monte) che da Vada conduce alla Mazzanta. I vecchi proprietari evidentemente non si sono ricordati che esiste da tempo sul territorio un servizio gratuito di raccolta domiciliata per i rifiuti ingombranti. In tanti, in effetti, sembrano non saperlo. O fanno finta di niente. Abbandonano i rifiuti per le strade o sulla costa. Li gettano a terra, non sapendo come sbarazzarsene. Fregandosene dell'ambiente. Passeggiando lungo le spiagge libere di Vada – tra metri e metri di alghe – ci sono tubi di plastica, reti, bottiglie e vetri. Abiti incastonati tra le dune. Sepolti forse da anni. Quelle dune che fanno parte di una riserva biogenetica ma che nascondo di tutto al loro interno. Come spugne negli anni hanno assorbito l'incuria di turisti e residenti. Le tamerici poi da alcuni sono chiamate addirittura le “tamerici della vergogna” a causa dei tanti rifiuti che ad ogni intervento vengono portati via dai cittadini volontari dell'Otp (Operazione territorio pulito). Grandi sacchi neri che ogni volta vengono riempiti con mozziconi di sigarette, bottiglie e pezzi di plastica. Residui spesso trasportati anche dalle mareggiate. Le stesse che con il passare dei mesi, lungo la Bucaccia, hanno riportato alla luce le carcasse di due vecchie imbarcazioni, con un divano incastrato. Una tra le dune di sabbia, l'altra praticamente in battigia. Segnalate da Il Tirreno che ne ha fatto una campagna per rimuoverle, sono state tolte dall'amministrazione e dalla Guardia costiera dopo 13 giorni. La loro presenza ha dato vita però a reazioni di sdegno, prima tra tutte quella dell'assemblea di frazione che è stata convocata martedì scorso proprio per discutere di queste problematiche. E per cercare rapide soluzioni compatibili con il valore turistico della costa. Atte a non danneggiare la sua immagine, soprattutto in vista della prossima stagione estiva, tanto più che si ipotizza un vero e proprio “cimitero” di barche sepolte sotto la sabbia ed in mare. Ma anche corpi morti (blocchi di cemento con catene), pali di ferro e materiale di vario tipo. Resti del vecchio porticciolo abusivo rimosso con un'ordinanza dalla Capitaneria nel 2003. Sepolti, con il passare del tempo, sotto la rena delle dune. Nascosti accanto ad altri più piccoli e visibili. Lungo tutta la costa, quest'ultimi, in località Stagni come a Pietrabianca. Tratti di litorale non soggetti a pulizia continuata e periodica. Dove i rifiuti spesso si accumulano giorno dopo giorno. Fenomeni illeciti troppo diffusi. Reati ambientali che danneggiano la frazione. Segnalati spesso anche da alcuni cittadini che, accanto ai cassonetti della raccolta differenziata, sono stati protagonisti di gesti di inciviltà. Spesso scattando anche foto di denuncia. Di vere e proprie discariche a cielo aperto sotto gli occhi di tutti.

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