Sicurezza
la sentenza
Licenziamento ingiusto Agorà Toscana la reintegra
BIBBONA. Il suo posto è ai fornelli di Casa Fattori. A stabilirlo è la giudice del lavoro del Tribunale di Livorno Raffaella Calò in favore di Laura Fabbri, licenziata lo scorso 18 agosto dalla...
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BIBBONA. Il suo posto è ai fornelli di Casa Fattori. A stabilirlo è la giudice del lavoro del Tribunale di Livorno Raffaella Calò in favore di Laura Fabbri, licenziata lo scorso 18 agosto dalla cooperativa L’Agorà Toscana Onlus che ha in appalto i servizi all’interno della residenza sanitaria assistita di Bibbona. È del 7 aprile la sentenza che accoglie il ricorso della lavoratrice, assistita dal suo avvocato Ugo Boirivant e dall’Unione sindacale di base. Il dispositivo non lascia spazio al dubbio: l’immediato reintegro nel posto di lavoro, il reintegro nello status di socia della cooperativa, una indennità risarcitoria per gli stipendi persi comprensivi dei contributi previdenziali e maggiorati degli interessi e le spese legali a carico dell’azienda.
«Una vittoria su tutta la linea per la lavoratrice che aveva deciso di non arrendersi a questo inaccettabile sopruso che aveva subito, e una vittoria anche per il nostro sindacato che immediatamente si mise a disposizione della lavoratrice organizzando anche uno sciopero in suo sostegno e spiegando all’opinione pubblica che quello comminatole era un licenziamento palesemente ingiusto e strumentale», afferma per il responsabile dell’Usb Giovanni Ceraolo. Un caso portato in piazza lo scorso 5 dicembre insieme alle altre rivendicazioni dalle dipendenti della cooperativa che ha in gestione i servizi della Residenza sanitaria assistita, con tanto di bandiere Usb e presidio. Nella sentenza, tra i vari passaggi, si legge che “i fatti addebitati alla lavoratrice non possono dirsi provati e, anche laddove fossero stati provati, sono espressamente sanzionati dal contratto collettivo con una sanzione conservativa e pertanto non integrano una giusta causa di licenziamento”. Insomma, non ricorrono gli estremi per il licenziamento per giusta causa.
Manolo Morandini
«Una vittoria su tutta la linea per la lavoratrice che aveva deciso di non arrendersi a questo inaccettabile sopruso che aveva subito, e una vittoria anche per il nostro sindacato che immediatamente si mise a disposizione della lavoratrice organizzando anche uno sciopero in suo sostegno e spiegando all’opinione pubblica che quello comminatole era un licenziamento palesemente ingiusto e strumentale», afferma per il responsabile dell’Usb Giovanni Ceraolo. Un caso portato in piazza lo scorso 5 dicembre insieme alle altre rivendicazioni dalle dipendenti della cooperativa che ha in gestione i servizi della Residenza sanitaria assistita, con tanto di bandiere Usb e presidio. Nella sentenza, tra i vari passaggi, si legge che “i fatti addebitati alla lavoratrice non possono dirsi provati e, anche laddove fossero stati provati, sono espressamente sanzionati dal contratto collettivo con una sanzione conservativa e pertanto non integrano una giusta causa di licenziamento”. Insomma, non ricorrono gli estremi per il licenziamento per giusta causa.
Manolo Morandini
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