Il Tirreno

Pasqua, la tradizione del "regolone"

Il gruppo dei "regoloni" (Foto Falorni/Silvi)
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Il gruppo dei "regoloni" (Foto Falorni/Silvi)

A Montescudaio si rinnova un rituale secolare

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MONTESCUDAIO. Un borgo immerso tra il verde e la quiete delle colline pisane è per definizione custode di tradizioni secolari. E Montescudaio non fa eccezione: qui resiste un'antica tradizione che si rinnova per Pasqua, quella dei "regoloni". Piero Petragli, storico locale, racconta che in parrocchia, al termine della santa messa “in Coena Domini” del Giovedì santo, è abitudine distribuire sul sagrato della chiesa i panini benedetti a tutti i soci della Compagnia della Santissima Annunziata.

Allo stesso tempo «si usa “legare” simbolicamente le campane per farle tacere per tutto il periodo della celebrazione della Passione e morte di Gesù Cristo. "Una volta, molti anni fa, il sagrestano legava davvero le corde delle campane e le scioglieva soltanto al Gloria della messa notturna del Sabato santo. Durante questo tempo di mestizia, al posto del suono delle campane, il sagrestano-campanaro o i chierichetti utilizzavano degli strumenti di legno chiamati da noi “regoloni”, ed in altri paesi “raganelle”. Mi risulta - dice Petragli - che in altri paesi questa tradizione vada scomparendo, mentre posso affermare, con soddisfazione, che qui a Montescudaio ancora oggi stranamente resiste nel tempo con una mezza dozzina di “regoloni” ed un bel gruppo di chierichetti disposti a girare per le strade strillando ai quattro venti lo svolgimento delle sante funzioni pasquali".  

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Il “regolone” è uno strumento costruito con una cassa di legno dentro alla quale gira, azionata da una manovella, una ruota dentata sulla quale battono delle stecche flessibili di legno che provocano un suono secco e assordante tanto da richiamare l’attenzione della gente. "Era importante suonarlo, ma altrettanto utile era lo strillone, il quale doveva essere dotato di una buona voce per scandire con una cantilena vigorosa l’approssimarsi dell’ora di una certa funzione religiosa. In questo modo i “regoloni” sostituiscono le campane per il brevissimo periodo che precede la Pasqua, poi per un altro anno ritornano nelle soffitte in attesa del servizio dell’anno successivo e questo fin quando i nostri ragazzi desiderano portare ancora avanti una delle nostre piccole e curiose (e perché no? divertenti) tradizioni paesane".

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