Il Tirreno

Che acqua beviamo? Nuove analisi 

di Andrea Rocchi
Che acqua beviamo? Nuove analisi 

Il comitato per la Salute Pubblica: «Raccolta di fondi per monitorare le fontanelle Asa»

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CECINA. Il cromo esavalente. Ma anche la trielina. E l’avanzata del cuneo salino. Che acqua beviamo? Se è vero che i pozzi contaminati sono stati chiusi, che Asa, Arpat ed Asl controllano, c’è comunque grande preoccupazione per la qualità dell’acqua potabile. Anche perché le bonifiche, come si dice, sono in alto mare. E l’inquinamento non è debellato.
Da qui l’iniziativa promossa dal comitato Salute Pubblica della Val di Cecina che il primo aprile scorso ha organizzato un’assemblea dal titolo che ricorda un vecchio ma efficace slogan della sanità pubblica “Prevenire è meglio che curare”. A margine dell’incontro l’impegno a raccogliere fondi, attraverso forme di autogestione, per fare analisi chimicobatteriologiche dell’acqua dele fontanelle pubbliche sul territorio.
Il tema dell’acqua, del resto, ha occupato buona parte dell’assemblea popolare che si è tenuta a Cecina. Partendo dai dati sulla mortalità per “malattie potenzialmente correlate con l’inquinamento che - spiega in una nota il comitato - potrebbero essere ricondotte alla cattiva qualità dell’acqua e dell’aria”. Con Maurizio Marchi, referente per la Bvc di Medicina Democratica, si è discusso della recente delibera regionale e del progetto di Asa. «Il progetto Asa - sottolinea il comitato - si avvarrà di un finanziamento Solvay, denaro che la multinazionale deve da anni alla Val di Cecina e che non è certamente sufficiente a compensare i danni causati in questo territorio per lo sfruttamento forsennato di acqua e sale che tra l’altro alla multinazionale costa veramente poco, soprattutto se lo paragoniamo a quanto paghiamo noi per avere un’acqua di pessima qualità. E’ per questo che non ha nessun interesse a costruire un dissalatore di acqua di mare potendo godere delle materie prime a volontà e basso prezzo».
Per il comitato “più che andare ad aprire nuovi pozzi si tratta di chiudere i pozzi che Solvay ha in concessione lungo il fiume Cecina, procedere celermente (superando i tempi burocratici) alla bonifica dei pozzi inquinati e portare Solvay a costruire un dissalatore.”
Nel corso dell’assemblea si è affrontato il tema più prettamente legato alla qualità della salute sul territorio della Bassa Val di Cecina. Tra i relatori c’era il dottor Claudio Marabotti che nel corso del 2016 ha condotto, insieme ad altri studiosi legati al Cnr di Pisa, lo studio che ha accertato l’eccesso di mortalità nella zona. Sulla scia di questo studio associazioni, tra cui lo stesso comitato, hanno iniziato una battagliaaffinché le amministrazioni coinvolte arrivassero a deliberare un approfondimento per trovare la correlazione tra morti/malattie e loro cause.
«Il dottor Marabotti - afferma il comitato Salute Pubblica - ci ha spiegato che le amministrazioni di Rosignano e di Cecina il 29 gennaio hanno convocato il gruppo di scienziati da lui coordinato e una serie di enti (Ispo, Asl, Arpat, Cnr), ma ad oggi è ancora tutto fermo e da quando verrà affidata la borsa di studio passerà un ulteriore anno. Un po’ come per la bonifica dei pozzi inquinati da trielina: pare che la burocrazia la faccia da padrona sulla nostra salute».

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