Il dolore
DUE OSPEDALI E IL PROGETTO CHE NON C’È
In un intervento del maggio 2016 Forza Italia lamentava che una politica sanitaria basata solo sulla densità abitativa, senza tener conto di altri fattori altrettanto importanti (ad esempio la...
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In un intervento del maggio 2016 Forza Italia lamentava che una politica sanitaria basata solo sulla densità abitativa, senza tener conto di altri fattori altrettanto importanti (ad esempio la distanza dai centri erogatori di servizi sanitari fondamentali), sancisce definitivamente la distinzione tra cittadini toscani di serie A e B, e che la costituzione di una rete ospedaliera tra Cecina e Piombino rimaneva un progetto ancora indefinito, un contenitore privo del contenuto, nonostante gli entusiastici messaggi provenienti dai politici e dagli amministratori locali del Partito democratico.
Trascorso, invano, quasi un anno, il nostro movimento è costretto alle stesse considerazioni: l’unico modo in cui lo sviluppo di una rete tra i due presidi può delineare un salto di qualità della nostra sanità è rappresentato da un modello di condivisione dei servizi presenti solo in uno dei due ospedali (anche attraverso l’utilizzo di strumenti come l’equipe sanitarie itineranti) ed al contempo il mantenimento delle unità operative complesse in entrambi i presidi della Chirurgia, Anestesia e Rianimazione, Medicina, Emergenza-Urgenza, assolutamente fondamentali e strategiche per il territorio e per dare sicurezza ad un ospedale e, tra l’altro, a certificare la loro rilevanza, previste dal rigoroso decreto Balduzzi.
Invece il quadro è preoccupante; a Cecina mancano i primari di Chirurgia e di Anestesia e Rianimazione. Sono assenti inoltre essenziali servizi ambulatoriali come l’Urologia e la Reumatologia, presenti invece a Piombino dove, in compenso, manca il primario del Pronto soccorso e langue la Maternità. Poi c’è pure chi parla di carenza di medici specialisti e di personale infermieristico, ed è vero, ma anche ad un profano è evidente che se prima non si creano le strutture il personale non può essere allocato; se chiude la Fiat non è possibile fare la battaglia per gli operai.
I problemi non sembrerebbero di difficile soluzione se lo scopo del mantenimento e potenziamento degli ospedali provinciali fosse chiaro e voluto da Regione e direzione aziendale; basterebbe investire le risorse necessarie per consentire la copertura delle figure apicali mancanti e l’organizzazione di professionisti itineranti in modo da assicurare in entrambe i presidi gli stessi servizi. Una rete ospedaliera in senso diminutivo diventa addirittura fallimentare nel caso di considerevoli distanze tra i singoli nosocomi, come nel caso di Cecina e Piombino e che ciò comporterebbe due conseguenze gravissime: la rinuncia alle cure per difficoltà legate a problematiche economiche e, non secondarie, di mobilità (si pensi, ad esempio, ai grandi anziani, agli invalidi ed ai pazienti cronici); la seconda conseguenza, onerosissima per le casse dell’Azienda, sarebbe rappresentata dalle fughe verso altri ospedali, per cui molti pazienti, dovendo comunque muoversi, sceglierebbero altre strutture dove curarsi, tenendo anche presente l’offerta qualitativa di grandi ospedali vicini come Pisa e Grosseto.
Paolo Barabino
(Capogruppo Forza Italia)
Trascorso, invano, quasi un anno, il nostro movimento è costretto alle stesse considerazioni: l’unico modo in cui lo sviluppo di una rete tra i due presidi può delineare un salto di qualità della nostra sanità è rappresentato da un modello di condivisione dei servizi presenti solo in uno dei due ospedali (anche attraverso l’utilizzo di strumenti come l’equipe sanitarie itineranti) ed al contempo il mantenimento delle unità operative complesse in entrambi i presidi della Chirurgia, Anestesia e Rianimazione, Medicina, Emergenza-Urgenza, assolutamente fondamentali e strategiche per il territorio e per dare sicurezza ad un ospedale e, tra l’altro, a certificare la loro rilevanza, previste dal rigoroso decreto Balduzzi.
Invece il quadro è preoccupante; a Cecina mancano i primari di Chirurgia e di Anestesia e Rianimazione. Sono assenti inoltre essenziali servizi ambulatoriali come l’Urologia e la Reumatologia, presenti invece a Piombino dove, in compenso, manca il primario del Pronto soccorso e langue la Maternità. Poi c’è pure chi parla di carenza di medici specialisti e di personale infermieristico, ed è vero, ma anche ad un profano è evidente che se prima non si creano le strutture il personale non può essere allocato; se chiude la Fiat non è possibile fare la battaglia per gli operai.
I problemi non sembrerebbero di difficile soluzione se lo scopo del mantenimento e potenziamento degli ospedali provinciali fosse chiaro e voluto da Regione e direzione aziendale; basterebbe investire le risorse necessarie per consentire la copertura delle figure apicali mancanti e l’organizzazione di professionisti itineranti in modo da assicurare in entrambe i presidi gli stessi servizi. Una rete ospedaliera in senso diminutivo diventa addirittura fallimentare nel caso di considerevoli distanze tra i singoli nosocomi, come nel caso di Cecina e Piombino e che ciò comporterebbe due conseguenze gravissime: la rinuncia alle cure per difficoltà legate a problematiche economiche e, non secondarie, di mobilità (si pensi, ad esempio, ai grandi anziani, agli invalidi ed ai pazienti cronici); la seconda conseguenza, onerosissima per le casse dell’Azienda, sarebbe rappresentata dalle fughe verso altri ospedali, per cui molti pazienti, dovendo comunque muoversi, sceglierebbero altre strutture dove curarsi, tenendo anche presente l’offerta qualitativa di grandi ospedali vicini come Pisa e Grosseto.
Paolo Barabino
(Capogruppo Forza Italia)
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