Sicurezza
Alcol, sporcizia e bivacchi Il monito di don Marco
Bande di ragazzini minorenni: «Segni di bravate anche in piazza del Duomo» Sos a famiglie, scuola e istituzioni. «Sconcerta la riduzione di capacità di giudizio»
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CECINA. L’ultimo episodio, almeno di quelli conosciuti, è del primo aprile. Due ragazzine si azzuffano, prendendosi a calci, per un fidanzatino conteso. Sono quattordicenni. Succede in via XXIV Maggio, centro. Il caso lo denuncia il dirigente di Fratelli d’Italia Massimiliano Rugo. Che accusa: «Minorenni lasciati a bighellonare per interi pomeriggi anche fino a tarda notte da genitori che in tutta evidenza sono degli irresponsabili». Non è, la sua, l’unica denuncia. Da più parti si segnalano gruppi di ragazzini, tra i 13 ed i 17 anni perlopiù, padroni la notte di intere zone del centro (non solo corso Matteotti, ma anche via Marrucci, via Cellini, etc...) che lasciano sulla strada cumuli di mozziconi di sigarette, bottiglie di birra e vino vuote, sporcizia. E schiamazzi, che disturbano il sonno dei residenti.
Del caso si occupa anche monsignor Marco Fabbri, sacerdote del Duomo. Preoccupato per quanto succede. La sua riflessione è pubblica sul notiziario della parrocchia. Lo contattiamo. «Anche la piazza del Duomo, con una notevole accelerazione negli ultimi mesi, al mattino della domenica presenta i segni delle bravate notturne di quelli che sono in maggioranza minorenni: bottiglie di vino da 2 litri abbandonate vuote qua e là, bicchieri, cartacce.L’espressione “disagio giovanile” è così inflazionata da essere venuta a noia. Lasciamo da parte i discorsi “bigotti” sui giovani: tutti siamo stati giovani ed abbiamo avuto bisogno di essere richiamati, più o meno decisamente, quando siamo usciti fuori dai binari».
Per il sacerdote “quello che si sperimenta assistendo a questi episodi, che grazie a Dio a Cecina non hanno (ancora) assunto le proporzioni fino alla tragicità che hanno assunto in altre città, è la sensazione di un vuoto. Vuoto da parte delle famiglie, vuoto da parte della scuola e delle istituzioni, forse vuoto anche da parte della Chiesa. Dunque il disagio esiste, ma è più propriamente un disagio educativo. Senza facili scaricabarile - continua don Marco - ciascuno deve farsi delle serie domande su ciò che trasmette, sui modelli che propone, su quanto siamo capaci di aiutare i giovani a pensare con la propria testa, a scegliere, a decidere: perché se una cosa in questi episodi emerge è la paurosa riduzione della capacità di giudizio. E' la crisi della ragione, molto prima che della fede. Vale la legge del branco, perché mancano modelli capaci di proporsi come alternative. Quindi il problema è soprattutto educativo. Ma non solo».
Il parroco fa riferimento ad esperienze personali di contatti con minorenni pizzicati dalle forze dell’ordine per comportamenti violenti. «Mi sono sembrati sinceramente critici - spiega il sacerdote - verso quel che avevano fatto. Forse quell’esperienza è servita. Per diventare uomini occorre che troviamo qualcuno che ci aiuti: ma si è aiutati anche quando ci viene fatto notare, anche con fermezza, che un atteggiamento è bene che non si ripeta».(a.r.)
Del caso si occupa anche monsignor Marco Fabbri, sacerdote del Duomo. Preoccupato per quanto succede. La sua riflessione è pubblica sul notiziario della parrocchia. Lo contattiamo. «Anche la piazza del Duomo, con una notevole accelerazione negli ultimi mesi, al mattino della domenica presenta i segni delle bravate notturne di quelli che sono in maggioranza minorenni: bottiglie di vino da 2 litri abbandonate vuote qua e là, bicchieri, cartacce.L’espressione “disagio giovanile” è così inflazionata da essere venuta a noia. Lasciamo da parte i discorsi “bigotti” sui giovani: tutti siamo stati giovani ed abbiamo avuto bisogno di essere richiamati, più o meno decisamente, quando siamo usciti fuori dai binari».
Per il sacerdote “quello che si sperimenta assistendo a questi episodi, che grazie a Dio a Cecina non hanno (ancora) assunto le proporzioni fino alla tragicità che hanno assunto in altre città, è la sensazione di un vuoto. Vuoto da parte delle famiglie, vuoto da parte della scuola e delle istituzioni, forse vuoto anche da parte della Chiesa. Dunque il disagio esiste, ma è più propriamente un disagio educativo. Senza facili scaricabarile - continua don Marco - ciascuno deve farsi delle serie domande su ciò che trasmette, sui modelli che propone, su quanto siamo capaci di aiutare i giovani a pensare con la propria testa, a scegliere, a decidere: perché se una cosa in questi episodi emerge è la paurosa riduzione della capacità di giudizio. E' la crisi della ragione, molto prima che della fede. Vale la legge del branco, perché mancano modelli capaci di proporsi come alternative. Quindi il problema è soprattutto educativo. Ma non solo».
Il parroco fa riferimento ad esperienze personali di contatti con minorenni pizzicati dalle forze dell’ordine per comportamenti violenti. «Mi sono sembrati sinceramente critici - spiega il sacerdote - verso quel che avevano fatto. Forse quell’esperienza è servita. Per diventare uomini occorre che troviamo qualcuno che ci aiuti: ma si è aiutati anche quando ci viene fatto notare, anche con fermezza, che un atteggiamento è bene che non si ripeta».(a.r.)
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